Luca Scorziello: dai tamburi del Mediterraneo al mondo
Il percussionista reggino Luca Scorziello racconta a CULT la sua carriera tra Cuba, Brasile e Rai, i progetti futuri e il concerto del 20 agosto allo Shaka di Pellaro con i “Tamburi del Mediterraneo”, nella rassegna diretta da Alessio Laganà
Un crocevia di ritmi globali e identità. Il 20 agosto scorso lo Shaka di Pellaro si è trasformato in un’arena sonora grazie al concerto di Luca Scorziello e i Tamburi del Mediterraneo, evento fuori cartellone della rassegna curata da Alessio Laganà. Una serata che ha unito radici mediterranee e visione globale, con un ensemble capace di trascinare il pubblico in un viaggio ritmico oltre le frontiere.
Nato e cresciuto a Pellaro, percussionista e arrangiatore tra i più apprezzati in Italia, Scorziello ha lavorato con artisti nazionali e internazionali, dall’orchestra Rai a Lionel Richie, da Tosca ad Alex Britti. Lo abbiamo intervistato per ripercorrere la sua carriera, parlare dei suoi progetti e scoprire cosa significa portare nel mondo il battito della Calabria e del Mediterraneo.
Luca, dalla Calabria a Cuba: com’è nata la tua passione per le percussioni?
“Sono cresciuto in una famiglia d’arte: mio padre è un attore di teatro, mia madre truccatrice teatrale, mio fratello fotografo di scena. A 10 anni avevo già deciso che la musica sarebbe stata la mia vita. Ho iniziato presto: i primi matrimoni a 12 anni, la prima festa di piazza a 14. Poi gli studi alla scuola Timba di Roma e la borsa di studio che mi ha portato a Cuba, dal maestro Changuito, uno dei più grandi innovatori della conga. Lì ho vissuto un’esperienza indimenticabile: studiare direttamente a casa sua, respirando la tradizione afrocubana”.
Dopo Cuba è arrivato il Brasile. Cosa ti ha lasciato quest’esperienza?
“Il Brasile è stato la mia seconda patria musicale. Ho studiato con Marcelo Costa, percussionista di Caetano Veloso, e mi sono ritrovato a collaborare con Maria Bethânia e altri giganti. Mi chiedevano di dare un’impronta più pop alle loro produzioni e questo mi ha aperto strade inaspettate: tournée in Giappone, registrazioni, concerti. Era il momento giusto al posto giusto. Poi il ritorno in Italia, le chiamate di Loretta Goggi, Alex Britti e la Rai hanno cambiato il corso della mia carriera”.
Tra le tue esperienze c’è anche il Festival di Sanremo. Che emozioni ti dà?
“Sanremo è sempre un’emozione. La prima volta nel 2010, poi quest’anno con un’esperienza ancora più intensa. Ho notato una maggiore apertura al cantautorato e un uso più creativo delle percussioni dal vivo. Quando ricevi la chiamata del coach dell’orchestra, è come essere convocato in nazionale: sai di far parte di un gruppo che rappresenta l’eccellenza musicale italiana. Perché Sanremo è Sanremo”.
Quanta Calabria c’è nella tua musica? Quanto contano le radici?
“Tantissimo. Sono cresciuto a Pellaro, con il nostro mare, il Mediterraneo davanti che è stato la mia prima formazione ritmica, la mia prima orchestra. Questo è anche il luogo dov’è nato Otello Profazio, il più grande cantastorie calabrese, conosciuto in tutto il mondo, una figura che ha raccontato la nostra terra e le sue contraddizioni con ironia e poesia. Credo che Reggio dovrebbe ricordarlo con un monumento come hanno fatto a con Modugno ad esempio. Nei miei progetti cerco sempre di unire tradizioni diverse: africane, cubane, brasiliane, arabe. Con i Tamburi del Mediterraneo questa fusione diventa realtà. L’idea è costruire una vera e propria ‘orchestra ritmica’, con percussioni e batterie che si intrecciano come archi e fiati in una sinfonia”.
Hai parlato spesso della tua collaborazione con Tosca. Cosa significa per te?
“Tosca è un’artista unica: canta in cinque lingue, porta in scena mondi diversi e sa valorizzare chi lavora con lei. Con lei ho fatto tournée internazionali e progetti speciali come il ‘Salotto di Tosca’ all’Auditorium Parco della Musica. Mi coinvolge in sperimentazioni voce-percussioni che per me sono linfa vitale. È difficile trovare un’artista così eclettica e capace di far emergere il meglio da chi collabora con lei”.
Cosa c’è nel tuo futuro artistico?
“Oltre al nuovo progetto con Tosca, sto lavorando al nuovo disco dei Tamburi del Mediterraneo, a quattro mani con il chitarrista Bruno Pugliese e un’orchestra formata tutta da musicisti dello Stretto, eccellenze straordinarie di Reggio e Messina con cui inizieremo la tournée. Poi ci saranno collaborazioni con la Rai, il programma Tale e Quale Show e altri progetti di cui non posso ancora parlare. Inoltre, nel 2026 c’è in programma un festival a Licata dedicato a Rosa Balistreri: sarà un’occasione per valorizzare cantastorie e tradizioni popolari che rischiano di andare perdute”.
Tornando al concerto allo Shaka, che sensazioni hai provato?
“È stata una gioia immensa. Quando Alessio mi ha coinvolto pur essendo in vacanza non ho saputo dire di no. Suonare a casa, davanti alla mia gente, con un ensemble formato da musicisti straordinari tutti dello Stretto è stato magnifico. Dai batteristi Giuseppe Romeo, Domenico Pizzimenti e Michele Chiantella, ai percussionisti Domenico Nocera ed Enzino Y. Alle chitarre Bruno Pugliese, al basso Peppe Manti, alla voce Joe Pugliese. E chiedo scusa se non riesco a nominare tutti. Anche l’artista reggino Fulvio Cama, con cui stiamo collaborando per questo festival a Licata mi ha fatto l’onore di partecipare e abbiamo fatto un omaggio proprio a Rosa e a Otello. È qualcosa che va oltre la musica. I nostri brani originali hanno trascinato il pubblico, che ha risposto con entusiasmo. È stato un rito collettivo, un ritorno alle radici che diventano visione globale”.
Alessio, cosa ha rappresentato per te la presenza di Luca qui allo Shaka?
“Luca è un artista che unisce talento e radici. È nato qui, ha studiato nel mondo e porta Reggio sul palcoscenico internazionale. Coinvolgerlo nella rassegna da me diretta è stato naturale: la sua musica travolge, coinvolge e restituisce identità. La serata allo Shaka è stata il culmine di un percorso che ha messo insieme linguaggi musicali diversi, sempre ad alto livello. E vedere come il pubblico ha risposto dimostra che il Mediterraneo, con artisti come Luca, è ancora un cuore pulsante di creatività”.
La rassegna dello Shaka ha visto alternarsi artisti di livello internazionale e realtà emergenti, spaziando dal rockabilly al folk mediterraneo, dalla world music alla musica elettronica. Un cartellone eterogeneo che ha avuto il suo culmine con la serata di Scorziello, mescolando energia tribale, tradizione calabrese e visione cosmopolita. L’appuntamento ora è il 29 agosto con il rock-blues dei Walking Trees e il 30 con una band tributo a Bob Marley.