Il “mistero” del mausoleo di Giulia, figlia di Augusto a Reggio Calabria
Gli scavi di piazza Garibaldi espongono quello che secondo l’unica teoria al momento plausibile è il mausoleo di Giulia, figlia dell’imperatore romano Augusto. Ne abbiamo parlato con il professor Daniele Castrizio tra archeologia, storia e potenziale turistico della scoperta
A volte la storia riemerge dal sottosuolo delle città come un frammento di memoria dimenticata. A Reggio Calabria succede spesso, praticamente ad ogni lavoro di scavo. Ed è avvenuto anche a piazza Garibaldi dove, tra il rumore dei lavori e il traffico quotidiano, è affiorata una struttura archeologica capace di aprire uno squarcio su oltre duemila anni di storia. Proprio davanti alla stazione centrale, durante gli scavi per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo, è emerso, infatti, un complesso monumentale romano di qualità eccezionale. Secondo la teoria sostenuta dal professor Daniele Castrizio, docente di numismatica all’Università di Messina, si tratta di un mausoleo di epoca imperiale e nello specifico del mausoleo di Giulia, figlia dell’imperatore Cesare Augusto, esiliata a Reggio negli ultimi anni della sua vita. Un’ipotesi che non ha ancora una conferma definitiva, ma che dal punto di vista scientifico viene considerata plausibile e che, se confermata o anche solo raccontata come teoria fondata, potrebbe cambiare il modo in cui la città valorizza il proprio patrimonio storico.
Gli scavi di piazza Garibaldi: una scoperta eccezionale
Ma partiamo dall’inizio. La scoperta nasce nel corso dei lavori iniziati nel 2016 per la costruzione di un parcheggio sotterraneo. Durante gli scavi archeologici sono emersi diversi reperti di epoca romana, tra cui una struttura monumentale databile ai primi decenni del I secolo d.C., probabilmente tra l’età augustea e quella giulio-claudia. Secondo gli studiosi coinvolti nelle ricerche, la qualità costruttiva dell’edificio è straordinaria per il contesto reggino.
L’analisi architettonica ha evidenziato elementi molto significativi: la presenza di un bothros, una cavità rituale utilizzata per offrire simbolicamente cibo al defunto; piccole scale cerimoniali; l’orientamento tipico delle strutture funerarie; la collocazione all’interno di una necropoli.
Tutti indizi che spingono molti studiosi a ritenere improbabile l’ipotesi di un tempio pubblico e a orientare invece l’interpretazione verso un mausoleo monumentale di età romana.
La teoria del professor Castrizio
Secondo il professor Daniele Castrizio, la struttura potrebbe essere il mausoleo di Giulia, unica figlia naturale dell’imperatore Augusto.
L’ipotesi nasce da un lavoro di confronto archeologico e storico.
«Quando hanno trovato questa struttura — racconta Castrizio — si è scatenata la solita ridda di interpretazioni improvvisate: un giorno era il tempio di Apollo, il giorno dopo una chiesa spagnola, poi una torre bizantina. Ho iniziato a studiarla con i colleghi archeologi e la prima cosa che è emersa è la datazione: siamo nella prima metà del I secolo dopo Cristo. E soprattutto la qualità dell’opera è superlativa, qualcosa che a Reggio non si era mai visto».
L’elemento decisivo per lo studioso è proprio il bothros. «Quel particolare è fondamentale — spiega — perché il bothros è il punto attraverso cui si offriva simbolicamente cibo al defunto. È una caratteristica tipica dei mausolei, è un elemento rituale».
Castrizio racconta di aver trovato un confronto archeologico molto preciso in Spagna. «Ho individuato un mausoleo praticamente identico: stessa struttura templare, stessa disposizione delle scale, stesso orientamento rispetto alla strada. Quando guardi il confronto, è impressionante: sono uguali».
Da qui nasce l’ipotesi che il monumento possa essere legato alla figura di Giulia. «A quel punto ho incrociato i dati storici. Giulia è morta a Reggio. Caligola, suo nipote, nel 37 d.C. ha avviato grandi lavori nel porto della città. È plausibile pensare che abbia voluto riabilitare la memoria della nonna costruendo un mausoleo degno del suo rango».
Il parere di altri studiosi internazionali
Ricostruzione mausoleo di Giulia – Saverio Autellitano
Per verificare la solidità della teoria, Castrizio ha cercato il confronto con altri studiosi.
Tra questi lo storico Lorenzo Braccesi, uno dei massimi esperti della figura di Giulia, da poco scomparso. «Quando vide la documentazione — racconta Castrizio — mi telefonò e mi disse: “Daniele, devi insistere, quello è il mausoleo di Giulia”».
Anche l’archeologo greco Michalis Lephantzis, noto per il suo lavoro sull’Acropoli di Atene, ha esaminato il sito. «È venuto personalmente a Reggio — ricorda Castrizio — ha guardato la struttura e ha detto senza esitazioni: “Questo è un mausoleo”. Ha anche spiegato che l’edificio accanto potrebbe essere lo hieròs oikos, la casa sacra dei sacerdoti che celebravano i riti in onore della defunta».
Le altre teorie
Nel dibattito non sono mancate interpretazioni alternative. Tra queste l’ipotesi di un tempio di Giove. Secondo Castrizio, tuttavia, si tratta di una lettura poco convincente.
«Un tempio in mezzo a una necropoli non si è mai visto. Se i romani volevano romanizzare una città, costruivano il tempio di Giove nel foro, non in un’area funeraria. Inoltre il bothros non esiste nei templi. È un elemento tipico delle strutture funerarie».
Giulia a Reggio Calabria: esilio, memoria e leggende
Ma chi era Giulia e perché visse a Reggio Calabria gli ultimi anni della propria vita?
Unica figlia naturale dell’imperatore Augusto e della moglie Scribonia, Giulia fu una delle figure più discusse della Roma imperiale. Colta, affascinante e amante della letteratura, viveva però sotto il costante controllo del padre. Augusto stesso diceva di avere «due figlie da governare: la Repubblica e Giulia». Nel 2 a.C. venne accusata di adulterio e di complotto politico contro l’imperatore. Augusto, combattuto tra affetto e ragioni di Stato, scelse l’esilio invece della condanna a morte. La figlia fu quindi confinata prima sull’isola di Pandataria, l’attuale Ventotene. Dopo cinque anni le fu concesso di trasferirsi sulla terraferma e venne mandata a Reggio Calabria dove plausibilmente morì.
Nel corso dei secoli la memoria popolare ha costruito diverse leggende sulla sua permanenza in città. Una delle più note è quella della cosiddetta “torre di Giulia”, secondo cui la figlia di Augusto sarebbe morta di fame imprigionata in una torre. Gli studi storici, però, hanno dimostrato che si tratta probabilmente di un racconto nato dall’errata identificazione di una torre bizantina esistita fino al ‘700 e poi demolita. Le fonti antiche raccontano invece una storia più drammatica. Alla morte di Augusto, nel 14 d.C., due spedizioni partirono verso Reggio: una organizzata dalla figlia di Giulia, Agrippina, dalla Spagna per rapirla e salvarla; l’altra inviata da Tiberio con un sicario. “A quanto pare il sicario arrivò per primo – spiega Castrizio – e Giulia morì proprio qui a Reggio”. E ciò aggiunge un ulteriore tassello alla teoria.
Gli scavi oggi: un’area visibile ma non ancora accessibile
Intanto, ad oggi l’area archeologica di piazza Garibaldi è visibile dalla strada ma non ancora aperta al pubblico.
I lavori sono terminati da mesi e il Comune ha approvato il collaudo tecnico dell’opera, ma resta ancora da definire il modello di gestione dell’area.
Nel frattempo i reperti restano esposti alle intemperie e, talvolta, anche all’inciviltà.
Per la prosecuzione delle indagini archeologiche il Ministero della Cultura ha già stanziato 400 mila euro destinati alla Soprintendenza.
La tomba di Giulia domenica a Calabria d’Autore
Il tema sarà al centro di un incontro pubblico domenica 8 marzo alle ore 18 alla stazione ferroviaria di Santa Caterina, nell’ambito della rassegna culturale Calabria d’Autore, promossa dall’associazione Incontriamoci Sempre.
L’evento, intitolato “Giulia, la figlia di Augusto: storia, esilio e mistero nel cuore di Reggio”, vedrà protagonisti il professor Daniele Castrizio e il visual designer Saverio Autellitano.
Autellitano, autore del libro Guida per riggitani, ha realizzato ricostruzioni tridimensionali del monumento che saranno presentate durante l’incontro per mostrare al pubblico l’aspetto originario del complesso archeologico.
Dal balcone di Giulietta al mausoleo di Giulia
In altre città del mondo si costruisce un indotto turistico ed economico persino su un semplice “mattone” mentre noi che viviamo camminando su una storia millenaria non ne sappiamo sfruttare il potenziale. Questa l’amara conclusione.
Il professor Castrizio cita spesso un esempio emblematico: il balcone di Giulietta a Verona.
Quel balcone, legato alla tragedia shakespeariana Romeo e Giulietta, è in realtà un falso storico. Eppure ogni giorno centinaia di turisti fanno la fila per entrare nel cortile e scattare una foto sotto la famosa finestra. Dal dicembre scorso l’ingresso costa anche 12 euro, ma l’afflusso non diminuisce.
«Tutti sanno che quel balcone non è autentico — osserva Castrizio — eppure genera un indotto turistico enorme. Perché Verona ha saputo trasformare una storia in un racconto capace di attrarre persone da tutto il mondo».
La domanda allora nasce spontanea: perché non si può fare lo stesso a Reggio Calabria?
«Giulia non può certo tornare in vita per dirci dove è stata sepolta — dice lo studioso — ma se esiste una teoria scientificamente fondata che identifica questo monumento come il suo mausoleo, perché non raccontarla?».
Presentare quest’ipotesi con il giusto rigore, spiegando che si tratta di una teoria accademica (peraltro al momento l’unica plausibile), potrebbe dare a Reggio Calabria una visibilità internazionale.
Perché, a volte, la storia non è solo ciò che è stato. È anche il modo in cui una città sceglie di narrarla.