Laboratori di lettura: uno “specchio per l’anima”
I laboratori tenuti dall’educatrice e scrittrice Romina Arena alla Piccola Biblioteca sul Mare (e itineranti) sono spazi liberi dove il testo diventa un “pretesto” per una scoperta personale e collettiva e uno sguardo sul mondo che ci circonda
Uno scambio animato che parte da un testo, da una poesia, da una canzone, piuttosto che da una foto per diventare uno specchio sull’anima, uno spazio libero dove esternare le proprie emozioni e anche il proprio sguardo sul mondo.
Questa l’essenza dei laboratori di lettura che, a differenza dei tradizionali gruppi, sono esperienze guidate in un contesto che favorisce l’ascolto e la condivisione. Ne parliamo con Romina Arena, educatrice alla lettura critica e consapevole e scrittrice (parte della CollettivA Strettese e coautrice di “Stiamo Strette”), conduttrice di vari laboratori “itineranti”, dalla Piccola Biblioteca sul Mare di Villa San Giovanni al carcere di Arghillà.
L’essenza dei laboratori di lettura
La letteratura è, in sostanza, solo un punto di partenza. Un pretesto per andare oltre. Un ponte tra quello che leggiamo/vediamo e l’interiorità, tra quello che percepiamo e la nostra visione sul mondo.
“Nel laboratorio di lettura si anima uno scambio che può partire da un brano di letteratura, da un racconto, da una canzone, non necessariamente da un testo scritto. Si possono usare anche fotografie, dipinti, e si crea quello che si chiama circolo ermeneutico: cioè un circuito in cui le persone fanno esperienza con il testo, il brano, in generale, con la letteratura, condividendo l’esperienza individuale con gli altri. In una sorta di ‘scoperta’ – conferma infatti Romina Arena – confrontandosi e andando oltre il semplice commento letterario”.
I laboratori “itineranti”
I laboratori animati dalla Arena non hanno una sede fissa: sono itineranti, ma alcuni luoghi sono diventati riferimenti simbolici. Tra questi la Piccola Biblioteca sul Mare di Villa San Giovanni, le scuole del territorio e la casa circondariale di Arghillà, dove l’esperienza, tenuta stabilmente, assume un significato ancora più profondo.
A differenza dei gruppi tradizionali che si svolgono mensilmente, i laboratori di lettura hanno anche una cadenza diversa, in media una volta a settimana e hanno un approccio diretto e condiviso.
“Le letture non vengono effettuate individualmente condividendo poi l’esperienza personale con gli altri. Tutto è condiviso sin dall’inizio, in un lavoro ermeneutico, come dicevo prima, di interpretazione, ma non letteraria in senso stretto, bensì simbolica di quello che quel testo sta dicendo a me personalmente, data la scorta del mio bagaglio umano, della mia biografia, delle mie esperienze personali, di quanto quel testo mi attraversa come persona e di quello che mostra a me, di me, della realtà che mi circonda. E se poi allarghiamo lo sguardo, perché i livelli di lettura sono tanti, quello che quel testo mi sta dicendo del mondo che vivo” spiega Romina Arena.
Uno spazio d’ascolto senza pregiudizi
Gli incontri durano più o meno due ore, ma poi si allungano naturalmente, “perché -prosegue l’educatrice – quando metti in mezzo la tua vita e scopri c’è un posto che ha come presupposto l’accoglienza senza pregiudizio e soprattutto l’ascolto senza giudizio, capisci di essere in un posto sicuro”.
Il laboratorio di lettura, inoltre, “non è un ambiente in cui si accede perché si debba essere necessariamente lettori forti o per aumentare la propria frequenza di lettura, si entra perché si vuole fare un’esperienza interiore, se vogliamo anche spirituale e addirittura politica” ci tiene a sottolineare Romina Arena.
“Questo perché l’interesse è portato sulla persona, non sul costruire la cultura della persona. La cultura non è utilizzata come un ricettacolo di risposta, ma come propulsore di domande” prosegue. Infatti, aggiunge, ne è testimonianza il fatto che “ai miei laboratori partecipano anche persone analfabete o che non hanno alcuna dimestichezza con la lettura”.
I cicli di laboratori alla PBM: dalla poesia al fantastico
I laboratori si sviluppano in cicli tematici, “perché non esiste il laboratorio singolo ma esperienze e percorsi evolutivi, dove lo sguardo si costruisce un po’ per volta. Alla Piccola Biblioteca sul Mare, ad esempio, ho tenuto dei laboratori tematici che ruotavano intorno a degli aspetti specifici: uno si chiamava “Tracce elementari”, che è partito dalla poesia per arrivare ad uno sguardo sul mondo, inteso come cosmo, come spazio vissuto da umani, animali, piante e materia inorganica.
L’altro si chiamava “In cerca di creature fantastiche” ed aveva come filo conduttore la ricostruzione dello sguardo, la decolonizzazione dello sguardo e sulla messa in discussione del concetto di normalità. In entrambi i casi, il testo, perché abbiamo utilizzato racconti e brani di romanzi di narrativa – precisa ancora la Arena – è diventato il pretesto per interrogarsi sul presente e per decostruire ciò che diamo per scontato”.
Un ibrido possibile
Proprio da quest’ultimo laboratorio, è partita una sorta di sperimentazione, una sorta di ibrido tra i laboratori e i gruppi di lettura. “Sempre presso la Piccola Biblioteca sul Mare – racconta l’educatrice – sto animando un gruppo che è una fusione tra un gruppo di lettura secondo quelli che sono i suoi parametri standard, provando però a portarci dentro i principi dei laboratori di lettura, ricreando una discussione che non avesse solamente un’impronta di tipo letterario e narrativo, ma che partisse proprio dell’esperienza di lettura e arrivasse a quello che diventa poi l’asse portante dell’esperienza che io faccio con il libro che leggo. Abbiamo fatto già tre incontri e il 14 giugno ci sarà l’ultimo”.
“Anche questo ciclo ha avuto un filo conduttore – chiosa Romina -. Mi interessava che i libri fossero in qualche modo legati all’attualità, alle macro questioni che stiamo affrontando come genere umano e come comunità mondiale. E quindi abbiamo parlato della guerra, dell’immigrazione, di Gaza, di femminismi. E nell’ultimo incontro parleremo di questione di genere partendo dal libro ‘E’ stato così’ di Natalia Ginzburg”.
L’esperienza del carcere: libertà tra le righe
Un ultimo doveroso cenno va ai laboratori tenuti presso il carcere di Arghillà, dove la lettura diventa un atto di liberazione interiore. Qui i partecipanti, detenuti per reati comuni, per reati a sfondo sessuale, i cosiddetti sex offenders, suddivisi in due gruppi (uomini e donne) per ragioni di sicurezza, affrontano brani selezionati con più attenzione, evitando temi che possano toccare traumi sensibili come l’affettività.
“Il livello di partecipazione è molto elevato proprio perché c’è questa connotazione di fondo di uno spazio libero. In carcere, più che altrove – rincara la Arena – c’è bisogno di uno spazio interiore, dove poter esprimere le proprie emozioni, piangere, parlare senza paura. Così i laboratori di lettura diventano lo spazio di libertà liberato dal pregiudizio e dal giudizio, ossia da tutte quelle sovrastrutture comportamentali che ci portano a metterci una maschera e a costruirci un personaggio”.
A condurre questi percorsi ad Arghillà, insieme a Romina ci sono Paola Schipani e Elena Zagari, contribuendo con esperienza e competenza educativa, psicologica e pedagogica.
La lettura come consapevolezza
È evidente come i laboratori di lettura siano esperienze che vanno ben oltre i semplici incontri culturali, diventando luoghi di “umanità”, in cui la letteratura diventa un mezzo per guardarsi dentro e comprendere il mondo fuori.
La lettura probabilmente non basta a renderci persone migliori, ma sicuramente “dentro la letteratura si possono trovare gli strumenti per costruire uno sguardo più empatico – conclude Romina Arena – uno sguardo che abbia una profondità sul mondo e che ci consenta di avere una criticità di lettura, appunto, non solo nella letteratura di cui fruiamo ma nel mondo che viviamo”. Senza prerequisiti, senza competenze particolari ma soltanto mettendosi in gioco, aprendosi agli altri per incontrarsi reciprocamente.