Luca Scorziello, il battito reggino all’Ariston
Per il terzo anno nell’orchestra del Festival di Sanremo 2026, Luca Scorziello porta sul palco il suo set-up percussivo elettro acustico tra suoni moderni, tradizione mediterranea e orgoglio calabrese – L’INTERVISTA
C’è un ritmo che attraversa il palco dell’Ariston e parla reggino. È quello di Luca Scorziello, percussionista, compositore e arrangiatore nato e cresciuto a Pellaro (RC), che per il terzo anno siede tra i professori dell’orchestra del Festival di Sanremo. Dopo il debutto nel 2010, il ritorno nel 2025 e ora l’edizione 2026, Scorziello è tra i protagonisti decisivi della kermesse. «Siamo agli sgoccioli, siamo pronti. È più di un mese che stiamo provando: prima a Roma, poi qui a Sanremo da oltre due settimane. Ieri con Laura Pausini, oggi le prove generali e domani si parte finalmente. C’è molta stanchezza, ma anche attesa, aspettative, impazienza» racconta a CULT con un sorriso che si intuisce anche al telefono.
Verso il debutto: prove serrate e spirito da nazionale
La macchina organizzativa è partita da oltre un mese. «Abbiamo lavorato prima a Roma, poi siamo arrivati qui a Sanremo due settimane e mezzo fa. Oggi facciamo le prove generali con tutti e 30 i brani in gara: li proviamo una sola volta con ogni singolo artista, come da prassi. Nel pomeriggio si comincia e si va ad oltranza».
Le giornate sono intense. «Proviamo tutto il giorno e a volte anche dopo cena. La concentrazione cerchiamo di non perderla mai».
Per Scorziello far parte dell’orchestra del Festival ha un significato preciso: «Sanremo è come far parte della nazionale in Serie A di calcio. Quando ricevi la chiamata del coach dell’orchestra è come una convocazione: sai che rappresenterai l’eccellenza musicale italiana».
Alla guida c’è Carlo Conti, con cui il percussionista reggino collabora da quasi vent’anni. «È una persona molto trasparente, tranquilla, che emana serenità e si fida dei suoi collaboratori. Si percepisce una situazione molto serena, tranquilla, nonostante il grande fermento che c’è fuori. E qui, in questi giorni, Sanremo è come una grande fiera: sotto l’albergo ci sono radio, televisioni, fan ovunque».
Tra tradizione e futuro: il set-up percussivo elettro acustico
Il contributo di Scorziello all’edizione 2026 passa anche da una scelta tecnica precisa. «Io sono addetto alla parte percussiva e alla parte elettronica. Dall’anno scorso ho deciso di dividere il mio set-up in due parti: una acustica e una elettronica. È un set elettroacustico».
Una soluzione che rispecchia il volto contemporaneo del Festival. «Quest’anno ci sono molti pezzi moderni dove la componente elettronica è molto presente. La differenza è che questi suoni non sono semplicemente lanciati da sequenze: li suoniamo dal vivo, utilizzando i suoni originali di ogni singolo brano».
Accanto ai pad elettronici restano congas e percussioni tradizionali. «La parte ritmica è supportata principalmente dal live. Questa è una cosa molto importante, perché ci sono stati anni con molte sequenze e meno orchestra. Oggi invece l’esecutore suona anche i suoni elettronici dal vivo: è un equilibrio tra modernità e presenza reale sul palco».
Un equilibrio che si riflette anche nei brani in gara. «C’è molta elettronica, soprattutto tra i più giovani, ma anche un ritorno a sonorità vintage. L’utilizzo delle congas, ad esempio, è interessante sia in artisti giovani come Tredici Pietro sia in interpreti più affermati come Malika Ayane. È un mix tra sapore retrò e suono moderno».
Le grandi voci e il lavoro con i big internazionali
Tra le emozioni delle ultime ore, le prove con grandi nomi della musica italiana e internazionale. «Ieri abbiamo suonato con Laura Pausini. È una grande professionista. Artisti come lei, come Ramazzotti e Tiziano Ferro, sono abituati a show internazionali di altissimo livello».
Con Laura Pausini l’orchestra ha lavorato anche sulla parte scenica e coreografica. «Raggiungono livelli molto importanti a livello di show. È molto bello, perché si impara anche guardando queste cose. Per me è sempre un valore aggiunto».
Nel clima sanremese non sono mancate notizie che hanno fatto discutere, come la rinuncia di Morgan al duetto sulle cover di “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco, decisione che ha trovato ampio spazio sui giornali nei giorni precedenti al Festival.
Dalla Calabria al mondo e ritorno con Tosca
Figlio d’arte – padre attore teatrale, madre truccatrice teatrale, fratello fotografo di scena – Scorziello ha scelto la musica a dieci anni. I primi matrimoni a dodici, la prima festa di piazza a quattordici, poi gli studi alla scuola Timba di Roma e la borsa di studio che lo ha portato a Cuba dal maestro Changuito, innovatore della conga.
Il Brasile è stata la sua seconda patria musicale, con lo studio insieme a Marcelo Costa e le collaborazioni con Maria Bethânia. Poi il ritorno in Italia, l’orchestra Rai, le tournée e le collaborazioni che spaziano da Lionel Richie a Tosca, fino ad Alex Britti.
Proprio con Tosca è pronto a partire un nuovo capitolo importante. Il 24 aprile esce “Feminae”, tredicesimo album dell’artista, un progetto internazionale dedicato alle donne, con numerosi ospiti anche stranieri. Dopo le presentazioni estive, partirà il tour vero e proprio in autunno. «È un disco molto bello, a mio avviso, e sarà un tour importante. Probabilmente toccherà anche la Calabria, speriamo anche Reggio».
Un ritorno a casa che avrebbe un valore simbolico forte per un artista che non ha mai reciso il legame con le sue radici.
Una Calabria che suona all’Ariston
Il battito dell’Ariston quest’anno parla ancora di più calabrese.
In orchestra, nella sinfonica, spiega Scorziello “c’è la violoncellista di Bagnara Ilaria Calabrò, mentre il percussionista sinfonico è il cosentino Tarcisio Molinaro, alla sua sesta esperienza al Festival”.
Una presenza che conferma quanto la Calabria sia tutt’altro che periferia musicale. Con le sue percussioni elettro acustiche, Luca Scorziello porta sul palco non solo tecnica ed esperienza, ma anche un’identità sonora costruita tra Mediterraneo e mondo.
«Sono molto contento di stare qua, è sempre un onore per me. C’è molta adrenalina, ma anche grande serenità. Quando si accendono le luci dell’Ariston, tutto prende senso. Perché Sanremo è Sanremo».
E mentre tutta l’Italia si prepara ad ascoltare le canzoni in gara, sotto quelle melodie c’è anche il battito profondo di Pellaro, di Reggio, della Calabria. Un battito che, ancora una volta, fa vibrare l’Ariston.
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