Martiri del mare, non numeri: la proposta di Francesco Piobbichi

Il mare restituisce i corpi dei migranti travolti dal ciclone Harry. Il disegnatore Francesco Piobbichi propone sepolture simboliche e mappatura del DNA: l’appello è stato rilanciato dal Centro Sociale Angelina Cartella di RC e dalla Carovana per una Calabria aperta e solidale

Francesco Piobbichi Disegni di Francesco Piobbichi (pagina Facebook ufficiale)

Tra il 6 e il 17 febbraio il mare ha restituito almeno quindici corpi lungo le coste di Calabria e Sicilia. Sono solo alcune delle vittime del ciclone Harry che, a metà gennaio, si è abbattuto su Calabria, Sicilia e Sardegna. Nei giorni scorsi si era parlato di strage: secondo le denunce delle associazioni impegnate nel soccorso dei migranti, potrebbero essere almeno mille le vittime.

Le verifiche sono ancora in corso, ma un dato emerge con forza: decine di imbarcazioni partite dalla Tunisia non sono mai arrivate a destinazione. Il sospetto è che il ciclone abbia travolto in mare gruppi di migranti già dispersi nel silenzio generale.

Piobbichi: “Non seppelliteli come numeri. Ma come martiri”

A intervenire pubblicamente è stato Francesco Piobbichi, disegnatore e operatore sociale di Mediterranean Hope, il programma migranti e rifugiati della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

In un lungo post pubblicato su Facebook, Piobbichi ha scritto: “Non seppelliteli come numeri. Ma come martiri”. Parole che hanno rapidamente fatto il giro dei social e acceso il dibattito.

“Il mare restituisce in questi giorni corpi di un reato. Di un crimine contro l’umanità”, denuncia Piobbichi, sottolineando come quelle vite non possano essere archiviate come conseguenza di un evento naturale. “Queste morti non sono una tragedia provocata da un uragano, ma da una deliberata, feroce e cinica politica di morte dei governi europei in accordo con quelli del mediterraneo centrale”.

Secondo il suo post, sarebbero almeno trenta le barche partite dalla Tunisia di cui si sono perse le tracce. “Sappiamo però che mancano 30 barche piene di esseri umani all’appello e che nessuno ne ha parlato. Nessuno ha gridato all’emergenza”.

La memoria delle donne calabresi

Nel suo appello, Piobbichi richiama anche una pagina di memoria collettiva. Ricorda come durante la seconda guerra mondiale, sulle coste calabresi, il mare restituisse i corpi dei soldati. “Quando questi toccavano le spiagge c’erano delle donne che ogni alba li recuperavano, ne ricomponevano il corpo per dargli poi degna sepoltura. Non chiedevano il perché, nè chi fossero queste persone. Li consideravano esseri umani”.

Un gesto che, secondo Piobbichi, rappresenta “un gesto di umanizzazione che è alla base della nostra civiltà” e che oggi dovrebbe tradursi in un impegno concreto verso le vittime senza nome.

La proposta: simbolo sulle tombe e mappatura del DNA

L’appello non si limita alla denuncia. Piobbichi propone un’azione precisa: “Per questo, chiedo alla società civile calabrese e siciliana di mettere un simbolo su queste tombe e chiedere la mappatura del DNA delle vittime Senza nome”.

Il simbolo immaginato è potente: “Una piuma di libertà cinta da filo spinato che ricordi i martiri e gli assassini a chi in futuro passerà davanti a quelle lapidi”.

E ancora: “No, non seppelliamo queste persone in lapidi senza nome. Ma come martiri. Martiri della libertà uccisi dalla violenza della frontiera dei governi europei”.

Il tema centrale diventa così quello dell’identificazione dei corpi e del diritto a una degna sepoltura, per restituire identità e memoria a chi oggi rischia di restare solo un numero.

Il sostegno del Centro Sociale e l’evento del 28 febbraio

La proposta di Piobbichi è stata raccolta e rilanciata dal Centro Sociale Angelina Cartella di Gallico sui propri canali social.

L’iniziativa, inoltre, sarà al centro dell’evento “Rompere il silenzio”, in programma il 28 febbraio a Reggio Calabria, promosso dalla Carovana per una Calabria aperta e solidale. All’incontro sarà presente lo stesso Piobbichi e si discuterà della proposta che pone al centro l’identificazione delle vittime e il diritto a una sepoltura dignitosa.

Per restituire nome, memoria e umanità a chi è morto cercando la libertà!

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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