Marvin Gaye, anima divisa: il soul tra luce e abisso
Il 2 aprile 1939 nasceva Marvin Gaye. La vita e la morte del principe del soul raccontate tra musica, dolore e destino stroncato in tragedia l'1 aprile 1984
02/04/2026Fulvio D AscolaApertura, Pensieri Corsari0
Tre colpi di pistola, la fine annunciata di una vita segnata dal rapporto tragico con il padre. La mano armata di chi ti ha messo al mondo, trasfigura una vita vissuta nell’altalena dei sentimenti, degli eccessi, della fragilità e dal talento, da santo e peccatore. È tutto vero, è il primo aprile del 1984, non è uno scherzo. Le violenze subite da bambino da parte del padre e la musica che diventa salvifica e poi ti stritola nel massimo momento del successo con le sue solitudini…Marving Pentz Gay jr, una lunga storia vissuta nelle stanze di una casa di Washington, con un padre pastore della Chiesa Ebraica Pentecostale, piccolo gruppo distaccato dagli Avventisti del Settimo Giorno.
Le ferite dell’infanzia e l’ascesa musicale
Le ombre sulle pareti sono la proiezione delle scudisciate di colpi di cinghia sul suo corpo di bambino.
Resteranno sempre nel suo percorso di vita. La musica dirompente nella sua vita con Harvey Fuqua e The Moonglows e dopo l’esordio con il gruppo musicale arriva negli studi di registrazione della Tamla Motown di Berry Gordy. Marvin Gaye, la “e” del cognome aggiunta per evitare facili illazioni. La sua vita ha una svolta, nelle sue incertezze e nel suo modo di essere con le frustrazioni nei puzzles sentimentali, vive il rapporto amoroso con Anna Gordy, molto più grande di lui, sorella del boss Motown e tutto scivola via nel trovare una famiglia che in fondo gli manca, ammirando il padre di Anna Gordy che lo tratta come un figlio.
Successo e fragilità
Una carriera musicale che grazie al suo talento lo lancia nel mondo dei successi, nella dicotomia del vivere pubblico e della dimensione privata che è la linea di demarcazione di tutto il suo vissuto. Una vita che si divide nei suoi demoni di debolezza interiore che si apre nella strada di uso di sostanze psicotrope che servono, in modo solo apparente, a colmare i vuoti emozionali fino a diventarne vittima.
Amori, tormenti e perdite
Una nuova storia d’amore segna la sua vita, con Janis Hunter un’adolescente che appare come immagine salvifica negli di registrazione dell’album “Let’s get it on” un inno all’amore fisico e mentale, un disco che è il seguito di “What’s going on “che è la produzione discografica concept album osteggiata da Berry Gordy perché tratta di tematiche sociali, mai affrontate dalla Motown che produceva canzoni d’amore e sentiment con singoli della durata massima di tre minuti. Una lunga storia di tormenti, di capitomboli nella vita del troppo essere emozionale, nel non vivere negli schemi preordinati e nel tempo lento del lasciarsi andare. Marvin divide i suoi giorni tra l’essere padre e marito imperfetto, lasciando le certezze del rapporto con Anna Gordy, per vivere negli inferi con Jan Hunter, conosciuta da adolescente che vedeva in lui un Mito musicale da conquistare e vivere. I giochi della mente sono soltanto un apparente modo di vedere la vita, che si sfalda sulle certezze, sulla sua dicotomia di sex simbol e di latente paura del rapporto amoroso con le donne. Tutto sembra crollare, i successi delle vendite discografiche non possono cancellare il momento in cui in un concerto insieme a Tammi Terrell, ovvero Thomasina Winifred Montgomery, durante un concerto nel 1967 a 22 anni, lei svenne sulle braccia di Marvin e si aprì la strada conclusiva della sua vita conclusasi con tumore al cervello nel 1970.
Il dolore che segna per sempre
Questo episodio rimase come un’indelebile ferita della sua anima, forse Tammi con cui aveva duettato in diverse canzoni per la Motown, tra tutte “Ain’t No Montain High Enough” o “You’re All I Need to get By “ era il suo vero amore, un sentimento puro tra due persone che avevano sofferto nelle loro adolescenze.
Rimase anni alla finestra del mondo musicale, l’episodio accaduto influenzò tantissimo il suo modo di vivere.
Un’anima divisa tra luce e oscurità
“Un’anima divisa in due” come scrisse il suo biografo ufficiale David Ritz, un mondo in cui talento, voce, musica, ascesa verso il Paradiso, si coniuga con il lato oscuro della dipendenza dalle droghe, dai fantasmi dell’adolescenza delle violenze paterne, con le figure femminili spesso ricercate nel vincere il suo rapporto controverso con la sua sensualità. Troppo tempo passa nella delusione delle sue vicende private, tra problemi con le tasse da pagare negli States e sequestri milionari di dollari, tra una vita in camper nelle Bahamas in solitudine e la voglia di ricominciare. Tutto riparte dal Belgio, da Ostenda. Ho ripercorso a Ostenda personalmente le stesse strade frequentate dai passi di Marvin Gaye, sulla Promenade Albert I, con il vento freddo di dicembre che come staffilata colpisce il volto. Mi sono fermato davanti al residence Jane, dove scrisse “Sexual Healing” e altre canzoni dell’album “Midnight Love”, per me era come fermare il tempo e immergermi nel suo mondo, fino al Kursaal Oostende Theater, dove nella hall campeggia un pianoforte con la statua di Marvin, come omaggio alle sue esibizioni nell’ultimo passo della sua vita artistica. Il tempo si ferma nelle strade notturne del quartiere a luci rosse dove si mostrano adolescenti in vetrina e strade fumose che nascondono il desiderio vizioso o intrigante della sensualità frequentato, che ispirò le canzoni “Midnight Love” del suo ultimo album pubblicato. In una sera d’aprile, tutto sembra crollare nell’immaginazione di una dimensione di un’anima divisa in due che canta amore e santità, sensualità e tematiche sociali, con un groove che appartiene al Paradiso, con una voce che entra dentro te e scava come coltello nell’anima inconscia di sentimenti e amore. Ti prende, ti travolge, ti lascia solo. Sembra tutto finire negli ultimi giorni vissuti a letto in depressione vestito con un semplice accappatoio che copre il corpo smagrito, che cerca ancora la sublimazione dell’amore pagato a ore o l’aiuto psicotropo che trascina agli inferi, con il corpo che cade sotto i colpi di pistola sparati da tuo padre al culmine di una lite, in una notte fredda d’aprile.
L’eredità immortale
Oggi avrebbe compiuto gli anni ma non ha fatto in tempo perchè se ne è andato il primo giorno d’aprile, come uno scherzo del destino, creato e voluto. Muore un corpo ma rimane sempre l’anima musicale, l’Arte immortale e Marvin, come i grandi della Musica, è sempre accanto a chi ha la sensibilità di camminare sui sentieri delle tue canzoni… ”God is my friend”, è proprio vero Dio è amico mio, è amico di chi si sporca il cuore e l’anima e riesce a regalare l’immensità della Bellezza dell’Arte, come Marvin Gaye, il Principe del Soul che accompagna le nostre vite con le sue canzoni.