Lampo, il cane ferroviere emoziona il Metropolitano
Grande successo ieri sera al Cineteatro Metropolitano di Reggio Calabria per “Lampo, il cane ferroviere”: teatro, musica, memoria e la partecipazione in video della vera Mirna Barlettani per la chiusura della rassegna “Un palco per la città” - GALLERY
07/06/2026Marina CrisafiApertura, Eventi0
Le luci che si abbassano, il silenzio della sala e la voce di un cane che racconta la propria storia. Una storia che parte addirittura dagli Stati Uniti e che attraversa l’Italia, continuando ancora oggi a parlare alle nuove generazioni perchè racconta sentimenti universali: amicizia, libertà, gratitudine e appartenenza. E’ questo il fulcro dell’evento di ieri sera, 6 giugno, al Cineteatro Metropolitano di Reggio Calabria, dove lo spettacolo “Le belle storie esistono ancora” dedicato a Lampo, il celebre cane ferroviere, ha chiuso la rassegna culturale “Un palco per la città” con una delle serate più intense ed emozionanti degli ultimi anni.
Teatro, musica, memoria e partecipazione hanno dato vita a un racconto corale che ha riportato sotto i riflettori una vicenda straordinaria, quella del cane che negli anni Cinquanta imparò a viaggiare da solo sui treni italiani, diventando un simbolo nazionale e internazionale.
La storia incredibile del cane che viaggiava da solo sui treni
La vicenda di Lampo iniziò nell’estate del 1953 alla stazione di Campiglia Marittima. Un piccolo meticcio senza padrone scese da un carro merci e venne accolto quasi per caso dal vice capostazione Elvio Barlettani.
Da quel momento nacque un legame destinato a entrare nella storia.
Lampo imparò ben presto a riconoscere treni, coincidenze, orari e percorsi. Viaggiava autonomamente lungo la penisola, da Firenze a Roma, da Napoli fino a Reggio Calabria, tornando sempre nelle stazioni che considerava casa: Campiglia Marittima e Piombino.
La sua fama superò rapidamente i confini della Toscana. La Rai gli dedicò programmi e servizi televisivi, mentre il libro “Lampo, il cane viaggiatore”, scritto dallo stesso Elvio Barlettani nel 1962, trasformò quella storia in un successo editoriale tradotto in numerose lingue.
Persino a Reggio Calabria il cane ferroviere venne riconosciuto durante uno dei suoi viaggi, rendendo ancora più significativo il tributo andato in scena ieri sera.
Il monumento restaurato e il progetto nazionale del Dopolavoro Ferroviario
La serata è stata aperta dai saluti del presidente del DLF Reggio Calabria, Nino Malara, che ha sottolineato il valore nazionale dell’iniziativa.
«Questa è una storia davvero bellissima. Un cane che accompagnava la piccola Mirna da casa alla stazione, la attendeva e poi la riportava a casa. Una vicenda che racconta fedeltà, intelligenza e amore».
Malara ha poi ricordato il ruolo sempre più centrale del Dopolavoro Ferroviario come presidio culturale per la città e ha illustrato il progetto nazionale sul bene comune e sul contrasto al vandalismo.
«In Italia esistono tante giornate commemorative, ma manca una giornata dedicata alla tutela del bene comune. Noi vogliamo contribuire a costruirla, non solo contro il vandalismo ferroviario ma per difendere tutto ciò che appartiene alla collettività».
Il monologo di Anna Rita Fadda: la voce di Lampo conquista il pubblico
Cuore della serata è stato il monologo interpretato dall’attrice Anna Rita Fadda, tratto dalla riduzione scenica realizzata dal direttore artistico del Metropolitano Antonio Calabrò dal libro Lampo Cane Ferroviere di Elvio Barlettani, con prefazione di Pino Tuscano.
Prima dell’inizio, Calabrò ha ricordato al pubblico: «Questo monologo nasce interamente dal libro e ho cercato modestamente di adattarlo alle straordinarie capacità interpretative di Anna Rita Fadda».
Sul palco, Lampo ha preso vita raccontando in prima persona la propria esistenza, il suo amore per la libertà e il suo rapporto con gli esseri umani.
Con ironia e tenerezza, il cane ferroviere ha raccontato: «Il mondo è un posto bellissimo dove vivere. Ho viaggiato molto e posso dirlo con certezza».
E ancora: «Io sono contrario alla violenza. Sono un cane pacifico e pacifista. Però la mia libertà non la baratto con nulla».
Tra i passaggi più emozionanti del monologo, il ricordo dell’incontro con Elvio e con la piccola Mirna: «Elvio Barlettani sprigionava il profumo del pane caldo, dei binari, dell’onestà e della marmellata alle ciliegie. Sono stati la mia famiglia».
E infine il messaggio che racchiude il senso profondo dell’intera storia: «Se c’è una cosa che a noi cani riesce bene è amare in modo incondizionato, dolce, sincero. Il lampo è la luce che illumina il cammino nelle tenebre. E questa luce si chiama amore».
Sul palco anche la piccola Mirna e in collegamento la vera Mirna Barlettani
Uno dei momenti più toccanti della serata è arrivato quando, durante il monologo, è entrata in scena la piccola Mirna, interpretata da Francesca Maria Sofo, mentre in collegamento video da Piombino è apparsa la vera Mirna Barlettani, oggi settantaquattrenne.
Accolta da un lungo applauso, Mirna ha raccontato il rapporto unico che la legava a Lampo. «Io sono la ex bambina di Lampo. Non mi piace definirmi la sua padroncina, perché Lampo non voleva padroni. Era libero, indipendente, senza guinzaglio. Scelse lui la nostra famiglia perché vivevamo nella stazione e lui amava le stazioni e le ferrovie».
Con emozione ha ricordato le giornate in cui il cane la accompagnava a scuola. «Ogni mattina si presentava davanti a casa alle otto. Mi accompagnava a scuola e poi tornava a Campiglia. A mezzogiorno ritornava a prendermi. Immaginate la felicità di una bambina che aveva un cane così. Tutte le mie amiche volevano conoscerlo».
Mirna ha poi ricordato come il padre avesse creato una vera rete di segnalazione ferroviaria.
«Quando Lampo spariva per giorni, qualcuno telefonava sempre: “Il cane è stato visto a Firenze”, oppure “È sceso a Roma”. E mio padre rispondeva: “Lasciatelo fare, tanto lui torna”. E infatti tornava sempre».
Particolarmente emozionante il suo giudizio sull’interpretazione teatrale: «Mi sono rivista nella bambina che ero. Anna Rita Fadda è stata bravissima, così come la piccola me interpretata da Francesca Maria Sofo. Sono riuscite a trasmettere l’amore e l’intelligenza straordinaria di Lampo. Mi hanno davvero commossa».
Pino Tuscano: «Lampo racconta i valori che il mondo rischia di dimenticare»
Tra i protagonisti della serata Pino Tuscano, presidente nazionale del Dopolavoro Ferroviario, ideatore dell’intero progetto teatrale nato dopo aver promosso il restauro del monumento dedicato a Lampo nella stazione di Campiglia Marittima, danneggiato dai vandali.
Introdotto da Antonio Calabrò e ripercorrendo la genesi dell’iniziativa, Tuscano ha raccontato come tutto sia nato quasi per caso.
«Quando sentii parlare del monumento dedicato a un cane ferroviere, fu davvero un lampo. Il giorno dopo iniziai a raccogliere documenti, testimonianze e informazioni. In quella storia vidi subito qualcosa di speciale».
Per Tuscano, Lampo rappresenta molto più di un cane. «È una storia di affetto, amore, solidarietà, accoglienza e generosità. In un mondo segnato da conflitti, violenza e diffidenza, questa vicenda ci ricorda che la cultura può ancora salvare il mondo».
E ancora: «Lampo era un cane libero, grato verso chi gli faceva del bene, rispettoso, intelligente. Incarnava quei valori di solidarietà, famiglia, sacrificio e comunità che hanno caratterizzato per decenni il mondo ferroviario e che dobbiamo recuperare».
La musica dei Velvet Noise e il finale in festa
Ad accompagnare il racconto è stata la musica dal vivo dei Velvet Noise, che hanno costruito una suggestiva colonna sonora capace di intrecciare emozioni, memoria e racconto.
Tuscano ha rivolto un appello a sostegno della musica dal vivo: «Difendete sempre i musicisti e la musica dal vivo. La musica è felicità e accompagna i viaggi della nostra vita».
Nel finale il pubblico si è lasciato coinvolgere dalla musica, alzandosi in piedi per cantare e ballare insieme agli artisti.
Il saluto finale e l’appuntamento al prossimo anno
La serata ha segnato la conclusione ufficiale della rassegna 2026 “Un palco per la città”, promossa dal Dopolavoro Ferroviario insieme alle associazioni L’Amaca, Itaca e Sartoria Bruzzese, con i media partner Radio Touring 104 e il quotidiano Cult, dedicata alla memoria di Bruno Stancati.
Prima dei saluti finali, Antonio Calabrò ha annunciato il ritorno della programmazione a settembre: «Riprenderemo con una serie di iniziative che proseguiranno fino a giugno del prossimo anno, nella speranza che questo teatro possa diventare sempre più un presidio della cultura per la città».
Poi l’ultima immagine, forse la più bella: il pubblico in piedi, la musica che riempie il teatro e sullo sfondo la storia di un piccolo cane senza pedigree che attraversò il mondo insegnando agli uomini il significato più autentico della parola libertà.