Giuseppe Dato e “Kotrà”: il jazz che parla calabrese

Il pianista jazz Giuseppe Dato presenta il suo album d’esordio “Kotrà” sabato 28 febbraio a Villa Selvatico in provincia di Padova: un viaggio tra Calabria, amicizie e contaminazioni musicali

Giuseppe Dato

Il suono del jazz attraversa lo Stretto, sale verso il Nord e poi ritorna, ostinato, alle radici. È il percorso umano e musicale di Giuseppe Dato, pianista jazz che vive a Padova ma che porta nel cuore e nelle note la provincia ionica reggina dove è cresciuto e dove torna spesso. Il suo primo album “Kotrà”, disponibile su tutte le piattaforme digitali e presentato sabato 28 febbraio a Villa Selvatico in provincia di Padova, è molto più di un debutto: è una dichiarazione d’identità.

Un pianista tra Padova e Reggio Calabria

«Sono un pianista jazz che vive a Padova, però ho vissuto la maggior parte della mia vita a Reggio. I miei sono di Reggio, anche se sono nato effettivamente a Padova: è un po’ una storia contorta», racconta a CULT.

Il legame più forte è con la costa ionica reggina. «Mio padre è della Ionica, di Bovalino, quindi la maggior parte dell’estate la passo lì e sono più legato forse a quel mondo, a quell’aria». Un’appartenenza che non si è mai sciolta, nonostante la vita e gli studi lontano dalla Calabria.

Dal Conservatorio Cilea a Padova: la formazione

La sua formazione parte in realtà da Reggio Calabria. «Ho fatto il conservatorio classico di pianoforte a Reggio, al Conservatorio Cilea». Non ha completato il corso di studi in pianoforte classico, ma il percorso accademico è proseguito a Padova, dove ha conseguito la laurea in pianoforte jazz con lode e menzione d’onore. Oggi sta proseguendo con gli studi in composizione jazz.

Una passione, quella di Dato, maturata nel tempo. «In famiglia abbiamo sempre ascoltato musica e anche grazie a un caro amico di mio padre, che per me è come uno zio, mi sono avvicinato al jazz». Un’infarinatura musicale precoce, poi diventata scelta consapevole.

“Kotrà”: un titolo che profuma di amicizia

Il titolo del disco affonda le radici proprio nel dialetto reggino della Ionica: “cotrari” significa “i ragazzi”, “gli amici”. “Kotrà” è l’abbreviazione affettuosa, scelta come simbolo dell’intero progetto.

«Il titolo deriva dal fatto che dentro l’album ci sono tanti ospiti che sono tutti amici miei, tutti musicisti jazz».

Per chi non conosce il termine, Dato ha pensato a spiegarlo nella copertina interna dello stesso disco: dove la definizione di “Kotrà” compare come in un dizionario, per far comprendere a tutti il senso profondo del titolo.

L’album è prodotto dall’etichetta discografica di Imola Alman Music ed è disponibile su tutte le piattaforme musicali.

Tra jazz e canto: gli ospiti del disco

“Kotrà” è principalmente un lavoro strumentale, ma non solo. «Ci sono anche due brani cantati, da due cantanti molto bravi: Alberto Forzan e Irene Lovato» spiega Dato.

Un dialogo tra pianoforte (Giuseppe Dato), contrabbasso (Alberto Zuanon), batteria (Francesco De Tuoni), chitarra elettrica (Simone Bortolami), flicorno (Antonio Macchia), chitarra classica (Edoardo Cian) e voce che amplia la tavolozza espressiva del disco, senza tradire l’impronta jazzistica che ne costituisce l’ossatura.

Per Dato si tratta del primo album «da leader. Un passaggio importante, che segna l’inizio di un percorso più personale e riconoscibile.

I messaggi musicali: dalla Calabria a Bach

All’interno di “Kotrà” si intrecciano riferimenti e dediche. «Ci sono vari messaggi subliminali», spiega ancora il musicista. Un brano si intitola “Calafrica”, un altro “Big Lands”. Il primo brano del disco è dedicato a Debussy, il quarto a Bach.

La Calabria torna anche nei suoni: «Per esempio Calafrica ha un po’ i ritmi della tarantella». È «un modo giocoso di far conoscere» la propria terra, un omaggio tradotto musicalmente.

La presentazione

La prima presentazione ufficiale di “Kotrà” è in programma sabato 28 febbraio a Villa Selvatico, villa storica di Battaglia Terme (Padova).

L’auspicio è quello di portare presto il disco anche in Calabria, per una presentazione nella terra che lo ha ispirato. 

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