Giovanni Francesco Gemelli Careri: il primo turista della storia

Nato in provincia di Reggio Calabria nel Seicento, compì il giro del mondo per puro "diletto". Un'impresa unica compiuta da un reggino che anticipò il turismo moderno

Giovanni_Francesco_Gemelli_Careri

Prima che la parola turismo entrasse nei dizionari, dei voli low cost e delle guide turistiche, un uomo decise di lasciare tutto e partire. Non per cercare fortuna o ricchezze, né per necessità o missione. Soltanto per curiosità: voleva semplicemente vedere il mondo. Quel viaggiatore si chiamava Giovanni Francesco Gemelli Careri, veniva dalla Calabria e oggi è considerato il primo turista della storia, un viaggiatore ante litteram.

Dalla Calabria al Regno di Napoli

Gemelli Careri nacque il 17 ottobre 1648 a Radicena, centro del Ducato di Terranova, oggi parte del Comune di Taurianova, nell’area metropolitana reggina. 
Come molti giovani meridionali dotati di talento, si spostò a Napoli, capitale del Regno, per completare gli studi. Qui frequentò ambienti colti, si formò presso i gesuiti e conseguì la laurea in diritto civile e canonico.

La sua carriera iniziò all’interno della giudicatura del Regno di Napoli, ma il sistema burocratico dell’epoca, segnato da clientelismi e rivalità, non gli consentì una vera ascesa. Le aspettative disattese e alcune difficoltà personali lo portarono, a metà degli anni Ottanta del Seicento, a un primo distacco dalla vita istituzionale.

L’Europa e il battesimo dell’avventura

Prima del giro del mondo, Gemelli Careri sperimentò il viaggio su scala continentale. In pochi mesi attraversò diverse regioni d’Europa, osservando costumi, governi e società con uno sguardo curioso e analitico.

Non fu soltanto un osservatore: partecipò anche alle campagne militari contro l’Impero ottomano, combattendo in Ungheria e riportando una ferita durante l’assedio di Buda. Queste esperienze confluirono in opere giovanili, dedicate alla guerra e ai viaggi europei, che tuttavia non ottennero grande risonanza.

Il vero punto di svolta doveva ancora arrivare.

La partenza: senza un progetto globale

Quando Gemelli Careri lasciò Napoli nel giugno del 1693, non aveva in mente un giro del mondo programmato. Il suo obiettivo iniziale era visitare la Terrasanta e spingersi fino alla Cina, allora uno degli imperi più affascinanti e misteriosi per l’Europa.

Da quel momento, però, una tappa dopo l’altra, il viaggio prese una dimensione sempre più ampia. Attraversò il Mediterraneo orientale, l’Egitto e il Vicino Oriente, sostò a Gerusalemme, passò da Costantinopoli, si inoltrò nel Caucaso e in Persia, raggiunse l’India e quindi l’Estremo Oriente.

In Cina, al cuore dell’Impero

Il soggiorno in Cina rappresentò uno dei momenti più significativi della sua esperienza. Giunto a Pechino nel novembre del 1695, Gemelli Careri entrò in contatto con ambienti missionari e istituzionali, visitò la capitale imperiale e si spinse fino alla Grande Muraglia.

Il suo racconto offre uno sguardo europeo raro per l’epoca, attento non solo alle meraviglie architettoniche ma anche all’organizzazione dello Stato, alla vita quotidiana e ai rapporti di potere.

Attraverso il Pacifico e le Americhe

Dalla Cina il viaggio proseguì verso le Filippine, quindi attraverso l’Oceano Pacifico a bordo di un galeone spagnolo. Raggiunse il Messico, attraversò territori coloniali dell’America centrale e sostò a Cuba, prima di rientrare in Europa passando per la Spagna.

Quando tornò a Napoli, nel dicembre 1698, Gemelli Careri aveva compiuto un’impresa che pochissimi uomini del suo tempo avrebbero anche solo immaginato.

Un viaggio sostenuto dall’ingegno

Privo di grandi mezzi economici, Gemelli Careri riuscì a sostenere il viaggio grazie alla cultura, all’eloquenza e alla capacità di inserirsi nei contesti locali. 
Offriva informazioni, osservazioni politiche, notizie fresche dall’Europa, ottenendo in cambio protezione, ospitalità o passaggi su navi e carovane.

Un modo di viaggiare che anticipa, in forma primitiva, la figura del corrispondente internazionale.

Il “Giro del mondo”: un best seller del Seicento

Tra il 1699 e il 1700 vide la luce il “Giro del mondo”, pubblicato in sei volumi. L’opera ebbe un successo immediato e duraturo, circolando in tutta Europa grazie a numerose ristampe e traduzioni.

Il libro univa descrizione geografica, cronaca politica, osservazione antropologica e gusto per l’aneddoto. Non era solo un diario di viaggio, ma una vera finestra sul mondo per i lettori dell’epoca.

Critiche, accuse e riabilitazione

Il successo attirò anche polemiche. Alcuni studiosi notarono l’uso di fonti precedenti in alcune descrizioni e arrivarono a mettere in discussione l’autenticità dell’intera opera. 
Col tempo, però, queste accuse sono state ridimensionate: documenti, testimonianze e studi moderni hanno confermato che Gemelli Careri viaggiò realmente e che il nucleo della sua opera si fonda su un’esperienza diretta.

Un grande viaggiatore dimenticato

Nonostante la fama, Gemelli Careri non ottenne mai gli incarichi prestigiosi cui aspirava. Trascorse gli ultimi anni come giudice della Vicaria di Napoli, dove morì il 25 luglio 1724.

Oggi resta il ritratto di un uomo inquieto, colto, curioso. E restano i suoi libri, testimonianza di un calabrese che partì non per fame o per guerra, ma per conoscere il mondo, che viaggiò per capire, osservare, raccontare. 

Forse non fu solo il primo turista.

Fu, più semplicemente, uno dei primi moderni viaggiatori consapevoli.

Share via