Le passioni di Tieri: Giuliana, il teatro
Aroldo Tieri e le sue passioni, l'incontro e il connubio con Giuliana Lojodice e il teatro
«Aroldo era un attore mitteleuropeo ma moderno. Non amava i costumi, le parrucche, i travestimenti, io invece ero il contrario. Jouvet diceva che ci sono due tipologie di attore, l’acteur e il comédien. Lui era l’acteur e io la comédienne. È stato un connubio fatto di un’alchimia straordinaria di istinti, di temperamenti dissimili poi simili in scena per voci, gusto, stile, fisicità. Eravamo giusti in scena come nella vita. Lui sapeva bene che la mia presenza aveva giovato moltissimo alla sua carriera matura, perché Aroldo era molto pigro e si sarebbe lasciato andare a delle scelte un po’ casuali. A un certo punto ho insistito perché si svoltasse l’angolo e si andasse verso Giancarlo Sepe, piuttosto che continuare col teatro di tradizione. Nel 1988/89 Sepe rappresentava l’avanguardia e io ho obbligato Aroldo a seguirmi in quella direzione. Pian piano ci siamo addentrati in testi di Italo Svevo, di Rosso di San Secondo, di Pirandello, di Molière che Aroldo non aveva mai fatto. “Esuli” di Joyce l’ho trovato nella nostra libreria in una notte insonne. Da lì è venuta tutta una serie di ragionamenti e di esperienze straordinari». E’ Giuliana Lojodice che parla come se Aroldo Tieri fosse ancora vivo. E lo è, impresso nella sua fervida memoria, nei ricordi di un’esistenza intensa, intessuta di amore, passione, fatiche teatrali. Si confessa in “Buonasera Aroldo, buonasera Giuliana” scritto insieme alla regista Anna Testa, edito Baldini Castoldi Dalai 2010.
Quanto dell’uomo calabrese c’era in Aroldo?
«Era un uomo molto carismatico, interessante, divertente e molto affascinante, che poteva anche suscitare la gelosia di una donna perché aveva molto successo con le altre signore. Eravamo veramente in simbiosi totale e allontanarsi l’uno dall’altro creava sempre un disagio profondo. Ho dovuto faticare persino per andare a fare delle vacanze con i miei figli. Diceva sempre: “L’amore è una piacevole inquietudine”. Aveva uno sguardo così intrigante, così dolce, un modo di essere così unico, una classe, uno stile, un’educazione, un savoir faire. Era estremamente simpatico e poi magari si chiudeva a riccio, in silenzio, era un contemplativo, aveva delle idee tutte sue, tutte strane. Più passava il tempo e più sentiva un bisogno estremo delle sue radici calabresi».
A tanti anni dalla sua scomparsa, diventa un caso interessante il suo connubio con Giuliana.
Una “ditta” longeva che il matrimonio fra i due attori non ha scompaginato, piuttosto rappresentando la forte intelaiatura di un duetto dalle mille risorse, sulla scena e nel teatro della vita quotidiana. In un’epoca in cui il matrimonio è considerato la tomba dell’amore e concorre col pullulare dei divorzi e delle tragedie familiari, l’esempio di Aroldo Tieri e Giuliana Lojodice fa riflettere e ci fa voltare indietro con un’acuta nostalgia. Valori come la complicità, ma anche il sacrificio, la comprensione e la sopportazione sono oggi preda di rapporti inflazionati dal proprio ego. Probabilmente l’orizzonte teatrale potrebbe darci una chiave di lettura della coppia moderna.
Aroldo Tieri, un artista nato e un marito dai molti silenzi reconditi; i silenzi del suo animo triste e disilluso, i rari silenzi d’incantamento; i silenzi al posto di labbra velenose; i silenzi alla ricerca del Don Chisciotte che c’è in lui e della sua Dulcinèa.
«Eppure – spiega Giuliana in “Aroldo Tieri. Una vita per il teatro” curato da Antonio Panzarella – quanto è tutto coerente in lui: l’entusiasmo di un attimo e l’acquietarsi di una gioia in un silenzio sereno; quel suo essere istintivo, che può apparire stramberia, chiudersi in sé stesso ogni volta che intuisce che qualcosa potrebbe staccarsi da lui e arricchire un altro essere umano e quella sua generosità verso chi apertamente soffre: tutto è coerente. La coerenza di un’anima – conclude Giuliana – complicata, assurda, se si vuole. Ma ha un valore artistico per cui vorrei che esistesse ancora un altro Dostoevskij per raccontarlo giustamente».