Il volto umano di Gaza immortalato da Fadi A. Thabet al Diocesano
Al Museo diocesano di Reggio Calabria inaugurata ieri la mostra fotografica “Gaza. Là dove resiste la vita” del fotografo palestinese Fadi A. Thabet, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei 2026 - GALLERY E VIDEO
Non immagini di guerra, ma immagini di vita. Volti, silenzi, mani, macerie attraversate da una dignità ostinata. È un viaggio emotivo e profondamente umano quello che il Museo diocesano di Reggio Calabria ha inaugurato ieri, sabato 16 maggio 2026, accogliendo la mostra fotografica “Gaza. Là dove resiste la vita” del fotografo palestinese Fadi A. Thabet.
L’iniziativa si inserisce nel programma della Giornata Internazionale dei Musei promossa da ICOM (International Council of Museums), che quest’anno sceglie come tema “Musei che uniscono un mondo diviso”, sottolineando il ruolo dei musei come luoghi di dialogo, comprensione reciproca e costruzione della pace.
Ed è proprio questa la direzione scelta dal Museo diocesano reggino: trasformare gli spazi museali in luoghi vivi, capaci di accogliere le ferite del presente e restituirle alla comunità attraverso l’arte e la testimonianza.
La fotografia come resistenza e testimonianza
Fadi A. Thabet è nato e vive a Gaza. Cresciuto in un territorio segnato da conflitto, occupazione e assedio, ha scelto la fotografia come forma di resistenza civile e di testimonianza.
I suoi scatti non inseguono la spettacolarizzazione del dolore. Raccontano invece chi vive dentro la guerra, chi continua ad abitare le strade distrutte, a custodire affetti, a cercare una normalità possibile.
“Fadi non fotografa tanto la guerra – ha spiegato la direttrice del Museo diocesano Lucia Lojacono durante l’inaugurazione – ma fotografa chi vive quotidianamente quei luoghi nei quali la guerra permane. Si sofferma sui dettagli del quotidiano e ci restituisce sempre una Gaza che resiste: vittima del conflitto, certo, ma ancora luogo di resilienza e di bellezza”.
Il percorso espositivo accompagna il visitatore dentro una Gaza ferita ma non sconfitta, dove la speranza continua a convivere con il dolore e dove ogni immagine diventa una scelta etica prima ancora che artistica.
Cinque sezioni per raccontare la complessità di Gaza
La mostra si sviluppa attraverso cinque sezioni tematiche, costruite come una narrazione progressiva.
“Il silenzio delle macerie, la fame, la sopravvivenza, la quotidianità che resiste, la memoria e infine l’impegno”, ha spiegato Lucia Lojacono. “L’ultima parte è un invito rivolto ai visitatori: diventare essi stessi voce e testimonianza di ciò che hanno visto”.
L’allestimento riprende quello già ospitato al Parco Ecolandia, ma è stato riallestito con l’aggiunta di una sezione di immagini inedite scattate da Fadi Thabet in un periodo successivo e più recente e proiettate in video all’interno del percorso.
“Questa testimonianza video – ha raccontato ancora la direttrice – risale a qualche mese fa, a un momento in cui Fadi era ancora più ottimista e fiducioso. Oggi la situazione è ancora più drammatica e per questo gli ultimi scatti assumono un valore ancora più forte”.
Lucia Lojacono: “Il museo deve dialogare con il presente”
Per il Museo diocesano la scelta di ospitare la mostra rappresenta anche una precisa presa di posizione culturale e di impegno civile.
“Non possiamo restare chiusi in una torre d’avorio”, ha affermato Lucia Lojacono. “Il museo deve scendere in strada, dialogare con il territorio, con le comunità e sposare le istanze del presente. È anche nostro compito farci cassa di risonanza di ciò che accade”.
La direttrice ha sottolineato come il progetto voglia coinvolgere soprattutto i giovani e le scuole del territorio: “La mostra resterà aperta fino al 14 giugno e vogliamo che il museo diventi un laboratorio, un cantiere di riflessione e confronto”.
Una scelta condivisa pienamente anche dalla diocesi. “Il vescovo ha accolto immediatamente questa proposta”, ha spiegato la Lojacono. “Non è presente stasera per impegni pastorali”.
Il museo, ha aggiunto, vuole sempre più proporsi come “uno spazio inclusivo, aperto a tutti, capace di farsi portavoce di testimonianze importanti”.
Francesca Chirico: “Fadi ci chiede di non dimenticare Gaza”
A portare la mostra a Reggio Calabria è stata ISMED, organismo di mediazione civile e commerciale, rappresentato da Francesca Chirico, che ha raccontato la genesi del progetto.
“Le immagini arrivano grazie al Laboratorio Palestina, associazione di Bari che cura le mostre di Fadi (ndr e non solo) in tutta Europa”, ha spiegato. “Noi abbiamo avuto in concessione questi scatti e abbiamo scelto di portarli qui”.
Francesca Chirico ha descritto il cuore della poetica del fotografo palestinese: “Dietro ogni immagine c’è un’umanità che resiste. I corpi che si muovono tra le macerie non sono corpi inerti. C’è una Gaza viva che continua a lottare”.
Particolarmente intensa la descrizione di alcune fotografie simbolo della mostra. Tra queste l’immagine di una nonna e di un bambino che stringono una chiave.
“La chiave per il popolo palestinese rappresenta l’identità”, ha spiegato Chirico. “Quando vengono costretti a lasciare le loro case, la portano con sé. È il legame con la terra e con la memoria, la speranza di poter tornare un giorno”.
Un’altra fotografia mostra un padre mutilato che continua a giocare con i suoi figli: “Sono immagini che raccontano una dignità straordinaria”.
Poi il riferimento agli scatti più recenti, dedicati agli spostamenti continui della popolazione di Gaza: “Fango, tempeste di sabbia, tende sradicate dal vento. Una ferita che continua anche attraverso il clima”.
Tra tutte emerge però un’immagine che Francesca Chirico definisce “bellissima”: ciò che resta della casa di Fadi dopo i bombardamenti. “Tutto distrutto, tranne una piccola porzione di terrazzo dove lui ha sistemato alcune piante. È la speranza che continua a fiorire nel caos”.
“Non chiudete gli occhi su Gaza”
Due fotografie, in particolare, rappresentano il cuore simbolico della mostra: il volto di una bambina e quello di un’anziana che si coprono gli occhi con le mani.
“Fadi ci ha chiesto espressamente di esporle”, ha raccontato la Chirico. “Sono un invito a non chiudere mai gli occhi su Gaza. In quei volti ci sono la memoria del passato e il futuro di questo popolo”.
Il messaggio, ha precisato, non vuole essere politico ma profondamente umano: “Fadi parla come testimone. Chiede semplicemente al mondo di non dimenticare Gaza”.
I musei come ponti in un mondo diviso
La mostra si inserisce pienamente nel tema scelto da ICOM per il 2026: “Musei che uniscono un mondo diviso”.
Dal 1977 la Giornata Internazionale dei Musei richiama l’attenzione sul ruolo culturale e sociale delle istituzioni museali. Quest’anno il focus è sul potere dei musei di costruire connessioni tra comunità, culture e generazioni, contribuendo alla comprensione reciproca e alla pace.
ICOM sottolinea come i musei possano agire “come ponti tra divisioni culturali, sociali e geopolitiche”, promuovendo inclusione, dialogo e partecipazione.
Il Museo diocesano di Reggio Calabria ha scelto di tradurre concretamente questo messaggio accogliendo una mostra che parla di guerra, ma soprattutto di umanità.
Apertura straordinaria domani 18 maggio
La mostra “Gaza. Là dove resiste la vita”, realizzata in collaborazione con ISMED, Parco Ecolandia e Spazio Open, resterà visitabile fino a domenica 14 giugno negli orari di apertura del Museo diocesano.
Domani, lunedì 18 maggio, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei, il museo proporrà inoltre un’apertura straordinaria dalle 17 alle 20 con ingresso libero sia alla mostra sia alle collezioni permanenti.
L’arte che attraversa le macerie
Tra macerie, volti e silenzi, le fotografie di Fadi A. Thabet non chiedono compassione, ma attenzione. Non cercano pietismo, ma ascolto.
E mentre il mondo continua a dividersi, al Museo diocesano di Reggio Calabria si cerca di custodire la memoria, creare dialogo e restituire umanità alle storie che rischiano di essere sommerse dal rumore della guerra.