La liturgia della luce al Duomo

Stanotte, la veglia pasquale nella cattedrale reggina, come ogni anno, si è aperta con la liturgia della luce, simbolo del passaggio dalle tenebre alla risurrezione di Cristo - FOTO E VIDEO

Liturgia della luce

Come ogni anno, anche questa notte al Duomo la Veglia pasquale si è aperta con la liturgia della luce, uno dei riti più significativi e suggestivi della tradizione cristiana, ma anche tra i meno conosciuti, persino dai fedeli. Eppure, esso rappresenta pienamente il senso della Pasqua di risurrezione: il passaggio dalle tenebre alla luce.  

Questo momento liturgico richiama simbolicamente anche antichi riti legati ai cicli naturali, come il passaggio dall’inverno, stagione del buio, alla primavera, tempo di rinascita e luce.

La liturgia della luce, parte centrale della Veglia pasquale, celebra Cristo come luce del mondo che vince le tenebre del peccato e della morte. Comprende la benedizione del fuoco nuovo, l’accensione e l’ingresso in chiesa del cero pasquale e la progressiva distribuzione della luce ai fedeli, quale segno della risurrezione.

Nella liturgia della Chiesa cattolica, il cero pasquale è un grande cero acceso all’inizio della celebrazione e rappresenta Cristo risorto, luce che sconfigge la morte e il male. Il rito romano prevede che l’assemblea si raduni all’esterno della chiesa o presso il suo ingresso, al buio, illuminata unicamente dal fuoco nuovo, dal quale viene acceso il cero, simbolo di Cristo.

Per i cristiani, esso è segno della luce vera che illumina ogni uomo, guida nel cammino e dona vita nuova, strappando dalle tenebre e conducendo nel regno della luce.

Dopo la benedizione del fuoco, il sacerdote celebrante incide sul cero alcuni segni simbolici: la croce, le lettere alfa e omega – prima e ultima dell’alfabeto greco – a indicare che Cristo è principio e fine di tutte le cose, e le cifre dell’anno, a testimoniare la sua presenza nella storia. Possono essere inseriti anche cinque grani d’incenso, in memoria delle piaghe del Signore.

Il sacerdote accende quindi il cero pasquale dal fuoco nuovo, pronunciando: «La luce di Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del nostro cuore e del nostro spirito». Ha poi inizio la processione verso l’altare: il cero è portato dal celebrante, mentre ministri e fedeli seguono con le candele accese.

Durante il percorso, per tre volte, il celebrante innalza il cero e canta «Lumen Christi» (Cristo luce del mondo), al quale l’assemblea risponde «Deo gratias». Dopo la seconda invocazione, la luce viene trasmessa ai fedeli, fino a illuminare progressivamente tutta la chiesa.

L’assemblea si raduna inizialmente attorno al fuoco; dove ciò non è possibile, il rito viene adattato alle circostanze. Il sacerdote saluta quindi i presenti e li invita a partecipare alla Veglia in modo pieno e consapevole, secondo il significato profondo di questa celebrazione.

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