La terra racconta: la memoria sismica reggina alla Villetta De Nava
Inaugurata oggi la mostra “La terra trema” alla Villetta De Nava sui terremoti di Reggio e del reggino: immagini d’epoca, prevenzione, scuole e l’appello per istituire il 28 dicembre 1908 come giornata della memoria sismica (Fotogallery e servizio video di Antonio Ciro)
È stata inaugurata oggi, alla Villetta della Biblioteca “Pietro De Nava”, la mostra La terra trema / I terremoti di Reggio Calabria e del Reggino raccontati dalle riviste d’epoca. Un’esposizione che mescola cronaca, immagini e ricordi e che, fino al 28 dicembre 2025, intende trasformare la memoria storica in strumento di consapevolezza pubblica e prevenzione.
Alla cerimonia — promossa dall’Associazione Culturale Anassilaos insieme alla Biblioteca — sono intervenuti la direttrice Daniela Neri, l’assessora alla Cultura Mary Caracciolo, il collezionista e curatore della mostra Giuseppe Diaco, il geologo Prof. Vincenzo Pizzonia, il Dott. Antonio Tobia De Simone, Vice Ispettore Polizia di Stato, risk and disaster management e volontario della protezione civile e il Presidente di Anassilaos, Roberto Iorfida. A condurre l’incontro Simone Calabrò, presidente di Anassilaos Giovani.
Le immagini raccontano
La mostra si poggia in larga parte sulla collezione privata di Giuseppe Diaco: riviste illustrate, cartoline, fotografie e prime pagine d’epoca che documentano il dolore e la resilienza della popolazione. Diaco ha offerto una spiegazione ricca di dettagli e aneddoti, che aiuta a comprendere il valore civico del progetto.
«Questa esposizione nasce da una passione che è diventata responsabilità», ha detto Diaco. «Ho raccolto per anni materiali sparsi nei mercatini, in librerie antiquarie e online. Ogni numero che porto qui ha una storia, per la quale ho speso tempo e risorse, ma quello che più conta è restituire alla città una memoria visibile. Le copertine a colori e le tavole illustrate non sono solo immagini: sono i volti della gente che correva via dalle case, i soccorsi, la speranza della ricostruzione. Vedere queste tavole davanti ai ragazzi è una lezione che nessun libro saprebbe dare».
Diaco ha approfondito il perché della scelta tematica: «Non volevamo limitare l’attenzione al solo 28 dicembre 1908. È un evento centrale, certo, ma la nostra terra ha una storia sismica che parte da lontano e che è documentata per immagini dalla fine dell’Ottocento. Mettere in fila il 1894, il 1905, il 1907 e il 1908, con materiali originali, aiuta a capire che il rischio non è un fatto episodico: è un tratto della nostra identità territoriale».
Infine Diaco ha lanciato un appello accorato per istituire la giornata commemorativa del 28 dicembre: «Quella data ha cambiato il DNA di Reggio. È come se la città fosse nata di nuovo quel giorno. Istituzionalizzare il ricordo — con manifestazioni pubbliche, momenti nelle scuole, cerimonie civili e religiose — non è un rituale sterile: è un dovere verso le vittime e una lezione pratica per le future generazioni».
La Biblioteca De Nava quale presidio culturale
La direttrice della Biblioteca, Daniela Neri, ha ampliato il quadro culturale e sociale dell’iniziativa, sottolineando l’importanza del presidio bibliotecario come custode della memoria collettiva.
«La Biblioteca De Nava è più che un contenitore di libri — afferma Neri — è un luogo vivo che intreccia ricerca, divulgazione e attività con le associazioni. Mostre come questa riaffermano la funzione pubblica della biblioteca e rinnovano l’importantissima sinergia con associazioni, come l’Anassilaos insieme alla quale abbiamo proposto questa mostra dedicati ai terremoti del reggino e che raccoglie sia le collezioni di Giuseppe Diaco che le testimonianze documentali qui conservate”. Neri ha poi sottolineato l’importanza dell’argomento che «tocca veramente la nostra città, la quale, come sappiamo, ha subito gravi catastrofi in linea di massima ogni cento anni. Ma la cosa importante da evidenziare è che dopo ognuna di queste e, in particolare, dopo quella del 1908, Reggio è sempre rinata. E questo grazie al ruolo degli architetti, degli ingegneri e delle grandi figure che hanno contribuito alla sua ricostruzione, trasformandola da una tavolozza vuota nella città “bella e gentile”. Pensiamo alle prime sperimentazioni con il cemento armato di Zani, a Camillo Autore, a Basile. Ciascuno di loro ha lasciato la propria impronta rendendo la nostra città quella che è adesso e che noi vogliamo, grazie anche alla memoria storica, far conoscere meglio e contribuire a valorizzarne il valore storico, artistico, architettonico. Reggio Calabria è una città che veramente ha affrontato tanto ma che ha sempre mantenuto la sua dignità e la sua bellezza, che è quella che ammiriamo facendo una semplice passeggiata sul corso Garibaldi”. Neri ha anche insistito sull’importanza delle attività didattiche: «Coinvolgere le scuole non è un’opzione, è fondamentale. Le visite guidate, i laboratori con gli studenti, le letture delle fonti storiche sono strumenti che trasformano la memoria in conoscenza utile per la prevenzione».
Il contributo tecnico del geologo
Il Prof. Vincenzo Pizzonia, geologo ed ex docente di geologia applicata all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha arricchito la tavola rotonda con osservazioni tecniche approfondite, toccando aspetti normativi e pianificatori.
«Questa mostra serve a ricordare e a interrogarsi sul presente», ha detto Pizzonia. «La ferita del 1908 è ancora viva nelle coscienze e ci spinge a valutare quanto oggi saremmo pronti. Dal punto di vista tecnico disponiamo di strumenti importanti: la normativa moderna per le costruzioni in zona sismica, l’organizzazione della protezione civile e, soprattutto, gli strumenti di pianificazione come il piano strutturale comunale e la microzonazione sismica».
Pizzonia ha richiamato norme già approvate da tempo che rendono “virtuosa” la città quantomeno dal punto di vista legislativo: «Reggio si è dotata di un Piano Strutturale approvato nel 2003 e ha prodotto studi di microzonazione presentati nel 2019. Questi documenti servono a individuare aree omogenee per pericolosità sismica sul territorio e a dare priorità agli interventi di messa in sicurezza. Tuttavia — ha avvertito — il problema non è solo produrre gli studi, ma attuare i piani». Ora, serve dunque realizzare gli interventi già approvati.
Alla domanda di Cult sui rischi sismici in ordine all’eventuale costruzione del Ponte sullo Stretto, Pizzonia è stato tecnico ma chiaro: «Il ponte, di per sé, non genera terremoti. La questione è un’altra: quanto incidono le faglie esistenti sulle aree di fondazione dell’opera? Si è parlato molto della faglia di Cannitello e delle sue implicazioni. Servono indagini approfondite, studi di dettaglio e valutazioni di rischio puntuali. Sono nodi che devono essere risolti».
Memoria viva e responsabilità verso i giovani
Roberto Iorfida, Presidente di Anassilaos, ha ribadito il duplice scopo dell’iniziativa: raccontare la storia e promuovere la prevenzione.
«Questa mostra è più di un’iniziativa storica. Non ci limitiamo a guardare le immagini dei terremoti che furono: parliamo anche del presente e del futuro. Viviamo in un’area ad alto rischio sismico e non possiamo ignorarlo. La scienza ci dice che i terremoti non si possono prevedere, ma si possono mitigare i danni. Per questo è fondamentale mantenere viva la memoria e studiare ciò che il passato ci insegna».
Il presidente ha sottolineato anche la responsabilità verso le nuove generazioni: «Abbiamo voluto coinvolgere i giovani perché saranno loro a ereditare queste criticità. È un affidamento morale. Rivedere le immagini del 1894 o del 1908 serve soprattutto a loro: è un confronto con ciò che potrebbe accadere di nuovo, per essere pronti ad affrontarlo nel modo migliore».
Nel ricordare la portata del sisma del 1908, ha aggiunto: «Parliamo di una tragedia che tra Reggio, Messina e i paesi del circondario ha causato circa 120.000 vittime». Ricordarlo, quindi, diventa un atto di responsabilità civile.
Giovani e prevenzione: la voce di Calabrò
Parole confermate dal Presidente di Anassilaos Giovani, Simone Calabrò, che ha condotto l’incontro, sottolineando l’importanza della divulgazione: «Spesso questi eventi sembrano lontani nell’immaginario collettivo, ma non lo sono. Basta ascoltare i racconti dei nostri nonni per capire quanto fossero presenti nella loro vita. È essenziale sensibilizzare i giovani: far conoscere i protocolli, i punti di raccolta, le corrette norme comportamentali. Non possiamo prevenire il terremoto, ma possiamo prevenire le cattive abitudini».
L’assessora Caracciolo: “Non dobbiamo mai dimenticare”
L’Assessora alla Cultura, Mary Caracciolo, plaudendo all’importanza della mostra “per non dimenticare in che tipo di territorio fragile ci troviamo” ha accolto positivamente l’appello di istituire una giornata commemorativa del 28 dicembre.
«Si tratta di un’idea utile e significativa», ha dichiarato Caracciolo. «Istituzionalizzare la giornata del terremoto del 1908 sarebbe un atto di civiltà e una ricorrenza che mira alla responsabilità collettiva e a non commettere gli errori del passato, aumentando la consapevolezza, anche attraverso iniziative che coinvolgano le scuole, delle peculiarità della nostra terra».
L’assessora ha poi collegato il tema alla necessità di politiche pubbliche efficaci: «Ricordare significa anche interrogare le scelte urbanistiche e le priorità di investimento. Oggi più che mai serve costruire con criteri antisismici al fine di far sì che non avvengano più le tragedie del passato».
La memoria che educa, la memoria che salva
La mostra alla Villetta De Nava è un invito a ricordare e al contempo a guardare avanti. A Reggio Calabria la terra ha tremato molte volte e tutte le volte la città ha saputo rialzarsi, trasformando la fragilità in forza. Se l’appello per istituire il 28 dicembre come giornata ufficiale avrà seguito, quella data potrà diventare un momento annuale di riflessione: un monito civile che unisce la memoria del dolore alla responsabilità di non ripetere gli errori del passato.
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