L’eterno sentire di Elisa d’Ascola emoziona Palazzo San Giorgio
Ieri sera, nella Sala dei Lampadari del palazzo di città, Elisa D’Ascola ha presentato il suo esordio poetico “D’Eterno sentire”: una serata tra poesia, filosofia e cura dell’umano
C’è un silenzio particolare che precede la poesia. Un silenzio che è attesa. È quello che, ieri, sabato 27 dicembre, ha avvolto la Sala dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, gremita di pubblico, nel momento in cui Elisa D’Ascola ha presentato il suo libro d’esordio, “D’Eterno sentire”, edito da Campanotto editore poesia, con prefazione del poeta e critico letterario Plinio Perilli.
Una serata intensa, partecipata, in cui la parola poetica si è fatta ascolto, relazione, cura, attraversando filosofia, fragilità ed esperienza condivisa.
Una presentazione tra dialogo, poesia e ascolto
L’incontro è stato moderato dalla poetessa Ilda Tripodi, che ha guidato il pubblico all’interno dell’opera e del percorso umano dell’autrice. A dialogare con Elisa D’Ascola è stata Giovanna Costanzo, docente di filosofia morale presso l’Università degli Studi di Messina, mentre le letture sceniche sono state affidate alla voce e alla presenza di Dario Zema, performer e attore.
Fin dall’apertura, Ilda Tripodi ha sottolineato il senso profondo della serata: non una semplice presentazione, ma un invito all’ascolto. “Parlare di poesia non significa parlare di qualcosa di distante o astratto – ha spiegato – ma di qualcosa che ci riguarda profondamente. La poesia è un sentimento che si fa intelligenza”. “D’Eterno sentire”, ha aggiunto, è un libro che chiede attenzione, lentezza e cura delle parole come luogo dell’anima.
Lo sguardo filosofico: la poesia come pensiero che sente
Nel suo intervento, Giovanna Costanzo ha offerto una lettura critica e filosofica dell’opera, partendo anche dal rapporto personale con l’autrice, conosciuta prima come studentessa e ritrovata oggi come poetessa matura.
La docente, leggendo anche dei versi della poetessa, ha messo in luce la cifra distintiva della scrittura di Elisa D’Ascola: una parola colta, ricercata, mai banale, capace di sottrarsi agli approcci superficiali e di restituire un “riflettere pensoso” che attraversa ogni componimento. Un pensiero che sostiene la parola e che cerca, talvolta con fatica, di emergere verso l’esterno.
Al centro della silloge, secondo la Costanzo, vi è una continua oscillazione tra desiderio di infinito e consapevolezza della fragilità: un contrappunto tra dolore e pace, solitudine e letizia, amore e perdita. L’“eterno sentire” si accompagna sempre alla caducità dell’esistenza, senza negarla, ma accogliendola.
La poesia, in questo senso, diventa uno spazio di pausa dal frastuono quotidiano, un luogo in cui la parola si distilla, si purifica e si salva, tornando dall’esterno all’interiorità per poi riconsegnarsi al mondo.
La voce dell’autrice: scrivere per canalizzare il dolore
Nel suo intervento, Elisa D’Ascola ha aperto con sincerità le porte del proprio mondo interiore. Ha raccontato come il libro sia nato da una frattura profonda, da perdite importanti vissute sei anni prima, e da un’esigenza non di arginare il dolore, ma di canalizzarlo, per non trasferirlo sugli altri.
Scrive di notte, quando il figlio dorme, ha rivelato, e affida alla poesia il compito di trasformare la sofferenza in possibilità di incontro. Filosofia e letteratura, studiate e vissute, diventano strumenti per dare concretezza all’esistenza e per restituire umanità, soprattutto ai giovani.
Il titolo “D’Eterno sentire” nasce proprio da questo: un rendere grazie agli “eterni”, a coloro che, pur non essendoci più, continuano a vivere attraverso l’amore trasmesso. Un ricordo che non è nostalgia, ma responsabilità.
Le pergamene e la poesia come gesto condiviso
Uno dei momenti più intensi della serata è stato quello della distribuzione delle pergamene al pubblico: frammenti scritti a mano dall’autrice, contenenti parole ed emozioni, tra cui riconoscimento, mancanza, solitudine. Distribuite al pubblico, hanno trasformato la presentazione in un’esperienza partecipata, rompendo la distanza tra palco e platea.
Elisa D’Ascola ha invitato tutti a interrogarsi insieme: esiste un ambito del reale che non abbia bisogno di cura? La poesia, per lei, nasce proprio da questa domanda e dalla necessità di contrastare una società frettolosa, algida, ossessionata dall’efficienza, che spesso reprime il sentire.
Attraverso filosofia e poesia, l’autrice rivendica il valore della fragilità come luogo autentico dell’incontro e del riconoscimento reciproco.
Il saluto delle istituzioni e della cultura
A portare il saluto istituzionale è stato il sindaco Giuseppe Falcomatà, che ha sottolineato il valore del Salone dei Lampadari e del palazzo di città come spazio culturale vivo e condiviso. Rivolgendosi all’autrice, ha riconosciuto la capacità di trasformare una passione in un percorso di vita e di lavoro, soffermandosi sul significato profondo dell’“eterno” in un tempo che consuma tutto rapidamente.
Falcomatà ha colto nella parola “mancanza”, a lui capitata, uno dei nuclei emotivi più forti della serata, ricordando come la poesia possa diventare un rifugio per l’anima e un modo per tornare a sentirsi umani.
È poi intervenuto Giuseppe Bova, presidente della Fondazione Culturale Rhegium Julii, che ha ricordato il colpo di fulmine della giuria per una poesia inedita di Elisa D’Ascola, vincitrice quest’estate del premio ad hoc, e ha sottolineato la rara ricchezza di contenuti e suggestioni della sua scrittura. Una poesia che nasce dalla frattura, ma che sa indicare una strada, guardando oltre, con uno sguardo capace di anticipare e di pacificare.
Letture, chiusura e cura dell’altro
Le letture di Dario Zema hanno restituito corpo e voce ai versi, accompagnando il pubblico dentro il ritmo e il respiro della poesia. In chiusura, Ilda Tripodi ha colto un tratto raro: “È la prima volta che vedo un’autrice prendersi cura del suo pubblico”.
Anche Giovanna Costanzo ha sottolineato il valore di un “tavolo” al femminile che non si limita a interpretare, ma accompagna l’esistenza, tessendo e disfacendo la tela del vivere.
Un esordio che parla di umanità
Ai microfoni di Cult, Elisa D’Ascola ha riassunto il senso profondo del libro in una sola parola: umanità. “D’Eterno sentire” nasce come espressione delle fragilità personali, ma si apre al mondo, ai ragazzi, alla necessità urgente di contrastare la disumanizzazione e l’analfabetismo emotivo.
La poesia, per l’autrice, non è dimensione aulica, ma gesto umano, difesa del sentire dei giovani e atto di fiducia nell’altro. Un primo libro che è già un manifesto: rallentare, sentire, riconoscersi. E che costituisce la base anche per la futura opera, un saggio, in corso di realizzazione.
Intanto ieri in quel silenzio ritrovato nella Sala dei Lampadari, l’eterno ha davvero trovato voce.