I luoghi del cuore nella letteratura

Da Leopardi a Pascoli, da Virginia Woolf a Borges, un viaggio tra poesie e romanzi alla scoperta dei luoghi che custodiscono memoria, identità e desiderio di appartenenza

luoghi del cuore

Una vecchia casa. Un paesaggio naturale incontaminato. Un rifugio segreto. Un quartiere della città.

Avere un luogo del cuore è qualcosa che riguarda tutti, scrittori e lettori.

“Ci sono luoghi che ci scelgono, prima ancora che fossimo noi a sceglierli. Spazi in cui le nostre difese crollano e ci sentiamo, finalmente, a casa”.

La nostra casa, infatti, non è sempre quella in cui abitiamo, ma quella in cui la nostra mente sceglie di tornare ogni volta che cerca la pace.

Fra i regali che ci fanno poesie, romanzi e racconti, c’è anche quello di spingerci a interrogarci su quale sia, nella geografia della nostra vita, il nostro personale e insostituibile rifugio.

In poesia, il luogo del cuore è spesso legato al ricordo, alla nostalgia e alla ricerca di un senso di protezione assoluta.

Il colle Tabor, “quest’ermo colle”, era il rifugio fisico e spirituale di Giacomo Leopardi. Un luogo del cuore a pochi passi da casa dove la siepe, escludendo lo sguardo dal mondo reale, permetteva al poeta di fuggire con l’immaginazione verso “interminati spazi” e “sovrumani silenzi”.

Per Giovanni Pascoli, il luogo del cuore è indissolubilmente legato alla casa d’infanzia. Nelle sue poesie, questi spazi si trasformano nel “nido”: un luogo geometrico di affetti, protetto dall’esterno, dove dialogare con i ricordi e con i propri cari scomparsi.

Per Ugo Foscolo il luogo del cuore è la terra natale, l’isola greca di Zante, specchio di una bellezza mitica e perduta.

Nei romanzi, il luogo del cuore si fa spesso struttura portante della narrazione, diventa un personaggio a tutti gli effetti che accoglie e plasma i destini dei protagonisti. Come accade, ad esempio, nel libro Gita al faro di Virginia Woolf.

La casa delle vacanze alle isole Ebridi della famiglia Ramsay è il cuore pulsante del romanzo. È il luogo dove si consumano le piccole e grandi dinamiche familiari, dove la signora Ramsay crea momenti di perfetta armonia. Anche quando la guerra e il lutto devasteranno la famiglia, quella casa e la vista del faro rimarranno il punto di gravità permanente a cui i sopravvissuti dovranno tornare per ritrovare se stessi.

Nel libro di Paolo Cognetti, Le otto montagne, per il protagonista Pietro, e per lo stesso autore, la montagna, la Val d’Ayas, in Valle d’Aosta, è un rifugio terapeutico. La “baita di Barma Drola”, ricostruita pietra su pietra insieme all’amico Bruno, diventa il vero luogo del cuore: un eremo d’alta quota dove curare le ferite del passato, riconnettersi con la figura paterna e trovare un senso di appartenenza che la città non sa dare.

Nei romanzi di Elsa Morante e di molti altri autori del Novecento, quartieri, isole e città diventano custodi delle esperienze fondamentali della vita.

La forma breve del racconto riesce a cristallizzare l’attaccamento a un luogo in un’unica, potente epifania.

Nel racconto surreale e claustrofobico, La tana, di Franz Kafka, il protagonista costruisce un complesso sistema di gallerie sotterranee. Questa “tana” è il suo luogo del cuore estremo: un rifugio ossessivo contro le minacce del mondo esterno. È il simbolo del bisogno disperato di protezione e isolamento, dove ogni angolo è studiato per garantire la pace dell’anima.

Nella casa di via Garay a Buenos Aires, destinata alla demolizione, si nasconde nel seminterrato l’Aleph che dà il titolo alla raccolta di racconti di Jorge Luis Borges. Il punto dello spazio che contiene tutti i punti dell’universo. Per il narratore, quella cantina buia e polverosa è un luogo del cuore doloroso, legato alla memoria della donna amata e perduta. Un rifugio segreto dove il microcosmo personale incontra il macrocosmo infinito.

E così, alcuni spazi diventano specchi dell’anima, custodi di memorie e porti sicuri in cui rifugiarsi quando il mondo esterno si fa troppo rumoroso. Luoghi che incarnano il desiderio universale di avere un posto in cui sentirsi finalmente accolti. 

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