Jennu brigannu, la memoria del Sud
A SpazioTeatro torna “Jennu brigannu”, la storica opera di Vincenza Costantino. Vent’anni dopo il debutto, un racconto corale sul brigantaggio calabrese tra storia, memoria e identità - GALLERY
Vent’anni di “Jennu brigannu” festeggiati a SpazioTeatro con la riproposizione dell’opera, scritta dalla reggina Vincenza Costantino, e interpretata da Ernesto Orrico, che ne è anche il regista, e Manolo Muoio, che narra in maniera viva, corale e dialettale, le vicende del brigantaggio, non fermandosi all’aspetto più superficiale. Una pièce proposta domenica pomeriggio di nuovo a SpazioTeatro e che si conferma, nonostante l’età, fresca e attuale per i suoi contenuti. Sul palco della storica sala ci sono Ernesto Orrico e Manolo Muoio, insieme alle musiche dal vivo di Paolo Napoli.
“Chi non può emigrare resta e diventa brigante” e su questo tema si legano cronache, storie, leggende e testimonianze per raccontare la storia dei briganti calabresi e il loro passato di ribellione contro i padroni. Realtà che s’intrecciano con le vicende dell’Unità d’Italia, il ruolo di Giuseppe Garibaldi. Il lavoro che ne viene fuori sa di consapevolezza acquisita, senza esprimere giudizi. La vera bellezza è stata la condivisione post spettacolo di questo tempo dal debutto per un lavoro che, come chiarito da Gaetano Tramontana di SpazioTeatro «sembra più attuale adesso che 20 anni fa».
Un lavoro che sembra aver camminato in parallelo con la vita dell’associazione di Tramontana che ne vide l’esordio al Teatro Siracusa, nella stagione dell’Ardis nel 2006 nella rassegna la “Vita altrove” e che fu riproposto nel 2016 nella sala di via San Paolo nella rassegna “La casa dei racconti”.
A rievocarne la genesi è l’autrice, che ricorda come lo spettacolo abbia debuttato nell’estate del 2005 nei paesi del cosentino.
«Il testo – ha spiegato – nasce da un precedente lavoro dedicato ai briganti, un tema che ci aveva particolarmente interessato». Fu allora che Dante De Rose, del Teatro della Ginestra, la incoraggiò a scrivere uno spettacolo interamente dedicato al brigantaggio.«Dal punto di vista storico non è facile comprendere da quale parte stesse realmente la ragione. Ci si interroga ancora oggi se la lotta al brigantaggio non sia stata anche un’ulteriore occasione per sottomettere il Sud. Per troppo tempo la narrazione è stata appiattita sulla sola prospettiva dell’Unità d’Italia».
Per la costruzione del testo sono state fondamentali le opere di grandi scrittori calabresi come Corrado Alvaro, Nicola Misasi e Vincenzo Padula, insieme ai proverbi tramandati dalla nonna e ai racconti della tradizione popolare calabrese. «Successivamente il testo è stato più volte modificato, perché la parola è serva della scena». Nel corso degli anni lo spettacolo ha conosciuto numerose trasformazioni, con cambiamenti nel cast e nell’impianto scenico.
Dal quartetto iniziale fino ai successivi interpreti, importante è stato anche il contributo di Nino Racco. «Per me è l’occasione per dire grazie a tutti gli attori che hanno mantenuto vivo questo lavoro. La parola scritta è importante quando è poesia, ma prende davvero vita quando arriva sulla scena» ha evidenziato.
«Smontare e rimontare continuamente lo spettacolo rende difficile conservarne la fluidità. È stato tagliato e ricucito molte volte, fino ad arrivare anche a versioni costruite come un lungo monologo, un flusso di coscienza in una dimensione corale e polifonica», ha spiegato Muoio.
Sul versante musicale, Napoli ha sottolineato di aver cercato di evidenziare alcuni momenti chiave dello spettacolo. La partitura sonora, tutt’altro che statica, attinge alle tradizioni popolari della Calabria, richiamando figure e suggestioni del mondo contadino e dei cantastorie, attraverso l’uso di marionette, percussioni e strumenti della tradizione.
A ripercorrere il lungo cammino dello spettacolo, attraverso la proiezione di momenti salienti, è stato infine Ernesto Orrico: «Un percorso iniziato allo stadio San Vito di Cosenza e proseguito a Pizzo, fino ad arrivare perfino a New York. Due volte per SpazioTeatro. Tra i ricordi più intensi restano le rappresentazioni all’Hospice Via delle Stelle di Reggio Calabria e quella indimenticabile esibizione durante un matrimonio “neoborbonico”, voluta da Paola Scialis, prematuramente scomparsa e ricordata ancora oggi con grande affetto».