La casa della madre, il nuovo romanzo di Damiano Sofo al debutto
Domani 6 marzo alle ore 18 alla Libreria Amaddeo di Reggio Calabria la prima presentazione del romanzo “La casa della madre” di Damiano Sofo, tra ironia, sentimenti e mistero
Ci sono storie che nascono tra le stanze della vita quotidiana e finiscono per raccontare qualcosa di universale: relazioni, separazioni, seconde possibilità. Da questo intreccio di esperienze e sentimenti prende forma La casa della madre, il nuovo romanzo di Damiano Sofo, che sarà presentato domani, 6 marzo alle ore 18, a Reggio Calabria.
L’appuntamento si terrà presso Librerama, la libreria Amaddeo di via De Nava, in un incontro che porterà il pubblico dietro le quinte del libro attraverso una conversazione tra autore, editore e moderatore.
L’evento vedrà dialogare lo stesso autore del romanzo, l’editore Paolo Falzea e il moderatore Antonio Calabrò.
Le letture saranno curate da Paola Esposito, accompagnando il pubblico nell’atmosfera narrativa del libro.
Si tratta della prima presentazione ufficiale del romanzo, uscito lo scorso dicembre ma presentato ora per la prima volta al pubblico.
Una storia di padri, figli e seconde possibilità
La casa della madre racconta la storia di due padri separati, Luca e Luigi, che decidono di condividere una casa insieme ai rispettivi figli, Riccardo e Matteo. La convivenza nasce da una necessità molto concreta: nessuno dei due riuscirebbe a sostenere da solo le spese di un’abitazione.
Entrambi i bambini finiscono a vivere con i padri per ragioni diverse: in un caso la madre deve ricostruire la propria carriera lavorativa, nell’altro la donna è andata via. Da qui prende forma un esperimento familiare atipico, fatto di convivenza, adattamenti quotidiani e incontri inattesi.
«È una storia in parte autobiografica – spiega l’autore a CULT – ma in realtà racconta di due padri separati che decidono di andare a vivere insieme con i loro figli. In quella casa poi succedono varie cose».
Nella nuova quotidianità della casa si inserisce una galleria di personaggi singolari: un fruttivendolo eccentrico, una ragazza in fuga dal presente, una donna che ritorna dal passato. Presenze che, direttamente o indirettamente, accompagneranno il protagonista in un percorso di crescita personale.
La stanza misteriosa al centro del romanzo
Cuore simbolico della storia è una stanza particolare della casa, attorno alla quale ruota gran parte della narrazione.
«È una stanza in cui succedono cose strane – racconta Sofo –. Chiunque entra avverte una sorta di benessere, come un senso di riunione con l’universo». Un luogo che trasmette accoglienza e serenità, e il cui mistero verrà svelato solo nel finale.
Proprio quella stanza diventa anche il punto di incontro di diverse persone che, per motivi diversi, finiscono per soggiornare nella casa. Il protagonista, Luca, che inizialmente non è incline all’ospitalità, si ritrova così a gestire una situazione inattesa.
«La destinazione di quella stanza per eventuali ospiti era un’idea dell’altro padre – spiega l’autore . Il narratore, Luca, non era particolarmente propenso all’ospitalità, ma si ritrova a gestire questa situazione e riscopre un senso di accoglienza che non pensava di avere».
Un romanzo realistico tra ironia e sentimenti
Pur affrontando un tema attuale come la gestione della separazione tra coniugi, il romanzo non assume toni pesanti. Al contrario, Sofo sceglie una narrazione ironica, leggera e attraversata da una costante autoironia.
«Sui sentimenti è assolutamente realistico – spiega – ma non è un libro pesante. È trattato con molta ironia e leggerezza. Chi lo ha letto mi ha detto che si è emozionato soprattutto per il finale».
Al centro della storia resta anche il rapporto tra genitori e figli. Sono proprio i bambini, infatti, a favorire l’incontro tra i due padri: il figlio della voce narrante scopre che un compagno di classe vive una situazione simile e propone al padre di andare a vivere nella stessa casa.
Tra esperienza personale e professionale
Damiano Sofo
Damiano Sofo, funzionario giudiziario, racconta di essersi ispirato anche alla propria esperienza personale e professionale.
«Lavorando nell’ambito giudiziario mi è capitato di vedere separazioni molto traumatiche – spiega –. Quando è capitato a me, con la mia ex moglie, abbiamo cercato di fare le cose nel modo più civile e sereno possibile, soprattutto nell’interesse dei nostri figli».
Questo è uno degli elementi autobiografici presenti nel romanzo: la volontà di raccontare una separazione gestita con dignità e rispetto, senza conflitti distruttivi.
Il percorso letterario di Damiano Sofo
La casa della madre non è il primo lavoro narrativo dell’autore. Sofo ha già pubblicato due romanzi e una raccolta di racconti: “La razza eletta” (2015, Valletta Editore), romanzo ironico sulla riforma della pubblica amministrazione e sulla pausa caffè; “Le more d’autunno” (2016, Valletta Editore), una storia d’amore tra due donne calabresi ambientata in un paese durante la Seconda guerra mondiale; “C’era un ragazzo che amava i Pooh e i New Trolls e altri racconti” (2018, Valletta Editore).
La passione per la scrittura nasce nel 2007, quando Sofo partecipa a un percorso formativo promosso dalla De Agostini che prevedeva anche un forum di confronto tra aspiranti autori. «Mi ha insegnato le regole basilari per scrivere un racconto, un romanzo», racconta.
Il romanzo La casa della madre era pronto da tempo ma ha visto solo ora la “luce”. «Avevo questo romanzo nel cassetto da anni – conferma Sofo – e l’editore Paolo Falzea mi ha spinto a pubblicarlo e a non lasciarlo lì».
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Scrittura, teatro e nuovi progetti
Accanto alla narrativa, Sofo coltiva anche la passione per il teatro. «Frequentando Antonio Calabrò e l’associazione Amaca, ho iniziato a sperimentare monologhi e testi teatrali».
Tra i lavori già realizzati c’è “Ricomincio da te, baby!”, monologo dedicato a una notte trascorsa con la figlia appena nata, nato come omaggio alla bambina, e “L’amore secondo me”, riflessione ironica sul concetto di amore.
«Ci provo a fare tutte queste cose», racconta con autoironia l’autore, che negli spettacoli dell’Amaca si cimenta anche come attore e cantante.
Un romanzo che emoziona
Pur toccando temi profondi come la separazione, la genitorialità e la capacità di accogliere l’altro, Damiano Sofo non rivendica l’intenzione di trasmettere una morale.
«Non ho mai scritto per lasciare messaggi – spiega –. Scrivo più che altro per emozionare».
E proprio sulle emozioni è costruito il cuore di La casa della madre: una storia di convivenze improbabili, di misteri domestici e di relazioni umane che, tra ironia e fragilità, raccontano la possibilità di ricominciare.
Domani sera, alla libreria Amaddeo, il pubblico potrà scoprirne per la prima volta tutte le sfumature.