La Cantata anarchica a Reggio Calabria nel nome di De Andrè

Anche a Reggio Calabria, come in tante città italiane, si è celebrata oggi la figura di Fabrizio De Andrè con la Cantata Anarchica sulla scalinata del teatro Cilea: voci libere nel segno di Faber e della sua poesia civile (Foto e video)

Cantata Anarchica

Oggi, 11 gennaio, la scalinata del teatro Cilea di Reggio Calabria si è trasformata in un grande coro popolare per la Cantata Anarchica, evento musicale e partecipato dedicato a Fabrizio De André. Non un palco, non un confine tra chi suona e chi ascolta, ma gradini condivisi, strumenti tra le mani e canzoni che sono tornate a vivere nella voce collettiva.

La Cantata anarchica: musica libera e partecipata

La Cantata Anarchica nasce come momento aperto e condiviso, un invito alla partecipazione libera di musiciste e musicisti, cantanti e appassionati. Chitarre, flauti, violini, sassofoni, tamburelli e qualsiasi altro strumento sono benvenuti: ciò che conta è il desiderio di suonare, cantare e ritrovarsi intorno alle canzoni e ai valori che hanno attraversato l’opera di De André.

Dalle ore 18 in poi, musiciste, musicisti, cantanti e semplici appassionati si sono ritrovati per dare vita a una cantata collettiva, orizzontale e spontanea, in cui il pubblico è diventato parte attiva, dando voce a storie di emarginati, ribelli, ultimi e sognatori. Un’occasione per riscoprire la forza civile della musica, il suo potere di unire e di interrogare il presente.

Reggio Calabria nel segno di Faber

Anche la scelta della scalinata del Teatro Cilea non è stata casuale: un luogo simbolico della vita culturale cittadina che si è aperto alla partecipazione di tutti e alla memoria.

La Cantata Anarchica a Reggio Calabria si inserisce in un evento diffuso che, oggi 11 gennaio 2026, ha coinvolto Genova e oltre trenta città italiane, oltre ad alcune realtà all’estero, come il Belgio, per celebrare il grande Faber a 27 anni dalla sua scomparsa, avvenuta proprio l’11 gennaio del 1999.

L’idea nacque a poche ore dalla notizia della sua morte, un modo per ricordarlo non solo a parole ma attraverso ciò che più gli apparteneva: la musica come strumento di racconto, di compassione, di dignità e di libertà.

Le canzoni di Fabrizio come voce degli ultimi

Con la sua poetica Fabrizio De Andrè ha dato spazio infatti a un’umanità spesso invisibile – emarginati, ribelli, prostitute, sconfitti, sognatori – percorrendo la sua vita e la sua carriera sempre in “direzione ostinata e contraria”. De Andrè aveva compreso prima di molti che la fragilità non è una colpa e che la bellezza nasce dove meno ce l’aspettiamo. Perchè, come canta egli stesso, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. 

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