Madalina Pavlov, la verità che ancora attende

Caso Madalina Pavlov, 14 anni fa la morte della giovane romena appena 21enne. Oggi, nuovi consulenti, tra cui l’avvocato Claudio Salvagni, entrano nel team che indaga sulla morte della ragazza

Caso Madalina Pavlov: anche l’avvocato Salvagni nel team

Nuovi prestigiosi consulenti nel team che cerca di far luce sulla morte di Madalina Pavlov. Nei giorni scorsi sono stati nominati l’avvocato Claudio Salvagni, insieme a Francesco Maria Galassi, medico e professore associato di Anatomia Umana presso il Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense dell’Università degli Studi di Pavia e ad Elena Varotto, antropologa forense e ricercatrice senior presso la Flinders University (Australia), che si occuperanno degli aspetti medico-legali e antropologico-forensi del caso.

Quattordici lunghi anni sono passati dalla morte di Madalina Pavlov. Una vita spezzata misteriosamente che grida, a distanza di tutti questi anni, perché la verità venga a galla. Nella serata del 21 settembre del 2012 il corpo della giovane romena, appena ventunenne, fu rinvenuto senza vita sull’asfalto di via Buozzi, al centro di Reggio Calabria. La ragazza sembra essere precipitata da quel palazzo, in cui, almeno in apparenza, non aveva motivo di trovarsi. Una morte che viene  inizialmente ricondotta a un suicidio. Ipotesi immediatamente scartata dalla madre, Agafia Gabriella Cutulencu, dal resto della famiglia e da chi l’aveva conosciuta. Una ricostruzione che ben presto si rivela piena di incertezze, interrogativi e incongruenze tanto da essere nuovamente rubricata in istigazione al suicidio. Nel corso delle indagini fu il procuratore Cafiero De Raho ricevendo la madre, a parlare di omicidio. Madalina non era caduta volontariamente dal palazzo. Così come appare molto improbabile che qualcuno possa averla spinta a buttarsi.

Ma chi era Madalina?

Bella, con gli occhi verdi e i capelli biondo cenere, Madalina era arrivata a Reggio con la madre, a soli sette anni. Catapultata dalla Romania nella città dello Stretto, nella scuola elementare, si era trovata a fare i conti con persone diverse e con compagni nuovi e con una lingua, l’italiano, che non conosceva affatto. Da sempre si era mostrata caparbia e volenterosa. In pochissimo aveva imparato l’italiano e, in pochi anni, era divenuta una delle studentesse più brave.

E poi l’amore per il prossimo che l’aveva portata a intraprendere il percorso di volontariato con l’Unitalsi di Reggio Calabria e accompagnare gli ammalati nei santuari europei. Lavorava in una pizzeria Madalina perché voleva mantenersi da sola mentre studia. Ha tante amiche; ha un ragazzo, tra alti e bassi, come accade alla sua giovane età. E soprattutto è empatica, ha grandi sogni, i viaggi in posti lontani, la patente che è riuscita a prendere proprio la mattina del 21 settembre. A qualcuno aveva confidato di voler andare in Australia. Una vita nel fiore degli anni e tanti sogni che mal si addicono al presunto desiderio di farla finita.

Sua madre ha combattuto e non si è mai data pace per questa morte inspiegabile. Al suo fianco, dal 2015 indaga un gruppo di esperti specializzato, si tratta del Cat (Crime analyst team) composto da Mary Petrillo, psicologa e criminologa; Rossana Putignano, psicoterapeuta, insieme al legale Giuseppe Gentile. Il team proprio in queste ore si arricchisce di nuove figure di consulenti di nota fama, che si sono occupati di casi di impatto mediatico, e che potranno dare linfa alla ricerca della verità.

Gli elementi da chiarire nel caso Pavlov

Nel giorno dell’anniversario della morte, appena due anni dopo, il 21 settembre del 2014, venne persa in un incendio divampato nella casa dei genitori di un consulente tecnico d’ufficio, la documentazione fotografica, in primis l’autopsia a colori, relativa al caso. Un episodio sul quale gli approfondimenti del team intendono fare chiarezza.

Nel 2017, invece, quello che gli specialisti ritengono un tentativo di depistaggio: una lettera fatta pervenire nella casella postale dello studio legale incaricato dalla madre all’epoca. Parole d’accusa nei confronti di uomo adulto, sposato, coinvolto nella vicenda con cui la giovane si sarebbe incontrata proprio all’interno del palazzo di via Buozzi. Una missiva emblematicamente firmata da una sedicente “amica” di Madalina. Lettera che lascia più di un dubbio perché insinua e muove da suggestioni non provate e senza una base. A renderla ancora meno credibile il fatto che sia anonima.

Tornando alla sera della morte qualcosa non quadra. Gli specialisti non sono molto convinti del modo in cui il corpo è stato rinvenuto dopo la caduta. L’impressione è che non sia stata una caduta di natura autolesionista. Uno degli stivali che indossava Madalina viene ritrovato poco lontano dal cadavere in posizione diritta, dopo un volo. Può una scarpa volare via con così tanta facilità o è più realistico pensare ad un coinvolgimento di terzi nella scena del crimine (che non è stata ancora identificata) e che quella sera la ragazza non fosse sola?

A supporto di questa ipotesi c’è la seconda perizia del Ctu che lascerebbe supporre la possibilità di interventi di terze persone.

Le indagini sulla morte

Le indagini sulla morte di Madalina sono attualmente chiuse. La madre da qualche anno è tornata in Romania, ma il suo cuore resta laddove ha subito la ferita più grave e dove è sepolta la figlia.

Con la ricchezza portata dall’allargamento del team si resta in attesa che però nuove prove possano riaprire la vicenda e portare giustizia per la famiglia di Madalina.

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