I Carri Allegorici di Festa Madonna: memoria e poesia

Il libro di Diego Praticò racconta storia, musica e memoria dei Carri Allegorici di Festa Madonna, patrimonio della tradizione reggina

carri allegorici

Difficilmente un libro contenente una ricerca sociologica, un testo che racchiude studi etnomusicologici, suscita nostalgia o, addirittura, strappa concretamente calde lacrime. Ci riesce Diego Praticò, che, con Città del Sole Edizioni, pubblica, proprio in questi giorni, “I Carri Allegorici di Festa Madonna”.

Un libro prezioso sulla tradizione reggina

Un libro prezioso, forse unico esemplare che tratta la storia e il significato dei Carri Allegorici, attrazione che il popolo reggino gustava al venerdì di Festa Madonna, vigilia di quel sabato consacrato alla discesa del Quadro dell’Avvocata Consolatrice dal colle eremitico alla Basilica Cattedrale.

Un volume contenente inediti e intriganti documenti, come il bando, promosso dal “Comitato Feste Patronali del Comune di Reggio Calabria”, che annunciava “il concorso a premi per la realizzazione dei Carri Allegorici dell’anno 1966”.
Non mancano istantanee che immortalano tipici momenti delle sfilate ed elenchi, curati nei particolari, che ricordano, anno dopo anno, quali furono i Carri e chi i loro autori.

La canzone del carro, voce del popolo

“I Carri Allegorici di Festa Madonna”, poi, è quel libro che permette al lettore d’assaporare la vera peculiarità dei Carri Allegorici reggini: “L’elemento che rende unica la tradizione reggina, distinguendola da altri carnevali o feste patronali, è la sua dimensione sonora: la canzone del carro. Ogni macchina festante è un organismo canoro che porta con sé brani inediti, parole e note che danno voce al malcontento o alla speranza”. Senza scordar che l’autore, il docente e musicista Diego Praticò, inserisce nel libro “le interviste ai maestri carristi, artisti della cartapesta capaci di trasformare fogli di giornale e colla di farina in sogni semoventi lunghi fino a ventidue metri” per “ricostruire la tecnica e, soprattutto, la poetica del fare”.
E poi, proprio Praticò, conduce il lettore all’interno dei capannoni, dove il carro veniva sognato, creato, costruito, secondo ferree regole: “il processo
creativo è un esercizio di ingegneria poetica che inizia mesi prima con il “bozzetto”, una visione in plastico o in disegno colorato che deve essere
approvata da una Commissione comunale che, fino alla fine degli anni Sessanta, nominava un Comitato per l’organizzazione dei festeggiamenti civili”
. E ancora: “il tema doveva essere allegorico e ispirato alla vita cittadina del presente o del passato, ma era categoricamente vietato trattare argomenti politici. Questa censura silenziosa portava spesso al taglio di versi o intere strofe delle canzoni che accompagnavano il carro, a testimonianza di quanto la parola del popolo fosse temuta”.

I maestri carristi e la memoria di Festa Madonna

A proposito di maestri carristi: il libro, felice intuizione di Praticò, nasce anche su impulso di Giuseppe Alampi, ch’è pure paroliere, memoria storica
dell’epopea dei Carri Allegorici reggini di Festa Madonna.

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