Intensità e fragilità in scena: Lavia dirige “Lungo viaggio verso la notte” al Cilea

Il capolavoro di Eugene O' Neill ieri sera al teatro Cilea per la stagione della Polis Cultura con un intenso Gabriele Lavia in "Lungo viaggio verso la notte"

Gabriele Lavia Foto di Antonio Sollazzo

Ieri sera, al Teatro Francesco Cilea, è andato in scena uno degli appuntamenti più intensi della stagione artistica di Polis Cultura: “Lungo viaggio verso la notte”, il capolavoro di Eugene O’Neill, nella versione diretta e interpretata da Gabriele Lavia. Lo spettacolo si replica oggi pomeriggio alle ore 17.30, offrendo un’ulteriore occasione per assistere a un’esperienza teatrale di rara profondità.

Fin dalle prime battute, la regia di Lavia sceglie la via della sobrietà e della fedeltà emotiva al testo, lasciando che siano le parole taglienti, dolenti, cariche di memoria, a costruire lo spazio scenico. L’impianto scenografico essenziale concentra l’attenzione sui rapporti familiari, sulle tensioni mai sopite, su quella spirale di recriminazioni e rimorsi che rende il dramma di O’Neill un viaggio nell’anima prima ancora che nella notte.

Lavia, in scena, offre un’interpretazione densa, stratificata, capace di alternare durezza e fragilità con naturalezza. Il suo personaggio si muove sul filo sottile tra autorità e fallimento, tra orgoglio e rimpianto, incarnando perfettamente il tormento di un uomo incapace di salvare sé stesso e i propri affetti.

Accanto a lui, una compagnia straordinariamente compatta. Federica Di Martino restituisce una figura femminile di struggente delicatezza e inquietudine: la sua presenza scenica è magnetica, sospesa tra lucidità e smarrimento. Jacopo Venturiero e Ian Gualdani delineano con intensità i conflitti filiali, portando in scena rabbia, frustrazione e bisogno d’amore con misura e verità. Beatrice Ceccherini completa il quadro con un’interpretazione attenta e calibrata, contribuendo a costruire un equilibrio corale che è uno dei punti di forza dello spettacolo.

Il ritmo è volutamente dilatato, quasi a voler costringere lo spettatore a sostare dentro il dolore dei personaggi. Non c’è concessione al facile sentimentalismo: tutto è trattenuto, scavato, vissuto fino in fondo. Il pubblico ha seguito in silenzio, partecipe, lasciandosi attraversare da una scrittura che, a quasi un secolo dalla sua nascita, conserva una modernità disarmante.

“Lungo viaggio verso la notte” si conferma così un’opera di straordinaria potenza, e questa messinscena ne esalta la dimensione più intima e lacerante. È uno spettacolo che non solo racconta una storia di famiglia, ma fa riflettere su fragilità, perdite e memorie che ci accomunano tutti. Chi avrà modo di assistere alla replica odierna non troverà solo una performance teatrale, ma un invito a confrontarsi con le proprie emozioni più profonde, a riconoscere le tensioni che abitano ciascuno di noi e a sentirsi, per un momento, parte di questo lungo, struggente viaggio nella notte dell’animo umano.

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