Liberi di scegliere: la legge che nasce dal coraggio a Reggio Calabria
Dalla Calabria a Montecitorio, “Liberi di scegliere” diventa proposta di legge nazionale presentata ieri alla Camera dei Deputati: un percorso nato a Reggio Calabria, dal lavoro del giudice Di Bella e sostenuto dal lavoro chiave di Bruna Siviglia e dell’associazione Biesse
Ci sono leggi che prendono forma nei territori, nelle aule di giustizia, nelle scuole, nelle carceri, nei silenzi difficili delle famiglie segnate dalla criminalità organizzata. La proposta di legge “Liberi di scegliere”, presentata ieri alla Camera dei deputati, appartiene a questa seconda categoria: è una legge che affonda le sue radici a Reggio Calabria, da cui tutto è partito, e che oggi approda a Montecitorio con l’obiettivo di offrire una concreta alternativa di vita a minori e madri cresciuti in contesti mafiosi.
La presentazione alla Camera dei deputati
La proposta di legge bipartisan (pdl 2072) è stata presentata ieri nella Sala della Regina di Montecitorio. Il testo mira a proteggere minori, giovani fino ai 25 anni e genitori – spesso madri – che intendono allontanarsi da famiglie inserite in contesti di criminalità organizzata, nei casi in cui non sussistano i presupposti per l’accesso alle speciali misure di protezione previste per collaboratori e testimoni di giustizia.
Un passaggio istituzionale di grande rilievo, che segna l’ingresso nella legislazione nazionale di un percorso sperimentato sul campo per oltre un decennio.
Alla presentazione era presente anche Bruna Siviglia, a Montecitorio, per sostenere un progetto che, con la propria associazione, ha contribuito a far crescere e consolidare nel tempo.
Cos’è “Liberi di scegliere”: un progetto prima ancora che una legge
“Liberi di scegliere” nasce nel 2012 dall’intuizione e dal lavoro del giudice Roberto Di Bella, allora presidente del tribunale per i minorenni di Reggio Calabria. L’idea è semplice e radicale allo stesso tempo: garantire ai figli delle famiglie mafiose la possibilità di scegliere un destino diverso, sottraendoli a un ambiente che ne compromette lo sviluppo psicologico, educativo e sociale.
Un progetto che unisce intervento giudiziario e azione culturale, e che nel tempo è diventato un vero e proprio metodo (il cd metodo Di Bella), riconosciuto a livello nazionale.
I numeri di un’esperienza concreta
I risultati raccontano più di ogni definizione astratta.
Tra Reggio Calabria e Catania, ha spiegato il giudice Di Bella a CULT, il progetto ha coinvolto oltre 200 minori, 34 donne, e sette di loro sono diventate collaboratrici o testimoni di giustizia. In alcuni casi, anche esponenti apicali delle organizzazioni criminali hanno intrapreso un percorso di collaborazione dopo l’intervento sui figli.
Un dato che conferma come l’allontanamento del minore rappresenti, per la famiglia mafiosa, una sconfitta culturale profonda, come ha osservato durante la presentazione della pdl il procuratore generale della Corte di Cassazione Piero Gaeta.
La “terza via” nella lotta alla mafia
Nel corso della presentazione, la presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo ha definito la proposta una legge che “disegna la terza via della lotta alla mafia”, chiarendo l’intenzione di inserirla stabilmente nella legislazione antimafia.
Una via che non si affida solo alla repressione, ma che punta sulla libertà di scegliere chi essere, dove andare e come crescere.
Sulla stessa linea il presidente della Camera Lorenzo Fontana, secondo cui quando lo Stato riesce a entrare nella vita di questi ragazzi prima della mafia, non compie solo un atto di giustizia, ma restituisce loro una possibilità reale di scelta.
Cosa prevede la proposta di legge
La proposta di legge istituisce una rete nazionale di protezione e assistenza per i minori esposti a grave pregiudizio psicofisico a causa dell’appartenenza a famiglie mafiose e per i familiari che si dissociano dalle logiche criminali.
Il testo interviene su più livelli:
rafforza i provvedimenti di limitazione o decadenza della responsabilità genitoriale nei casi di indottrinamento mafioso;
crea un circuito di comunicazione diretta tra uffici giudiziari;
potenzia il ruolo dei servizi sociali per i minorenni;
istituisce una rete operativa di accoglienza e assistenza su tutto il territorio nazionale;
introduce percorsi di educazione preventiva nelle scuole, con particolare attenzione alla dispersione scolastica;
dedica una tutela specifica alle donne, spesso perno culturale della trasmissione mafiosa, colmando un vuoto normativo che finora ha reso difficile il loro percorso di affrancamento.
Il cuore della proposta resta il superiore interesse del minore, in armonia con la Costituzione e con la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo.
Il ruolo dell’associazione Biesse e di Bruna Siviglia
Nel percorso che ha condotto fino alla presentazione della proposta di legge, un ruolo fondamentale è stato svolto dall’associazione Biesse e dalla sua presidente Bruna Siviglia, oggi considerata una delle figure chiave nella promozione e diffusione del progetto educativo “Giustizia e Umanità – Liberi di scegliere”, ideato e promosso nel 2019 proprio insieme al giudice Di Bella.
Un lavoro portato avanti con continuità nelle scuole e nei contesti più difficili del Paese, senza interruzioni neppure durante la pandemia, che ha contribuito a sostenere e rafforzare il percorso culturale alla base dell’iniziativa legislativa.
Il progetto Biesse, divenuto legge regionale in Calabria nel 2023 e in Sicilia nel 2025, è considerato un vero faro culturale nel contrasto alla criminalità, capace di incidere sul dibattito pubblico e istituzionale.
Attraverso l’uso del film Liberi di scegliere, diretto da Giacomo Campiotti, e dell’omonimo libro adottato in numerose scuole italiane, il progetto ha raggiunto un numero incalcolabile di studenti, alimentando una profonda opera di educazione alla legalità e alla libertà di scelta.
Un traguardo che parla calabrese
Per Bruna Siviglia si tratta di “un traguardo importante che parte da Reggio Calabria per arrivare in tutta Italia e all’estero”, una forma di riscatto per un territorio spesso raccontato solo attraverso la cronaca criminale.
“Per me è stato un momento importante essere presente a Roma a Montecitorio nella sala della Regina per la proposta di legge ‘Liberi di scegliere’. Con la mia associazione abbiamo fatto nel corso di questi anni dal 2019 ad oggi, con il progetto targato ‘Biesse giustizia e umanità liberi di scegliere’ ideato e promosso dalla sottoscritta, un grande lavoro di sensibilizzazione, di divulgazione, di informazione, di prevenzione con i ragazzi su tutto questo. Abbiamo lavorato, dato voce, promosso e sostenuto il percorso Liberi di scegliere, in quanto il progetto ‘Biesse giustizia e umanità’ si basa proprio sul percorso rivoluzionario del presidente Roberto Di Bella” ha aggiunto la Siviglia. “Abbiamo avuto un ruolo fondamentale, portato un contributo importante, entrando nelle scuole e nelle carceri, informando la società civile dell’opportunità che questo percorso può dare a chi vive in contesti difficili e malavitosi. Correva il 2019 e un grandissimo lavoro è stato fatto in questi 7 anni per arrivare a questo traguardo. Abbiamo fatto camminare le idee del giudice di Bella e abbiamo fatto camminare questo percorso, lo abbiamo fatto conoscere, sostenuto, promosso urbi et orbi in Italia e all’estero, e ci tengo a sottolineare – ha concluso – con orgoglio che tutto è partito da Reggio Calabria”.
Un riconoscimento anche al lavoro delle istituzioni calabresi e siciliane che hanno scelto di investire su un modello culturale e giuridico innovativo nel contrasto alle mafie.
L’auspicio: una legge entro il 2026
L’auspicio, ora, condiviso da più voci istituzionali e dal giudice Di Bella, è che l’iter parlamentare possa condurre all’approvazione definitiva della legge entro il 2026.
Un invito all’unità è arrivato anche da don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che, nel corso della presentazione, ha ricordato come in gioco ci siano le vite di persone e di tanti ragazzi.
Un finale che torna all’origine
“Non ci sono vite segnate per sempre”, ripete da anni il giudice Roberto Di Bella. È questa la frase che meglio riassume il senso di “Liberi di scegliere”.
Una legge che nasce a Reggio Calabria, cresce nei territori e arriva a Roma portando con sé una verità semplice e potente: senza cultura non c’è libertà, e senza libertà non c’è scelta.
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