La Madonna della Consolazione abbraccia di nuovo il suo popolo

Storia e devozione della Madonna della Consolazione, stamattina il rito che ogni anno a settembre unisce Reggio Calabria tra fede, memoria e identità cittadina - GALLERY E VIDEO

Processione Madonna Consolazione 2026 Foto di Antonio Ciro e Demetrio Surace

Il secondo sabato di settembre è, per Reggio Calabria, forse una delle date più importanti dell’anno. È un rito di passaggio che porta con sé il retaggio di secoli di cultura, legati dal filo della religione e della devozione. Sono i giorni delle festività mariane dedicate alla sacra effigie della Madonna della Consolazione, che dalla Basilica dell’Eremo scende fino al Duomo cittadino, dove rimane per i due mesi successivi.

Ma non bisogna farsi ingannare dalla sola passione religiosa, talvolta immotivata e di parte: l’origine della devozione dei reggini verso la Madonna della Consolazione affonda le proprie radici in vicende storiche ben precise, che hanno portato la città ad avere due patroni, San Giorgio e la Madonna della Consolazione.

Le origini della devozione

La prima processione del quadro della Madonna della Consolazione risale al 1636.

Il dipinto che ancora oggi viene portato in processione è opera del pittore reggino Nicolò Andrea Capriolo, che lo realizzò nel 1547. Nel 1532, infatti, i frati Cappuccini si trasferirono presso l’attuale Basilica dell’Eremo, dove all’epoca sorgeva una piccola cappella dedicata proprio alla Madonna della Consolazione. Al suo interno era custodita un’icona della Vergine, oggi andata perduta.

Fu il nobile Camillo Diano, in occasione della realizzazione della nuova chiesa del convento, a commissionare al Capriolo un nuovo quadro, di dimensioni maggiori, nel quale furono raffigurati anche San Francesco e Sant’Antonio.

La devozione dei reggini verso la Madonna della Consolazione si consolidò a metà del Cinquecento. Tra il 1567 e il 1577, infatti, una tremenda pestilenza flagellò la città. Secondo la tradizione, al frate cappuccino Antonino Tripodi, raccolto in preghiera davanti al quadro, apparve la Madonna, annunciando la fine dell’epidemia.

Ne seguì un pellegrinaggio collettivo del popolo reggino, che si recò in massa alla Basilica dell’Eremo per ringraziare la Vergine Maria. Seguirono poi altre pestilenze, nel 1636, nel 1656 e nel 1672, che rafforzarono ulteriormente la devozione e il legame dei cittadini di Reggio Calabria con la Madonna della Consolazione e con la sacra effigie.

Il 24 giugno 1657, con un atto notarile rogato dal notaio Cristoforo Latella, la città di Reggio si impegnò ufficialmente a offrire ogni anno un cero votivo in occasione della festa. Successivamente, con decreto della Sacra Congregazione dei Riti del 26 agosto 1752, la Madonna raffigurata nel dipinto fu dichiarata «Patrona della città».

Il terremoto del 1693 e il voto dei reggini

Il terremoto che nel 1693 colpì la Sicilia risparmiò Reggio Calabria. In segno di ringraziamento, il popolo reggino portò ancora una volta in processione l’effigie della Madonna. In quell’occasione furono aggiunti una cornice in argento, donata proprio dai cittadini, due corone in argento offerte dall’Amministrazione e un velo di raso color cremisi, il colore della città, donato dal Capitolo.

La devozione alla Madonna della Consolazione si rinnovò nel corso dei secoli successivi, anche e soprattutto in concomitanza con eventi di natura tragica: altre pestilenze, come quelle del 1743-1744, del 1836-1847 e del 1854; terremoti, tra cui quelli del 1696-1719 e del 1908; e periodi di siccità.

Nel 1982 il quadro venne trafugato dall’Eremo, ma fu ritrovato dopo pochi giorni proprio nei pressi della Basilica.

Una devozione che attraversa la città

La festa della Madonna della Consolazione continua ancora oggi a coinvolgere profondamente la comunità cittadina, con la partecipazione anche di importanti esponenti della politica locale e nazionale, a testimonianza della profonda radicazione della tradizione nella cultura di Reggio Calabria.

Quest’anno, inoltre, per il nuovo sindaco si è trattato della prima occasione per ricevere la consegna del quadro della Madonna. «È un’emozione sicuramente forte vivere questa giornata da sindaco. Quest’anno per me lo è ancora di più perché indosso la fascia di primo cittadino e sento la responsabilità di questa festa», ha spiegato Cannizzaro.

Una responsabilità che, dal significato religioso, si sposta anche sul terreno istituzionale: «Oggi la città consegna alla Madonna le proprie speranze, le preoccupazioni e le raccomandazioni. Una città che spera anche che la sua classe dirigente possa essere all’altezza, ed è una responsabilità che sentiamo addosso».

Nella preghiera, monsignor Morrone ha affidato a Maria la diocesi e tutte le persone che abitano il territorio, con i loro sogni, le loro paure, le loro fragilità e la loro generosità.

Un pensiero particolare è stato rivolto alle famiglie, comprese quelle che attraversano momenti di crisi, a chi cerca lavoro e a chi, attraverso il proprio lavoro onesto, riesce a condividere con gli altri ciò che possiede.

L’arcivescovo ha ricordato anche le persone più fragili e coloro che quotidianamente se ne prendono cura, gli educatori e quanti accompagnano bambini e ragazzi nel loro percorso di crescita, affinché possano diventare persone capaci di vivere secondo i valori della vita, della giustizia, della bontà e della solidarietà.

Nella preghiera hanno trovato spazio anche i giovani, le scuole, lo sport e le realtà educative, con l’auspicio che le nuove generazioni imparino a essere cittadini e cristiani «attivi, partecipativi, creativi e responsabili», mettendo il bene comune al centro e partendo soprattutto dagli ultimi.

Un passaggio importante è stato dedicato, infine, agli amministratori e ai politici. A Maria sono stati affidati quanti hanno responsabilità pubbliche, perché possano svolgere il proprio compito «al servizio della giustizia, della pace e del bene comune».

Così, ancora una volta, la discesa della Madonna della Consolazione dall’Eremo al Duomo non rappresenta soltanto l’inizio delle festività mariane. È un appuntamento nel quale storia, fede, memoria e identità cittadina tornano a incontrarsi, rinnovando un legame che attraversa i secoli e continua a vivere nella comunità reggina.

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