Luana Polimeni: l’arte che veste l’anima
Intervista esclusiva a Luana Polimeni, stilista e artista reggina, ideatrice di Oroscenza e degli abiti-scultura indossati da Elisabetta Gregoraci e Delia Duran. Una narrazione tra arte, moda, kintsugi, archetipi femminili e rinascita
Quando si chiede a Luana Polimeni dove sia iniziato il suo percorso, lei sorride, come se quella risposta fosse scritta da sempre nella trama della sua vita. «Direi da piccola, perché sono figlia e nipote d’arte. Persino la mia bisnonna aveva a che fare con i tessuti» racconta.
La sua storia familiare è una genealogia di donne forti, creative, coraggiose. La bisnonna, protagonista di un dopoguerra duro e ingiusto, lasciò un marito nobile – un gesto inaudito per l’epoca – e si mise a vendere corredi per mantenere i suoi tre figli.
«Sceglieva solo lino, cotone, ricami. Aveva occhio, gusto, dignità. E tanta bontà. Ricordo persone anziane che mi raccontavano di come lei regalasse pezzi del corredo alle ragazze che non potevano permetterselo. Era una donna straordinaria».
Anche la nonna, cresciuta in quell’ambiente, sviluppò presto la passione per l’abito: da autodidatta smontava i vestiti per capire come erano cuciti, finché non divenne sarta. Poi arrivò la madre, amante della moda, che sognava il giornalismo ma finì per condividere con il marito un atelier vero e proprio.
L’Atelier di Luana Polimeni a Reggio Calabria
«Io sono cresciuta letteralmente in mezzo ai tessuti. Mia nonna capì subito la mia predisposizione: per insegnarmi a scrivere il mio nome, me lo fece ricamare con le perline. Così ho imparato prima a ricamare… e poi a scrivere».
La nascita della stilista-artista: un’identità duplice
Luana non ha mai avuto dubbi: «Alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”, rispondevo sempre: la stilista. Con assoluta certezza».
Eppure oggi, dopo anni di evoluzione creativa, quella definizione le va un po’ stretta. «Sono stilista, sì, ma il mio lavoro è diventato un linguaggio ibrido: moda e arte insieme. Le mie collezioni hanno sempre una storia, un racconto filosofico, dei pezzi scultorei. Non è solo moda, non è solo arte: è una fusione delle due».
Dopo l’Istituto d’Arte a Reggio Calabria, prosegue gli studi al Polimoda di Firenze, ma la sua vera formazione avviene “sul campo”: «Osservare il pubblico, percepire l’humus sociale e trasformarlo in collezione. È questo che mi costruisce, più di qualsiasi altra cosa».
Le prime collezioni e la consacrazione a Roma
Il debutto ufficiale avviene ad AltaRoma. È il 2016 e Luana presenta la sua prima collezione “N3”, accompagnata da un racconto scritto di rinascita: una ragazza che piange in un deserto arido e scopre che le sue lacrime fanno nascere la vita intorno. La sfilata diventa un piccolo spettacolo teatrale: una voce narrante, abiti in seta con micro-fiori dipinti a mano e, alla fine, due sculture dorate. «Ricordo ancora il boato del pubblico quando uscirono le sculture. Io ero dietro le quinte e mi guardai con mia madre: ma è successo davvero?». È il momento in cui capisce che la sua strada deve andare “oltre l’abito”.
L’evoluzione del linguaggio: gli abiti-scultura
Le sculture nascono come vere opere modellate a mano. «Parto dalla creta o dall’argilla, poi resine, pigmenti, oro. E modello, sono sculture a tutti gli effetti». Questi elementi diventano parte integrante dell’abito, dialogano con le sete, si fondono con il corpo.
Il suo brand, “Dress the Soul”, è la quintessenza di questa filosofia: l’abito come linguaggio emotivo, come esperienza, come narrazione interiore.
Il trauma che diventa oro: il concetto di Oroscenza
Da questa evoluzione, nel 2022 nasce “Oroscenza”, dopo un periodo segnato da racconti dolorosi di violenza psicologica confidati da alcune clienti. «La parola resilienza mi stava stretta. Non volevo essere paragonata a un metallo che torna com’era dopo un urto. Noi non torniamo più come prima. Noi possiamo migliorarci» afferma risoluta.
E questa riflessione la porta al kintsugi, l’arte giapponese che ricompone le fratture con oro puro. «L’oro diventa il simbolo della nostra rinascita illuminata. Non eliminiamo le cicatrici: le trasformiamo in valore».
Ma Oroscenza è anche un manifesto femminile: «Quando sento dire che la donna è il sesso debole perché è più sensibile, più emotiva, io rispondo che, invece, è proprio questa la sua forza. È quest’energia femminile che muove il mondo, questa emotività, questa delicatezza. È ciò che tiene il mondo incollato all’umanità. E io non la trovo debolezza ma forza».
Dall’oro alla terra: Mutaria, il ritorno all’origine
Anche la nuova collezione si rifà al femminino. Più studiata, più matura già dal nome Mutaria, fa capire che è un percorso di ritorno all’origine.
«Non è una purificazione vera e proprio ma un ritrovare il proprio archetipo. Senza sovrastrutture, eliminare il superfluo – spiega la Polimeni – e tornare a ciò che siamo nell’essenza femminile intrinseca nel nostro Dna».
Mutaria ha i colori della terra, sete morbide, drappi leggeri, pennellate dorate: un contatto con le radici, con il principio femminile ancestrale.
Il successo sui red carpet: dalla Gregoraci alla Duran
Il mondo dello spettacolo non poteva restare insensibile alle creazioni di Luana Polimeni.
Così, i suoi abiti-scultura hanno affascinato diverse vip, tra cui Elisabetta Gregoraci che, all’80esima Mostra del Cinema di Venezia, ha indossato un abito in pura seta con una rosa in creta e oro 24 kt.
«Un abito sinuoso, femminile, che parla di forza e rinascita» della collezione Oroscenza, conferma l’art-couturière.
Già durante i fitting, la Gregoraci aveva scelto un altro modello per Miss Calabria: un mono-spalla nero con piume di struzzo e ricami.
A lei si è aggiunta anche Delia Duran che alla Festa del Cinema di Roma ha sfilato con “Phaos”, un corpino scultoreo dorato che rappresenta due volti: uno sereno, l’altro oscuro, simbolo di violenza e riscatto.
Un’opera potente, scelta anche per sostenere iniziative contro la violenza di genere.
Premi, riconoscimenti e un percorso internazionale
La carriera di Luana Polimeni vede anche, ovviamente, una serie di riconoscimenti prestigiosi. Il suo debutto a Roma le vale la Lupa Capitolina. Segue una selezione accanto ai grandi nomi dell’haute couture – Valentino, Versace, Ferré – in una mostra a Belgrado.
Presenta collezioni a Milano, a Sì Sposa Italia, inaugura mostre d’arte in Calabria, conquista buyer e pubblico.
«Sono fiera di rappresentare la mia città. Reggio Calabria ha dato i natali a Gianni Versace e custodisce valori profondi della Magna Grecia e del Made in Italy».
Il futuro: tra nuove collezioni e sorprese in arrivo
Tra i progetti imminenti c’è N10, collezione estate 2026: «Pezzi vivibili, eleganti, che saranno per il momento presentati online man mano che verranno completati».
Ma soprattutto, Luana sta preparando un progetto artistico complesso: «È come allestire una galleria d’arte. Richiede tempo, dedizione, respiro». Una sorpresa in arrivo, dunque, un evento importante di cui al momento non può anticipare nulla.
L’abito come luogo dell’anima
In un’epoca in cui la moda rischia spesso di diventare solo immagine, Luana Polimeni restituisce all’abito il suo valore più profondo: quello di raccontare la donna, nella sua essenza.
Le sue creazioni non “vestono il corpo”, ma accompagnano una storia, un’evoluzione, una rinascita. «Perché non è il corpo che indossa l’abito: è l’anima che si lascia vestire».