La memoria che ritorna: tra Giangurgolo e la Vaporiera

Doppio appuntamento ieri alla Stazione FS RC S. Caterina per “Calabria d’Autore” di Incontriamoci Sempre: Giangurgolo e la Vaporiera Calabria Express al centro di un appello condiviso per recuperare memoria e identità reggina

Giangurgolo Calabria d'Autore Foto di Demetrio Surace

La memoria non è nostalgia. È radice, identità, progetto. Proprio da questa consapevolezza ha preso forma il doppio appuntamento di ieri, domenica 15 febbraio, alla Stazione FS RC S. Caterina, nell’ambito della rassegna “Calabria d’Autore” promossa dall’associazione Incontriamoci Sempre. Un pomeriggio intenso, articolato in due momenti distinti ma uniti da un unico fil rouge: recuperare il passato per costruire il futuro. Da un lato la maschera di Giangurgolo, dall’altro l’esperienza della Vaporiera Calabria Express. Due storie diverse, un solo appello: restituire a Reggio la propria memoria culturale e storica.

Giangurgolo, la maschera dimenticata

Protagonisti del primo incontro il professor Daniele Castrizio, introdotto da Oreste Arconte, drammaturgo, giornalista, regista e poeta, insieme al contributo del presidente dell’associazione, Pino Strati.

Al centro del dibattito la figura di Giangurgolo, considerata maschera calabrese ma che secondo gli studi richiamati da Castrizio affonda le proprie radici inequivocabilmente nel contesto reggino.

«Dobbiamo partire da un anno zero», ha spiegato Castrizio, sottolineando l’esigenza di distinguere tra stratificazioni successive e fonti più antiche. La maschera – vestita di giallo e rosso – sarebbe nata come caricatura grottesca dei nobili spagnoli rifugiatisi a Reggio dopo il passaggio della Sicilia ai Savoia: figure arroganti e millantatrici, bersaglio della satira popolare, assimilabili ai “capitan Fracassa” della tradizione teatrale.

Un elemento linguistico rafforzerebbe l’origine reggina: il verbo “zanniare”, nel significato di scherzare o irridere, radicato nel parlato locale. «Da noi – ha osservato Castrizio – “fare lo zanni” è espressione viva. Altrove non esiste». Giangurgolo sarebbe dunque lo “Zanni Gurgolo”, figura della commedia dell’arte, intelligente e politicamente orientata contro la nobiltà dominante.

Nel tempo, tuttavia, la maschera avrebbe subito una parabola discendente: dapprima rielaborata a Napoli come caricatura del calabrese, poi progressivamente manipolata in chiave moderna fino a perdere, secondo il relatore, il suo nucleo originario.

Castrizio ha richiamato anche testimonianze iconografiche conservate all’estero, tra cui una statuetta settecentesca custodita presso la Camera del Tesoro di Vienna, dove Giangurgolo compare accanto ad altre maschere della commedia dell’arte. Un segno, secondo lo studioso, della diffusione internazionale della figura nella sua fase più antica.

In conclusione, l’invito alla ricerca scientifica: «Occorre studiare i testi più antichi, ricostruire i ruoli, distinguere le fasi. Solo così potremo restituire alla città la sua maschera, non per campanilismo, ma per verità storica».

Oreste Arconte: “Senza memoria non c’è futuro”

Emozionato in apertura l’intervento di Oreste Arconte, che ha ricordato la sua scoperta casuale di Giangurgolo nel 1973, a Roma, quando acquistò da un rigattiere un volume dedicato alla “maschera calabrese”.

Da quell’incontro nacquero il Gruppo Teatro Libero Gallicese, il giornale “Giangurgolo” – diretto per venticinque anni – e il Premio nazionale Giangurgolo per testi teatrali in lingua e in vernacolo, presieduto da Saverio Strati.

«Reggio ha perso la memoria – ha affermato Arconte – e una città che non conosce la propria storia non può costruire il proprio futuro». L’auspicio è che iniziative come quella di ieri possano riaccendere l’attenzione su un patrimonio culturale dimenticato.

La Vaporiera Calabria Express, turismo e archeologia ferroviaria

Il secondo momento della serata è stato dedicato all’Associazione Treni Storici e Turistici “La Vaporiera Calabria Express”, attiva dal 1995 al 2009 e rappresentata ieri dai suoi protagonisti Pino Chillemi e Nicola Morabito.

Un’esperienza pionieristica, nata in un periodo in cui – come ha ricordato Chillemi – molte locomotive storiche venivano destinate alla demolizione in nome della modernizzazione. «Erano anni in cui si cancellava la memoria dell’archeologia industriale ferroviaria. Noi abbiamo chiesto di poter salvare quei mezzi, curarne la manutenzione e rimetterli in funzione».

Senza internet, ma con una rete internazionale di appassionati, l’associazione riuscì ad attrarre turisti da tutto il mondo, amanti del treno d’epoca e del turismo lento, fatto di paesaggi, suggestioni ed emozioni.

Determinante la collaborazione con l’organizzazione inglese The Railway Touring Company, con cui furono realizzati otto tour fotografici tra Calabria e Sicilia. «Parliamo di un turismo di qualità – ha sottolineato Morabito – con partecipanti che arrivavano a pagare mille euro al giorno. Un indotto che coinvolgeva alberghi, ristoranti, trasporti. Era un’opportunità concreta per il territorio».

Dal cinema ai treni storici: un patrimonio disperso

La Vaporiera fu anche protagonista di importanti produzioni cinematografiche. Tra queste il film Malèna di Giuseppe Tornatore, con Monica Bellucci, girato in Sicilia, e Padre Speranza, realizzato a Crotone con Bud Spencer.

L’associazione fungeva da tramite tra produzioni e direzione regionale ferroviaria, curando ogni dettaglio organizzativo. «Era un business per tutti – hanno ricordato – e un modo per promuovere il territorio».

Oggi, però, gran parte dei mezzi storici utilizzati è stata trasferita altrove. «Ci duole – ha ammesso Chillemi – perché ciò che poteva diventare un polo stabile di turismo ferroviario in Calabria è stato sviluppato in altre regioni». Resta solo qualche tratto simbolico, come la linea della Sila tra Camigliatello e Silvana Mansio.

L’appello: studiare, sostenere, credere

Il presidente Pino Strati ha definito l’evento «un amarcord, ma anche un appello». Accanto ai dolci di Carnevale che hanno chiuso la serata in un clima conviviale, è rimasta, forte, la richiesta rivolta alle istituzioni e alla comunità: sostenere la cultura, credere nel turismo identitario, valorizzare ciò che appartiene alla storia locale.

«Le istituzioni devono crederci – hanno ribadito Morabito e Chillemi – con promozione mirata e progettualità. Il turismo ferroviario in Europa funziona. Anche Calabria e Sicilia hanno un patrimonio paesaggistico ed esperienziale straordinario». Un appello analogo a quello lanciato da Arconte e Castrizio per il recupero della maschera tradizionale reggina.

Una città che si riscopre

Perché tra Giangurgolo e la Vaporiera, due temi completamente diversi che abbracciano il teatro popolare e l’archeologia industriale, la domanda di fondo resta una sola: cosa resta di una comunità che dimentica le proprie radici?

La memoria, ieri, non è stata, dunque, solo esercizio nostalgico ma un vero e proprio gesto politico e culturale. Un invito a studiare, a ricercare, a organizzarsi. A non lasciare che altri raccontino – o riscrivano – la nostra storia.

Una città che recupera la propria memoria non ha bisogno, infatti, di guardare indietro e rimpiangere, ma può camminare verso il futuro con consapevolezza e sguardo fiero. 

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