Il diavolo al Cartoline After Club: una notte di rock, parole e leggende

Al Cartoline After Club una serata fuori dagli schemi per la prima di "Sympathy for the Devil", la graphic novel di Francesco Villari, Marco Di Grazia e Spartaco Ripa tra musica dal vivo, letture e un irresistibile Arcidiavolo - GALLERY E VIDEO

Sympathy for devil Foto di Marco Costantino

Non una semplice presentazione letteraria. E nemmeno soltanto un concerto. Il 9 giugno, al Cartoline After Club, il rock è diventato racconto e le pagine di un libro sono salite sul palco. Così è nata una serata che ha avuto il sapore del mistero e il ritmo di un concerto, abilmente condotta nientemeno che dall’Arcidiavolo in persona e costruita attorno a “Sympathy for the Devil”, la graphic novel firmata da Francesco Villari, Marco Di Grazia e illustrata da Spartaco Ripa, dedicata alla più affascinante e oscura mitologia della musica: quella del diavolo e del Club dei 27.

L’Arcidiavolo apre le danze

A guidare la cerimonia è stato Antonio Calabrò, impeccabile, istrionico (e rigorosamente truccato) nei panni del “Gran Cerimoniere Arcidiavolo”.

Dopo la prima intensa lettura affidata a Dario Zema, che ha evocato un piccolo Elvis Presley e un misterioso uomo con la fascia rossa in testa, Calabrò è apparso in scena trascinando il pubblico dentro le atmosfere beat de “L’Urlo” di Ginsberg.

«Io c’ero e ho visto», ha ripetuto più volte chiamando sul palco i due autori.

Una graphic novel nata da un’amicizia e da una passione comune

Per Francesco Villari e Marco Di Grazia, “Sympathy for the Devil” è soprattutto una storia di amicizia.

«Ci piace raccontare storie, ci piace la musica e ci piace scrivere insieme», hanno spiegato davanti al pubblico.

Il loro è un sodalizio artistico nato quasi per caso, parlando di musica su internet, diventato negli anni una vera fratellanza creativa giunta ormai al terzo libro (dopo “L’ottavina di Dio” e “Democrazia popolare”). «Siamo una coppia di fatto – ha scherzato lo stesso Villari – artisticamente parlando».

«Scrivere a quattro mani richiede una chimica rara e soprattutto una fiducia assoluta. Quello che dice lui per me è Vangelo e viceversa», ha raccontato, mentre Di Grazia ha ricordato la lunga gestazione dell’opera: «Ci sono voluti dodici anni, con editori che cambiavano idea e mille imprevisti. Alla fine abbiamo deciso di pubblicarla da soli».

E dietro tutto c’è anche il ricordo di Enzo Balestrieri (cui è stata dedicata la serata), amico degli autori e regista candidato all’Oscar, scomparso prima di vedere realizzato il progetto ma determinante nell’incontro con Spartaco Ripa, il disegnatore dell’opera.

Robert Johnson, il Club dei 27 e la “J” maledetta

Il cuore della graphic novel è una domanda che accompagna il rock da quasi un secolo: e se davvero il diavolo ci avesse messo lo zampino? 

«Abbiamo immaginato che il volto del diavolo del rock fosse Keith Richards», ha spiegato Villari. «Quando pensi alla faccia diabolica del rock, inevitabilmente pensi a lui».

Da Robert Johnson ai Rolling Stones, da Jimi Hendrix a Janis Joplin, fino a Kurt Cobain e Amy Winehouse, il racconto si muove tra storia e leggenda.

«Le coincidenze sono inquietanti», hanno spiegato gli autori. «L’età di 27 anni, la ricorrenza della lettera J, il mito del patto col diavolo. Anche se non si vuole credere all’esoterismo, queste storie sono troppo affascinanti per non raccontarle».

Proprio la “J maledetta” è uno degli elementi più curiosi emersi durante la serata. Robert Johnson, Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison condividono non solo la tragica appartenenza al Club dei 27, ma anche quella lettera iniziale che sembra inseguire le loro vite. Quando poi, negli anni successivi, si aggiunsero Kurt Cobain e Amy Winehouse, sembrò che quella strana coincidenza si interrompesse. In realtà, come hanno raccontato Villari e Di Grazia, la J era nascosta anche lì: Kurt Cobain si chiamava infatti Kurt James Cobain, mentre Amy Winehouse aveva come secondo nome Jade. Una coincidenza? Probabilmente sì. Ma abbastanza suggestiva da alimentare ancora oggi una delle mitologie più affascinanti della storia del rock.

E infatti la loro non è una biografia del rock, ma una “favola” oscura e onirica costruita sulle suggestioni che la musica continua a generare, partendo proprio dalla figura di Robert Johnson, il bluesman che secondo la leggenda avrebbe venduto l’anima al diavolo a un crocevia del Mississippi per diventare il più grande chitarrista del Delta Blues.

Le parole diventano immagini, le immagini diventano musica

Oltre al racconto degli autori, il palco del Cartoline si è trasformato in un teatro visionario.

Dario Zema e Nuccio De Benedetto hanno dato voce ai personaggi della graphic novel, accompagnando il pubblico dalla morte di Robert Johnson fino all’ultima notte di Brian Jones.

Le immagini scorrevano sullo sfondo mentre la narrazione prendeva corpo, sospesa tra blues e leggenda.

A tenere viva la fiamma del rock ci hanno pensato poi Salvatore Familiari alla chitarra ritmica, Mario Ferrara alla solista, Dario Zema alle percussioni e le voci di Vittoria Suraci, Roberto Giriolo e Thekla De Marco.

Le note di “Sweet Home Chicago” hanno riportato tutti alle radici del blues.

Più tardi è arrivato anche il tributo ad Amy Winehouse con la giovane Vittoria Suraci. Ma il gran finale era già scritto.

Il mistero di “Sympathy for the Devil”

Uno dei momenti più divertenti della serata è stato il lungo racconto autobiografico di Antonio Calabrò, che ha ricordato un concerto dei Rolling Stones. Mentre danzava sulle note di “Sympathy for the Devil”, una ragazza bellissima apparve dal nulla. Ballarono insieme, stretti dalla musica e dall’energia del concerto. Poi, all’improvviso, sparì. «E se fosse stato davvero il diavolo?», ha scherzato Calabrò tra le risate del pubblico.

Una storia che sembrava uscita direttamente dalle pagine della graphic novel.

E alla fine, inevitabilmente, è arrivata lei, la vera”Sympathy for the Devil”.

Le voci, le chitarre, il pubblico che accompagna a ritmo. Perché in fondo il rock fa questo, come ha concluso l’Arcidiavolo Calabrò salutando tutti: costruisce comunità. E chissà magari, da qualche parte tra le luci del Cartoline e le note degli Stones, il diavolo c’era davvero e si è pure divertito! 

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