Martin Craig & The Black City: funk e liberazione sonora allo Shaka

Uno degli show più intensi e partecipati dell'estate calabrese allo Shaka di Pellaro quello di giovedì sera con Martin Craig & The Black City - FOTO E VIDEO

Martin Craig

Il 31 luglio 2025, nella suggestiva cornice dello Shaka ASD di Punta Pellaro (RC), Martin Craig & The Black City hanno offerto uno degli show più intensi e partecipati dell’estate calabrese. Un concerto che non è stato soltanto musica dal vivo, ma un vero e proprio atto di comunione collettiva, dove il funk, il disco e il power soul sono diventati veicoli di liberazione, unità e resistenza emotiva.

Guarda il video su Instagram

Il claim della serata – Ready to Funk? – non era una semplice trovata promozionale, ma una promessa mantenuta fin dai primi secondi: un attacco ritmico pulsante, groove serrato, sezione fiati rovente e un pubblico che si è immediatamente lasciato trascinare in pista. Il palco dello Shaka, allestito sulla sabbia e avvolto dal profumo del mare, è stato il catalizzatore perfetto per la miscela energetica proposta dalla band.

Martin Craig, frontman carismatico e dall’anima soul, ha guidato la serata con padronanza scenica, voce graffiante e un linguaggio corporeo ipnotico. Ogni brano è stato interpretato non solo con tecnica ma con partecipazione profonda, rendendo il live uno spazio emotivo aperto, in cui la parola d’ordine era condividere. Non a caso, tra un brano e l’altro, Craig ha spesso sottolineato – senza retorica – l’importanza della musica come forza aggregante, come “luogo” dove il battito collettivo può superare solitudini e distanze.

I Black City, band compatta e rodata, hanno fatto da spina dorsale al concerto con un suono potente, preciso e ricco di sfumature. Chitarre funky e taglienti, basso rotondo e danzante, batteria incalzante e tastiere spaziali hanno tessuto un tappeto sonoro denso ma fluido. Non solo tecnica impeccabile, ma anche interplay sincero e gusto per l’improvvisazione: elementi che hanno reso ogni pezzo un organismo vivo. Ma la sorpresa è stata Elisa Brown, special guest della serata, che con la sua voce graffiante e travolgente ha saputo stregare il pubblico e saperlo prendere per le orecchie e per il cuore.

Ma il vero valore della performance di Martin Craig & The Black City non si misura solo nella qualità musicale – indiscutibile – quanto nella capacità di costruire un’atmosfera di fiducia e vicinanza. In un tempo segnato da polarizzazioni e disconnessioni, la loro musica ha riportato al centro il corpo, la danza, il contatto. E soprattutto il bisogno di stare insieme.

Una serata che ha lasciato tracce: non solo nel sudore e nella sabbia sotto ai piedi, ma nel cuore di chi c’era. Il funk, il soul e il disco qui non sono stati revival, ma strumenti vivi per reagire al presente.

Pellaro ha ballato, sì. Ma soprattutto ha ascoltato, respirato, condiviso. E per una notte, il groove è stato un gesto politico d’amore.

Share via