La “Ribellione” di Roberto Anglisani a SpazioTeatro
Una pièce intensa tratta da Joseph Roth ieri sera a SpazioTeatro con Roberto Anglisani: la caduta di Andreas Pum tra fede, guerra e disillusione nella Vienna del 1920
«Dio, che Dio sei se non distribuisci le pene equamente?». Queste parole evidenziano la grande mutazione di Andreas Pum, protagonista in “Ribellione” dal romanzo di Joseph Roth. La pièce vede l’attore Roberto Anglisani che torna a SpazioTeatro con testo e regia di Francesco Niccolini per una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia.
Un reduce tra fede e destino
L’ambientazione della drammaturgia è l’Austria del 1920. Rimasto invalido della Grande guerra, Andreas Pum mantiene una fede incrollabile in Dio e nello Stato, ritiene il suo destino parte di un ordine superiore in cui le pene e le ricompense sono da Dio perfettamente distribuite. Aveva servito la patria e perso una gamba, dunque gli toccava essere ricompensato perché «Se l’era meritato». E sembra andare tutto bene: si costruisce una famiglia, ritrova una casa e lavora col suo organetto e la licenza per portare a casa il pane. Ma a una banale disavventura su un tram, dopo l’incontro con un uomo dalle idee paranoiche, Pum reagisce molto male e innesca la spirale di eventi negativi che lo porteranno a perdere ogni punto di riferimento fino al fallimento totale.
Una drammaturgia corale e senza salvezza
Rispetto a “Giobbe”, altro romanzo di Roth portato in scena da Anglisani, sempre di Niccolini, qui la scrittura non si esaurisce nella narrazione, ma pretende di presentare i personaggi uno a uno. Sono loro a raccontare e tessere le linee temporali della vicenda. In questa drammaturgia non c’è salvezza, a differenza che in “Giobbe”, la voce di Andreas Pum rimane solitaria, aspra e disperata fino alla fine.
Il teatro di narrazione e i personaggi
Anglisani confessa di essere stato affascinato dal personaggio per la sua vicenda umana. Il teatro di narrazione di cui Anglisani è uno dei maggiori interpreti lascia spazio a un ventaglio di personaggi che, anche con l’aiuto delle luci di scena, cambiano intensità e atmosfere, perfettamente caratterizzati, grazie anche ad abili gesti: con una sola sedia in scena e con la sua esperienza, l’attore riesce a catapultare dentro il mondo di Roth gli spettatori. Sono li a vedere in carne e ossa l’amico Willy, sempre pronto e disponibile a tenerlo al sicuro, l’algida e autoritaria moglie Katharina Blumichl, l’ispettore Klaustop e secondino del carcere in cui viene rinchiuso.
Dalla fede alla ribellione
Dall’odio iniziale verso gli anarchici e rivoluzionari (prima etichettati come “senza Dio e senza patria”), il personaggio protagonista evolve e vede, nella disgrazia, in cui comunque l’amico Willy cerca di soccorrerlo, un crollo di tutte le colonne su cui era incentrata la sua vita. Da qui l’urlo contro Dio percepito, infine, come assente, ingiusto e sordo alla sofferenza umana e che mette in discussione tutta la natura della giustizia divina.