Mario Mastronardi, il management degli anni ’70: la musica è finita
Mario Mastronardi racconta il management musicale degli anni Sessanta e Settanta tra aneddoti, ricordi di grandi artisti come Vandelli, Battisti, Bobby Solo, le Orme e il Banco del Mutuo Soccorso: «La musica è finita, oggi resta solo intrattenimento»
Il nostro incontro è segnato da diciannove anni di presenza assenza, quando entrammo in contatto per il concerto del Banco del Mutuo Soccorso che organizzai a luglio 2006 ad Andria Prog Fest. Mario Mastronardi, un manager che ha attraversato la storia di grandi nomi degli anni sessanta e settanta da Bobby Solo a Maurizio Vandelli, dalle Orme al Banco del Mutuo Soccorso, fino alla produzione degli Extra superband con la voce del frontman Bernardo Lanzetti. L’occasione del ritrovarsi è sempre dietro l’angolo, perché la musica ha il potere della purezza e del gioco a dadi con il destino.
Reggio Calabria si veste degli abiti di settembre, di suoni e parole ed entra nel mondo delle canzoni coniugando la storia di interpreti che hanno fatto la storia della musica italiana, Maurizio Vandelli e Lucio Battisti.
Supero la transenna dietro il grande palco del concerto, ritrovo un po’ casa mia, del passato scomposto di promoter, direzioni artistiche e organizzazioni live, il passare del tempo regala il passo indietro, dal palco, dallo scenario da front man, a convitato di pietra nello showbiz.
Mario è seduto, con i suoi occhi azzurri, i capelli lunghi bianchi legati con un codino e l’accento marchigiano che lo rendono unico ed il tempo sembra avvolgersi nella storia della musica.
Il nostro dialogo ha il sottofondo musicale del soundcheck di Vandelli, ma le frasi restano nitide tra noi”Carissimo è tutto cambiato, non esiste più la musica, esistono le produzioni digitali, basta mettere insieme un paio di ragazzi e delle buone basi e loop e tutto diventa show. La musica è finita, adesso è solo intrattenimento.”
Dalle sue parole traspare un po’ di rimpianto del passato, di un mondo imprenditoriale musicale che non esiste più.”Tanti decenni sono passati dalle grandi produzioni, quando i dischi si vendevano, quando il Festivalbar decretava la canzone vincente in base a quante volte era suonata ai juke box, non come adesso che si valutano le visualizzazioni e non la dazione del denaro” Parliamo di David Zard, grande manager in quel periodo storico. “E’ una lunga storia quella dell’incontro con David Zard, eravamo al Casinò di Sanremo, io giocavo e lui giocava. Io lo conoscevo e lui non mi conosceva. Dopo un po’ di tempo andammo nel suo ufficio con Bobby Solo perché dovevamo creare una società insieme. Quando aprì porta, David mi disse, tu sei quello che al Casino di Sanremo ha puntato 6 fiches da 50 euro su un numero vincente e te ne volevano pagare solo 3 e dopo ti hanno pagato tutto. Mi è rimasta impressa la sua memoria visiva. Dovevamo organizzare una serie di concerti di Bob Dylan in Italia, ma poi non se ne fece niente e lui produsse Notre Dame de Paris che fu un grandissimo successo. David Zard era di un altro livello. ”Esisteva un management di diverso livello “Sicuramente gente come David Zard, Pier Quinto Cariaggi e Mammone il produttore della PFM, allora c’erano i manager veri, adesso sono arrivate le multinazionali ed è cambiato tutto.” Anche nelle case discografiche è cambiato tutto, una volta esistevano arrangiatori come Reverberi, produttori come Melis alla RCA o Vincenzo Micocci con la It, adesso i direttori delle major discografiche non hanno alcuna cultura musicale, sono semplici impiegati.”
Le mie parole sono come una freccia che colpisce il bersaglio dell’orgoglio. “Una volta fare il mestiere di manager o impresario, chiamatelo come volete, era una missione come il medico. Si proponevano gli artisti perché erano parti di noi, regalavano emozioni al pubblico. Adesso non è così esistono i prodotti discografici digitali, loop ed intelligenza artificiale. Una volta si andava alla ricerca del sound, si cercava di creare qualcosa di nuovo e di vero. Oggi è come tutte le altre attività, è come avere un negozio in cui conta l’incasso.” Entrammo in contatto con Mario tanti decenni fa e si pianificavano le tournee degli artisti “Si provava mesi prima di fare il tour di concerti, adesso non si fanno più le ricerche di suoni e arrangiamenti, si fa tutto on line o con file digitali.”
I minuti trascorrono in fretta, alle nostre spalle arriva un uomo elegante, alto con i capelli bianchi legati con un codino. E’ Maurizio Vandelli, che gentilmente saluta ed entra nel salotto riservato nel backstage del palco. L’occasione di questo incontro nasce grazie a questo concerto in Reggio Live Fest, grazie al finanziamento della Regione Calabria del Presidente Occhiuto, con l’organizzazione di Ruggero Pegna Shownet e con il supporto della Città Metropolitana ed il comune di Reggio Calabria. Mario sorride e parlando di Maurizio Vandelli dice “E’ l’unico testimone dell’epoca beat e non solo ed ancora con la sua voce limpida canta l’universo musicale di Battisti, con cui collaborò , ma è anche il fondatore dell’Equipe 84 ed oltre lui vedo la PFM come gruppo storico sempre propositivo.” La curiosità è grande nel comprendere chi abbia lasciato il segno della sua memoria. ”Sono molti i cantanti che hanno lasciato il segno, iniziamo da Alto Tagliapietra delle Orme, Bobby Solo, Maurizio Vandelli, Bernardo Lanzetti, i New Trolls e Nico Di Palo e vorrei sottolineare Bernando Lanzetti, che negli Stati Uniti avevano definito la più bella voce bianca del Blues.
Produssi anche il progetto musicale con gli EXTRA una superband in cui c’era proprio Lanzetti come voce e frontman. La mente mia arriva anche agli anni dei Profeti, dei Dik Dik, organizzai anche un megaconcerto a Chieti con Finardi, Vandello, Dolcenera, Gigi D’Alessio e presentava Fabrizio Frizzi, ma era molto difficile fare quelle cose cose, perché i costi erano alti e la gente preferisce il concerto dell’artista singolo.” Il dialogo si consuma sulla valenza della musica “A volte si fanno scelte commerciali, ricordo che Fausto Papetti aveva iniziato come artista jazz, come lo stesso Johnny Sax, poi hanno cambiato trovando la strada commerciale riproponendo canzoni di successo al suono del sax.” La musica va, in sottofondo e le ultime parole lasciano il segno “La musica è finita, gli amici se ne vanno, come cantava il grande Califano. La musica come elemento culturale e di sperimentazione è finita, con gli arrangiamenti scritti sul pentagramma, con le registrazioni in analogico e presa diretta. Ma fino a quando ci saranno canzoni eterne come quelle di Battisti e Vandelli, possiamo dire che la musica è viva.”
Sul lungomare della città della Fata Morgana si liberano sull’aria queste parole “..in un mondo che non ci vuole più, il mio canto libero sei tu..” per restituirci la coniugazione dei sentimenti al ritmo delle canzoni.