Il soffio del progresso: 160 anni fa il primo tratto della ferrovia ionica reggina
L'11 dicembre 1865 si celebrò l’inaugurazione del primo tratto della ferrovia ionica: un viaggio nella storia, grazie alla cronaca appassionata sulla Gazzetta del Regno dell’epoca
160 anni fa. L’11 dicembre del 1865, fu per Reggio Calabria l’alba di una nuova era. Il soffio del progresso portò all’inaugurazione sulle coste ioniche, del primo tratto della ferrovia che iniziava a correre tra l’entusiasmo popolare. La Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia dedicò all’evento una cronaca vibrante, che oggi restituisce la voce e l’emozione di un territorio pieno di speranza di sviluppo.
L’inaugurazione del primo tratto della ferrovia ionica
L’11 dicembre del 1865 veniva inaugurato il primo tratto della ferrovia ionica, il tronco Reggio – Lazzaro, di circa 16 chilometri.
Leggiamo, a proposito, l’interessante cronaca dell’evento pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia nell’edizione del 3 gennaio del 1866:
“Scrivono da Reggio Calabria alla Sentinella Bresciana: In qualità di vostro concittadino trovandomi in queste regioni, credo non farvi cosa discara dandovi qualche ragguaglio sui lavori ferroviari di queste provincie non ancora favorite dalle principali cause di progresso. Di vitale importanza è la linea Reggio – Taranto che si sta costruendo, sì per la Calabria, che per la patria comune. Essa è destinata a chiamare a nuova vita queste popolazioni ed a dissipare le fitte tenebre in che le avvolse la secolare tirannide borbonica.
Questa linea venne dall’impresa generale Calabro – Sicula Vitali , Picard, Carles e C. , ripartita in parecchi tronchi appaltati a varie imprese costruttrici. Del primo tronco che si estende fino a Bianco Nuovo oltre il Capo Spartivento per una lunghezza a partire da Reggio di circa 80 chilometri ne è costruttrice l’impresa Plutino, Verda e Feltrinelli. Su questo tronco cadono in gran numero opere importantissime, forse le più difficili ed essenziali dell’intera linea, mentre ad ogni piccola tratta s’incontrano torrenti fuor di modo terribili in tempo di piena, montagne e roccie da traforare. Più di venti grandi ponti metallici della lunghezza da 100 fino a 300 metri si devono costruire, oltre a numerose trincee in roccia e cinque gallerie lunghe da 300 metri fino al chilometro”.
Il traforo di Capo dell’Armi
“Ad encomio dell’Impresa costruttrice tutti questi lavori sono portati a buon punto, specialmente le gallerie che quantunque più dispendiose e difficili, vennero con ammirabile celerità portate a termine; e qui mi giova far parola della festa datasi il giorno 11 corrente in occasione del completato traforo di Capo dell’Armi – prosegue la cronaca della GU del Regno -. Questo capo è un’alta roccia di granito che in falda ad una catena di monti sporge sul Jonio ad una distanza di 20 chilometri da qui. Là era la prima ed essenziale vittoria, che la volontà e la scienza dovevano sulla natura, e tale vittoria celebravasi appunto colla festa del giorno 11 che rimarrà sempre a grata ricordanza di chi vi intervenne”.
Il viaggio inaugurale verso Lazzaro
“Da Reggio a Lazzaro per una tratta di circa 18 chilometri la ferrovia è pienamente costruita, e benché non sia attivato ancora un servizio di corse, pure non manca in Reggio il necessario corredo di locomotive, vagoni, ecc. Un convoglio venne dalla Società Calabro – Sicula messo a disposizione dell’impresa costruttrice il mattino del giorno 11, e questo convoglio tutto adorno di bandiere, muoveva da Reggio alle 9 antimeridiane in mezzo ad immense ovazioni di giubilo per parte della popolazione, e portava a Lazzaro più di 400 persone, fra cui il prefetto conte Bardesono, il sindaco cav. Pensabene e le principali autorità, con buon numero dei primari signori di Reggio seco conducentisi molte eleganti signore. In mezz’ora arrivavasi a Lazzaro, villaggio a due chilometri dalle Rocche del Capo. Una fitta calca di gente entusiasmata stava aspettando il convoglio che venne ricevuto con indicibili acclamazioni di giubilo, e con evviva assordanti all’Italia, al Re ed a Garibaldi.
Non è possibile descrivere la gioia e l’ebbrezza di queste genti – conclude la cronaca in Gazzetta – accorse dai più lontani punti della provincia per vedere la ferrovia, quella ferrovia che deve fra breve tempo richiamarli a nuova vita ed unirli con indissolubile nodo alla grande patria”.
I protagonisti della vita amministrativa reggina dell’epoca
L’interessante cronaca fa riferimento a personaggi della vita amministrativa reggina dell’epoca.
L’avvocato Cesare Bardesono, Conte di Rigras (27 giugno 1833 – 4 gennaio 1892), fu prefetto di Reggio Calabria dal 1° giugno 1865 al 7 marzo 1868; venne nominato Senatore del Regno il 16 novembre del 1876. Francesco Pensabene fu Sindaco di Reggio Calabria nei primi anni immediatamente successivi alla proclamazione del Regno d’Italia.
Scrive, a proposito, il Cingari : “quando Garibaldi alla fine di giugno 1862 era tornato in Sicilia … Reggio aveva conosciuto già la sua prima crisi amministrativa. Il sindaco Ramirez (Giovanni Ramirez, n.d.a.) , si era dimesso nel febbraio … e al suo posto era stato nominato Francesco Pensabene, un proprietario di discreta consistenza, che vi resterà fino al 1866”.
Francesco Pensabene fu ancora Sindaco di Reggio Calabria fra il 1874 ed il 1875; morì a metà degli anni ‘80.
Le contrarietà sulla scelta dell’ubicazione a Calamizzi
Subito, comunque, si era posto il problema dell’ubicazione della stazione ferroviaria di Reggio Calabria.
In un primo momento era stato deciso di ubicare la stazione in un’area pianeggiante presso l’Orto agrario, l’attuale Villa Comunale, grosso modo dove sorge ancora oggi. Ma, in seguito, venne presa la decisione di costruirla al di qua della fiumara Calopinace, in località Calamizzi.
Probabilmente tale decisione era stata presa per non essere costretti a dover costruire il ponte sulla fiumara, ed evitare di non fare correre rischi alla stabilità della linea ferroviaria, in occasione di eccezionali deflussi di piena della fiumara stessa, in concomitanza di eventi temporaleschi di grande intensità, e comunque durante il periodo autunno – invernale.
La cittadinanza reggina rimase abbastanza contrariata dalla scelta di ubicare la stazione ferroviaria a Calamizzi, a causa della maggiore distanza e della difficoltà a raggiungere il sito.