Luigi Cantarella, il militare reggino internato nei lager nazisti

Domani, 20 settembre 2025, a Padova la cerimonia in memoria degli Internati Militari Italiani, eroi di una resistenza meno raccontata ma molto importante. Sarà ricordato Luigi Cantarella, sergente reggino internato nei lager nazisti. A raccontare la sua figura è il figlio, il professor Giuseppe

Luigi Cantarella Luigi Cantarella (archivio di Giuseppe Cantarella)

Si terrà domani a Padova, in occasione della giornata istituita dal Parlamento italiano per il ricordo e la celebrazione degli Internati Militari Italiani, la cerimonia solenne presso il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto. Alle ore 9:00 verrà celebrata la Santa Messa a suffragio, seguita dalla benedizione delle nuove marmette commemorative dedicate agli internati. Le targhe saranno successivamente installate sulle pareti del salone commemorativo.

Tra i nomi che verranno ricordati figura quello del reggino Luigi Cantarella, nato a Reggio Calabria il 12 agosto 1922 e morto nella stessa città il 15 marzo 1993. Sergente del 15° Reggimento Autieri, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu prigioniero nello Stalag XVIII C di Markt Pongau, in Austria, dal settembre 1943 all’aprile 1945.

La vicenda di Luigi Cantarella

Il sergente Cantarella rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana o di collaborare con la Germania nazista, pagando con la deportazione nei campi di prigionia. Il suo internamento si concluse solo il 1° aprile 1945, in occasione del bombardamento della città austriaca di Krieglach, quando riuscì a liberarsi. Tornò a Reggio Calabria il 15 aprile dello stesso anno.

Per la sua vicenda, il 2 giugno 2019, la Presidenza della Repubblica ha conferito alla memoria di Luigi Cantarella la Medaglia d’onore, riconoscimento destinato ai militari e civili italiani deportati nei lager nazisti e costretti al lavoro coatto.

Le parole del figlio Giuseppe

La storia di Luigi Cantarella è stata ricostruita con rigore dal figlio, il professor Giuseppe Cantarella, che ha pubblicato anche un volume biografico dedicato alla vicenda del padre. “Mio padre era stato arruolato a Savona al Deposito del 15° Reggimento Autieri il 1° febbraio del 1943 per frequentare il corso preparatorio di addestramento. Il giuramento era avvenuto il 16 marzo seguente e il 1° giugno era stato trasferito a Cosenza al 132 Auto Gruppo, mentre nel luglio del 1943 era partito per la Grecia, assegnato al 95° Autoreparto leggero. Il 4 agosto dello stesso anno veniva promosso sergente” ricorda Cantarella. Dopo l’armistizio del 3 settembre 1943, l’eroe italiano fu fatto prigioniero a Tripolis, nel Peloponneso. Inizialmente ospitato nella casa del generale tedesco comandante, in un clima che sembrava preludere a un ritorno a casa, la situazione cambiò radicalmente con la stipula del cosiddetto “Armistizio Lungo” del 29 settembre.

“Le disposizioni di questo secondo armistizio aprono uno scenario diverso e decisamente drammatico: mio padre si rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ma anche di collaborare con la Germania di Hitler, viene pertanto condotto in un campo di prigionia, dove verrà internato” aggiunge il professore.

“Papà fu rinchiuso nello Stalag 18 C, e riuscì a liberarsi dalla prigionia in occasione del bombardamento della città austriaca di Krieglach avvenuto il 1° aprile del 1945. Poi, con tante difficoltà – rammenta ancora il figlio – riuscì a ritornare a Reggio Calabria il 15 aprile successivo”.

Per anni, spiega Giuseppe, suo padre mantenne la massima riservatezza sulla vicenda militare: “A me solamente ha raccontato qualcosa, in due occasioni. In seguito, dalla mia ricerca documentale ho trovato conferma di quanto da lui raccontato. Adesso, quindi, sono veramente felice di poter raccontare la sua storia, laddove lui non ebbe mai la forza di farlo”.

Il ricordo a Padova, per non dimenticare

Domani, Giuseppe e le sue sorelle saranno presenti a Padova per la cerimonia. “Saremo al Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto, per la benedizione della marmetta in ricordo di mio padre, Luigi Cantarella, che nel settembre del 1943, giovane di ventun anni, ebbe il coraggio e la forza di urlare in faccia all’invasore tedesco quel “NO!” che ha contribuito alla costruzione della Repubblica Italiana, libera, democratica e antifascista” chiosa orgoglioso il figlio.

La storia di Luigi Cantarella si inserisce in quella dei circa 650.000 Internati Militari Italiani che, dopo l’armistizio, preferirono la prigionia piuttosto che aderire alla Repubblica Sociale o alla Germania nazista. Fu la testimonianza di un’altra forma di Resistenza, meno raccontata ma non meno significativa. E la cerimonia di domani rappresenta un atto di memoria collettiva e di riconoscenza verso chi, come Cantarella, ha pagato con la libertà la fedeltà ai valori della Patria e della democrazia.

Un ricordo che non si spegne e che continua a vivere come monito per le generazioni future.

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