Il segno che resta: Luca Monaco ritorna alla sua città
Un gesto di memoria e futuro: la famiglia Monaco ieri nel salone dei Lampadari di palazzo San Giorgio ha donato alla Pinacoteca civica e alla città un’opera dell’artista informale Luca Monaco (fotogallery)
C’è un momento in cui l’arte smette di appartenere a una casa, a una famiglia e comincia ad appartenere ad una città. È quanto accaduto ieri nel Salone dei Lampadari “Italo Falcomatà” di Palazzo San Giorgio, quando un’opera dell’artista Luca Monaco (1933–1991) è stata ufficialmente donata alla Pinacoteca civica di Reggio Calabria, entrando a far parte del patrimonio collettivo della comunità.
Un gesto atteso, meditato, profondamente sentito dalla famiglia dell’artista e reso possibile grazie all’impegno dell’associazione culturale Nike, presieduta dall’avvocato Irene Calabrò, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria. L’opera, una tela informale senza titolo del 1990, una delle ultime realizzate da Monaco, sarà esposta accanto a un altro maestro dell’informale reggino, Ugo D’Ambrosi, legato a Monaco da un’amicizia fraterna e da un comune percorso artistico.
La città come comunità: il senso della donazione
Nel suo intervento, il sindaco Giuseppe Falcomatà ha sottolineato il valore simbolico e civile dell’iniziativa, definendo la donazione molto più di un semplice arricchimento della collezione museale: «Una città diventa comunità quando riesce a maturare un senso di appartenenza e di identità in grado di valorizzare la memoria e il percorso di vita delle eccellenze che hanno contribuito a renderla grande».
Il primo cittadino ha ringraziato la famiglia Monaco e l’associazione Nike per un gesto che rafforza il percorso di apertura della rete museale cittadina e della cultura in generale, fondata oggi sulla collaborazione e sulla condivisione.
«Il respiro mediterraneo di Luca Monaco – ha aggiunto – entra a pieno titolo nella storia culturale di Reggio Calabria», richiamando anche quel filo rosso che lega l’iniziativa a un’idea nata durante l’amministrazione del padre, Italo Falcomatà, e giunta oggi a compimento.
L’impegno dell’associazione Nike
A ricostruire il percorso che ha condotto alla donazione è stata Irene Calabrò, presidente dell’associazione Nike, che ha parlato di un cammino fatto di impegno, fiducia e generosità.
«Non è una semplice consegna di un quadro – ha spiegato – ma il segno di una piena consapevolezza raggiunta dalla famiglia: era arrivato il momento giusto per restituire alla città una parte della propria storia».
Calabrò ha ricordato come il contatto con la famiglia sia nato attraverso la storica dell’arte Antonella Aricò, sottolineando il valore dei corpi intermedi e del lavoro delle associazioni culturali come collante tra cittadinanza e istituzioni.
Un gesto tanto più significativo se si considera che, per le figlie e i nipoti dell’artista, donare un’opera significa anche privarsi di un frammento intimo del proprio vissuto familiare ha sottolineato la presidente Nike.
Il desiderio di Luca Monaco e la scelta della famiglia
Particolarmente toccante l’intervento di Nuccia Zappia Monaco, professoressa e moglie dell’artista, che ha ricordato come la donazione fosse un desiderio espresso dallo stesso Luca Monaco: «Era un pensiero di mio marito. Non avevamo mai trovato il momento opportuno. Oggi sì».
Un desiderio condiviso e discusso in famiglia, fino alla decisione di donare l’opera alla Pinacoteca civica.
«Già era grande – ha aggiunto – ma doveva essere esposto. E ancora oltre dobbiamo fare», lasciando intendere che questo gesto potrebbe non restare isolato.
Il lavoro di squadra e la memoria che resta
La storica dell’arte Antonella Aricò, curatrice dell’evento, ha sottolineato, nel suo intervento, il valore collettivo dell’iniziativa: «Artisti come Luca Monaco non hanno bisogno di essere riscoperti. Lasciano un segno che resta nella memoria collettiva».
Un lavoro costruito nel tempo, fatto di studio, confronto e relazioni umane, già sperimentato in occasione della donazione dell’opera di Ugo D’Ambrosi e oggi rinnovato nel nome di un’altra grande figura dell’arte reggina.
Luca Monaco, protagonista dell’informale del Novecento
La figura e il percorso artistico di Luca Monaco sono stati ripercorsi con rigore dalla professoressa Roberta Filardi, docente di Storia dell’arte, che ha restituito nella sua approfondita relazione, il profilo di un maestro di altissimo livello: «Parlare di Luca Monaco significa attraversare una stagione importante dell’arte del secondo Novecento. Un artista di qualità elevatissima, capace di muoversi tra figurazione e informale con una sapienza tecnica rara».
Formatosi a Napoli sotto la guida di Giovanni Brancaccio e Domenico Spinosa, Monaco giunge a Reggio Calabria nel 1961, radicandosi profondamente nel territorio e diventando uno dei protagonisti del rinnovamento del linguaggio artistico cittadino insieme a Ugo D’Ambrosi e Luigi Malice.
Accanto alla produzione artistica, Monaco svolge un ruolo centrale come docente presso il Liceo artistico “Mattia Preti” e poi all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, dando un contributo fondamentale alla sua nascita.
Artista colto e sperimentatore instancabile, Monaco è presente in importanti istituzioni museali italiane ed estere, citato in enciclopedie e cataloghi di riferimento, e protagonista di rassegne nazionali tra cui la Quadriennale di Roma del 1965.
La sua ricerca attraversa figurazione e informale, materia e segno, con cicli emblematici dedicati ai muri, al paesaggio, alla figura femminile e alla difesa dell’ambiente, fino all’ultima stagione pittorica, più intensa e gestuale, cui appartiene l’opera donata.
«Quest’opera – ha spiegato la Filardi – appartiene all’ultima impronta espressiva del maestro, una pittura densa e irrequieta, in cui il rapporto tra natura e figura resta centrale».
L’eredità per i giovani artisti
A evidenziare il valore educativo della donazione è intervenuta anche in ultimo l’avv. Lucia Zavettieri, dirigente del Liceo artistico “Preti-Frangipane-Campanella”, che ha ricordato come la figura di Luca Monaco continui a essere riferimento vivo per studenti e docenti: «Oggi più che mai c’è bisogno di arte e di sensibilità. Le opere e l’insegnamento di Luca Monaco continuano a influenzare i nostri studenti, che riconoscono in lui un modello autentico di rigore e creatività».
Un patrimonio non solo artistico, ma umano e formativo, che continua a generare senso e ispirazione.