L’Italia è morta, viva l’Italia!

Tra disillusione e autocritica, un racconto amaro e lucido sul fallimento dell’Italia calcistica e una riflessione sulla perdita di obiettività e identità

italia calcio

Eh sì, per la terza volta consecutiva la nostra amata Italia non si qualifica alla fase finale dei Mondiali di Calcio che si disputeranno in terra nordamericana, negli States per chi vuol sembrare figo. Colpe ataviche, disastri oramai strutturali, personalità inadeguate messe al vertice della FIGC, allenatori presi un po’ a caso, alcuni si dimettono per scelte di vita, altri che vengono dimessi in corso d’opera e alla fine il nostro caro Ringhio Gattuso che ci mette l’anima ma, purtroppo, non basta.

Tutto ovvio, non banale, ma ovvio nella sua patente e lampante chiarezza. Ma io, testardo come sono, voglio sempre guardare le cose da un altro punto di vista perché altrimenti non sarei quel gran cazzaro che fieramente mi sento di essere. Perché il punto di vista migliore è sempre un altro, non quello che sta sulla bocca e sulle tastiere di tutti. Perché offre una possibilità di ragionamento che, piaccia o meno, induce a vedere le cose in maniera diversa. Ma spesso quel punto di vista diverso diventa un atto di accusa verso altre entità che, come sempre, si sentono inattaccabili. Quelle entità, gruppi di persone che hanno un interesse comune o che vengono socialmente rinchiuse nello stesso schema, come gli elettori o i tifosi, ragionano per compartimenti stagni, non riescono più a discernere ciò che fa il proprio interesse da ciò che non lo fa. Vado oltre, asserendo che spesso fanno proprio un interesse imposto da una determinata narrazione a discapito di un interesse reale mettendo quest’ultimo da parte pur di affermare, anzi, confermare e farla propria quella narrazione, perché scaturente dalla propria identità politica o calcistica. Sì, è un modo un po’ contorto di dire che si è persa la capacità di analisi e l’obiettività necessaria per effettuare dei confronti basati sul rispetto reciproco e sulla buona fede.

E allora il mio atto di accusa è verso noi tifosi, sì! Perché ritengo che non ci meritiamo una squadra che ci rappresenti nella massima competizione a livello di Nazioni. E se andate a controllare le decine e decine di post sui social ve ne accorgerete. Attenzione, non sto dicendo che la colpa della mancata qualificazione ai Mondiali sia dei tifosi, sarei un cretino anche solo a pensarlo, ma sicuramente non meritiamo di esserci, a quei mondiali. Perché a fronte di un disastro che ha origini lontanissime nel tempo e responsabilità ad ogni livello il medio tifoso riconduce il tutto a questioni di appartenenza calcistica. La colpa è di Di Marco che ha esultato troppo presto, anzi è del famigerato blocco Inter, anzi è di Bastoni che paga il Karma  per la vicenda Kalulu, anzi è di Zenga perché ha sbagliato l’uscita su Caniggia, anzi è di Altobelli che ha fatto il terzo gol in finale troppo tardi, oppure di Materazzi che ha causato un rigore nella finale del 2006 ed anche se ha segnato il gol del pareggio e provocato letteralmente Zidane e la sua espulsione, nulla rileva! Ovviamente questi commenti scaturiscono da menti raffinate ed assolutamente obiettive, mica da tifosi di altre squadre rispetto ai giocati che ho menzionato, dai, come potete solo pensarlo? Gente quasi prossima alla senescenza che ancora frigna, come un bimbo a cui sottraggono le cioccolate, su questo o quel giocatore e perché ha fatto questo o perché ha fatto quello ma perché, in verità, mi sta semplicemente sulle palle perché non è della mia squadra. Ma veramente fate? No, dico, non vi viene un minimo di pudore, avete un’età, una famiglia che magari legge quello che scrivete, dei figli che potrebbero purtroppo prendere esempio da voi!

Sì, avete ragione, sto esagerando e mi devo scusare perché ho osato accusare noi tifosi. Non dovevo, nel senso non dovevo mettermi in mezzo, perché io semplicemente non sono come voi.   Io sono uno di quei rari esempi di tifoso in via di estinzione che esulta se la sua squadra vince, sfotte ogni tanto e con sempre meno divertimento qualche amico se la sua squadra perde, non insulta nessun tifoso per categoria. Io faccio parte di quella schiera di tifosi, che spero siano tanti, che esultano quando qualsiasi giocatore della propria nazionale va in gol, o fa una prestazione magnifica, o para un rigore, di quelli che, nel mio caso da interista, hanno adorato Del Piero quando ha fatto il secondo gol alla Germania in quel famoso mondiale e non solo per quello ma anche per il garbo e la correttezza che ha sempre dimostrato in campo, hanno pianto di gioia ai gol di Pablito o, più recentemente di Chiesa agli europei vinti. Io sono quel tipo di tifoso che quando la propria Nazionale è in campo non gliene frega nulla dell’appartenenza calcistica dei giocatori che in quel momento stanno gareggiando.

Ovvio e doveroso criticare chi gioca male, ma oramai il buon senso ha perso cittadinanza presso le nostre menti lacerate dal tifo di appartenenza, nessuno ragiona o, meglio, tanti evitano di ragionare pervasi da una rabbia che non ha alcun motivo di esistere. Se l’Italia è morta calcisticamente, e non solo purtroppo, la colpa sta nei piani alti, sta nelle nomine politiche piuttosto che di merito, sta nella sfrenata voglia di vincere delle nostre amate squadre che investono in discutibili giocatori stranieri trascurando quelli che una volta venivano definiti “vivai”. È anche e soprattutto da lì che bisogna ricominciare, non dare la colpa al singolo giocatore, o alla squadra o all’allenatore. Noi siamo questo, una squadra che non merita di andare ai mondiali perché non ha una struttura a monte, non vi sono ruoli ben definiti, solo nomine ad minchiam come quella di Buffon, per dirne una. E non merita di andare ai mondiali perché non ha giocatori all’altezza o che comunque in Nazionale non si esprimono come nelle squadre di club e vai a capire perché.

Quel che è certo è che bisogna stare uniti e continuare a incoraggiare quelli che abbiamo in attesa di tempi migliori perché come si dice in questi casi,

se l’Italia è morta, viva l’Italia!

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