Il profumo del tempo nelle tabacchiere di bergamotto

Tra profumi e memorie, le antiche tabacchiere di bergamotto di Reggio Calabria raccontano una storia di artigianato, identità e poesia che incantò persino Marcel Proust

tabacchiere di bergamotto museo del bergamotto Alcune tabacchiere al Museo del Bergamotto

Ci sono profumi che attraversano i secoli, come quello del bergamotto di Reggio Calabria. Basta aprire una piccola tabacchiera ricavata dalla sua scorza per ritrovarsi improvvisamente nella Calabria contadina di duecento anni fa, tra mani esperte, botteghe artigiane e antichi rituali quotidiani.

Piccole, leggere e sorprendentemente eleganti, le tabacchiere di bergamotto rappresentano una delle espressioni più originali dell’artigianato reggino e raccontano una storia in cui profumo, ingegno e identità territoriale si intrecciano indissolubilmente.

Un’antica tradizione nata nella città del bergamotto

Tra il Settecento e l’Ottocento questi piccoli contenitori erano diffusissimi lungo la costa della provincia di Reggio Calabria, l’unico luogo al mondo dove il bergamotto ha trovato da secoli il proprio habitat ideale. 

La loro funzione era semplice quanto ingegnosa: custodire il tabacco da fiuto mantenendolo asciutto e arricchendolo delle note agrumate della scorza. Il tabacco veniva poi versato nell’incavo dell’avambraccio — il celebre “cavo del tabacco” — e aspirato lentamente, in un gesto che apparteneva tanto ai contadini quanto ai viaggiatori dell’epoca.

Le tabacchiere accompagnarono persino i soldati del Regno delle Due Sicilie, entrando a far parte dei cosiddetti generi di conforto distribuiti alle truppe durante le campagne militari.

L’arte di trasformare una buccia in uno scrigno

La loro realizzazione richiede ancora oggi una tecnica raffinata e paziente.

Il frutto viene svuotato della polpa e la scorza viene rivoltata completamente, portando all’esterno la parte interna della buccia. Successivamente il contenitore viene riempito di segatura, modellato a mano e posto sotto pressione per assumere la tipica forma di ampolla schiacciata.

Dopo l’essiccazione arrivano la levigatura, il tappo in legno e le decorazioni realizzate una ad una dagli artigiani. Nessuna tabacchiera è identica a un’altra: ogni pezzo conserva le piccole imperfezioni che raccontano il lavoro delle mani che l’hanno creata.

Il parroco che salvò un patrimonio destinato a scomparire

Con il tramonto del tabacco da fiuto sembrava destinata a sparire anche questa tradizione.

A impedirlo fu negli anni Novanta don Antonino De Masi, parroco di Varapodio, ai piedi dell’Aspromonte. Raccolse i racconti degli anziani del paese, imparò le tecniche dagli ultimi conoscitori di quest’arte e coinvolse giovani artigiani in un progetto di recupero culturale e produttivo.

Da quella intuizione nacque una vera rinascita delle tabacchiere di bergamotto, oggi custodite nel Museo del Bergamotto e realizzate nel laboratorio artigianale Bergarte di Varapodio, che continua a tramandarne la lavorazione tradizionale.

Un oggetto antico che guarda al presente

Per anni, le tabacchiere sono sopravvissute soltanto come souvenir o portagioie. Ma se il tabacco da fiuto appartiene ormai al passato, il tabacco trinciato e quello da rollare sono tornati largamente diffusi soprattutto tra i più giovani.

In questo scenario, perciò, le antiche tabacchiere di bergamotto potrebbero trovare una nuova e inattesa attualità, diventando eleganti contenitori naturali e profumati alternativi alle tradizionali custodie in metallo o plastica.

E poi restano ciò che sono sempre state: piccoli scrigni capaci di custodire aromi, spezie, gioielli o semplicemente il profumo di Reggio Calabria.

Le tabacchiere che conquistarono Marcel Proust

Non stupisce che un oggetto tanto particolare abbia attirato l’attenzione anche oltre i confini italiani.

Marcel Proust le cita in All’ombra delle fanciulle in fiore, secondo volume della sua monumentale Recherche: «Mi sembra, signore, che voi mi dobbiate una risposta e io delle tabacchiere di bergamotto. Mi sdebito con otto – scrive – poi ne verranno altre. Mai la terra aveva prodotto tanto bergamotto, apparentemente per farvi piacere».

Si tratta probabilmente di una celebre consacrazione letteraria internazionale dedicata alle tabacchiere calabresi, un dettaglio che le rende ancora più affascinanti.

Il profumo che risveglia il tempo

Proust sapeva bene che gli odori possiedono un potere che la memoria spesso perde: quello di restituire il passato senza chiedere il permesso.

Lo scrisse lui stesso parlando dei profumi e dei sapori che sopravvivono al trascorrere degli anni, pronti a riportare alla luce mondi che credevamo dimenticati.

Forse è proprio questo il segreto delle tabacchiere di bergamotto: non conservano soltanto tabacco, spezie o piccoli oggetti, ma custodiscono il tempo stesso. E basta sollevare un tappo di legno perché quel tempo, improvvisamente, torni a profumare.

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