Mercalli a Reggio Calabria: il vulcanologo tra Eolie e terremoti

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Giuseppe Mercalli, il 21 maggio del 1850, il racconto del suo legame con Reggio Calabria, tra insegnamento, vulcani, terremoti e memoria scientifica dello Stretto

Giuseppe Mercalli

Nell’ottobre del 1889, dunque all’inizio dell’anno scolastico 1889 – 90, giunge al Regio Liceo “Tommaso Campanella” di Reggio Calabria, proveniente dal Regio Liceo di Acireale, in provincia di Catania, un nuovo professore di Scienze naturali e Fisica. Si chiama Giuseppe Mercalli. Di lui si sa che è un geologo, un vulcanologo, un sismologo, un sacerdote, che ha poi abbandonato l’abito talare. Effettivamente Mercalli, nato a Milano il 21 maggio del 1850, inizialmente era stato un religioso: apparteneva al Terz’Ordine Rosminiano e per qualche tempo aveva portato l’abito talare, che poi aveva smesso a causa di contrasti con l’autorità ecclesiastica, originati dalla sua partecipazione alla sottoscrizione, promossa dall’abate Stoppani, per erigere un monumento in onore di Antonio Rosmini, le cui teorie liberali non erano viste di buon occhio dalla Chiesa. L’adesione di Mercalli all’iniziativa gli procurò non poche ostilità in ambito gesuitico, tanto che decise di allontanarsi da Milano. Abbandonò il seminario e partecipò ai concorsi governativi per l’insegnamento nelle scuole statali.

Il progetto scientifico tra Calabria ed Eolie

Dal suo fascicolo personale conservato all’Archivio Centrale dello Stato, si evince che a premere per la sua destinazione in Calabria era stato, in vista della creazione a Lipari di un nuovo osservatorio geodinamico, l’Ufficio centrale di meteorologia e geodinamica, come segnalava il suo direttore Pietro Tacchini: “Ora siamo alla sistemazione del servizio sismico alle Eolie e perciò mi interessa di sapere se il Prof. Mercalli sarà o no destinato in qualche città lì finitima”.

La nomina di Mercalli a Reggio Calabria serviva dunque ad abbinare in modo organico l’insegnamento liceale di Mercalli alla sua collaborazione con l’Ufficio centrale iniziata l’anno prima a Vulcano (1).

I viaggi a Stromboli e lo studio del vulcano

Effettivamente, nel periodo immediatamente precedente al suo trasferimento a Reggio Calabria, ed anche durante la sua permanenza nella nostra città, Mercalli visitò spesso le isole Eolie. Egli visitò Stromboli la prima volta nel settembre del 1888 e trovò una debole attività limitata ad una sola bocca eruttiva, con esplosioni di intensità variabili; quelle maggiori erano rare mentre quelle minori erano più frequenti e con intervalli da uno a dieci minuti.

Verso la fine del mese di febbraio del 1889, Mercalli effettuò il suo secondo viaggio a Stromboli e trovò dunque il cratere di questo vulcano notevolmente cambiato rispetto a quanto aveva osservato nel suo primo viaggio, nel settembre del 1888.

La seconda fase di forte attività iniziò il 24 giugno 1891 e fu dettagliatamente descritta da Mercalli che, nel periodo compreso tra il 3 e il 16 luglio, visitò l’isola per la terza volta (2).

Immaginiamo le difficoltà di questo viaggio per mare fino alle isole Eolie. Si tenga conto dei mezzi dell’epoca, ma anche della condizione esistente in quegli anni a Reggio Calabria: infatti, la prima fase di realizzazione del porto, dopo alterne vicende ed altri lavori di perfezionamento, si concludeva nel febbraio del 1884.

Il porto di Reggio Calabria e la città di fine Ottocento

Inizialmente il porto fu considerato di terza categoria con il conseguente minimo apporto finanziario dello Stato. Il crescente aumento dei traffici nazionali ed internazionali dovute principalmente alla nuova linea ferroviaria tirrenica (il primo tronco Reggio Calabria – Villa S. Giovanni venne inaugurato il 19 maggio del 1884) e alla sua posizione strategica, indussero il Governo ad annoverarlo, con R.D. 7 agosto 1887 n° 5.053, tra quelli di 1° categoria, quale porto di difesa nazionale e di rifugio, e di 2° categoria (2° classe) come approdo commerciale (3).

Non abbiamo informazioni su dove Mercalli sia andato ad abitare a Reggio Calabria. Una città sensibilmente diversa da quella in cui viviamo oggi. Verosimilmente il professore si era adattato ad una residenza presso il Convitto annesso al Regio Liceo, il cui edificio era ubicato nei pressi del Duomo e che aveva tutto un altro aspetto architettonico, ed era posizionato in maniera differente rispetto ad oggi. La facciata, infatti, comprendeva un’ampia scalinata, e tutto l’edificio aveva il suo asse principale che risultava inclinato rispetto all’asse del Corso Giuseppe Garibaldi, formando con la strada principale cittadina una piccola piazza di forma irregolare.

Mercalli e il Duomo di Reggio

Viene spontaneo immaginare che Mercalli sia entrato spesso nel nostro Duomo per partecipare alla S. Messa, o semplicemente per pregare.

La richiesta di trasferimento e l’addio alla Calabria

Nel luglio del 1892 Mercalli presentava una nuova domanda di trasferimento con la motivazione della necessità di insegnare in una città adatta ai suoi studi. Tra le sedi più auspicabili metteva al primo posto Catania, seguita da Napoli e da Messina:

“Il sottoscritto, che da tre anni si trova a Reggio Calabria come professore reggente di storia naturale nel R. Liceo Campanella si rivolge all’Eccza V. Ill.ma per chiedere il trasferimento ad una sede più adatta per gli studi di geologia e vulcanologia a cui da parecchi anni si è specialmente dedicato, e si permette di indicare le sedi preferite, che sarebbero: Catania, Napoli, Messina, Milano, Torino, Genova.”.

In settembre riceveva il decreto di trasferimento dal 1° ottobre al Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli. Mercalli ritornò a più riprese a Reggio Calabria, in qualità di membro delle commissioni ministeriali e parlamentari per lo studio dei terremoti succedutisi nelle Calabrie tra il 1905 e il 1908 (4).

Il terremoto del 1908 e la Scala Mercalli

Il 28 Dicembre 1908, alle ore 05:20, un violento terremoto colpì le coste della Calabria e della Sicilia che si affacciano sullo Stretto di Messina … Tra gli studiosi interessati all’evento ci fu, per esempio, lo scienziato giapponese Fusakichi Omori, autorevole sismologo dell’epoca, che visitò l’area dello Stretto nei mesi immediatamente successivi, su mandato del governo imperiale del suo paese. Tra gli studiosi italiani che si interessarono all’evento ci fu Giuseppe Mercalli, all’epoca Professore Reggente di Storia naturale al Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli e libero Docente di vulcanologia e sismologia presso l’Università di Napoli. Mercalli era ben noto alla comunità scientifica internazionale sia per i suoi studi di sismologia e vulcanologia, ma anche perché la sua scala di intensità dei terremoti – all’epoca costituita da dieci gradi e conosciuta come Scala Sismica Mercalli – era stata ufficialmente approvata dalla Direzione dell’ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma nel 1902.

Mercalli pubblicò la grande quantità di testimonianze e dati direttamente raccolti, nonché i risultati dell’analisi dell’evento nel 1909, nella pubblicazione Contributo allo studio del terremoto calabro-messinese del 28 dicembre 1908 (5).

La morte di Giuseppe Mercalli

Il 19 marzo del 1914 Giuseppe Mercalli morì nell’incendio del suo modesto appartamento a Napoli.

“Il prof. Giuseppe Mercalli, come ho detto, abitava in un modestissimo appartamento di tre stanze sulla terrazza dello stabile n. 23 di via Sapienza, in un tratto di via parallela al cancello posteriore delle cliniche che sbocca in via Costantinopoli. Il palazzo, dipinto in giallo, di tre piani e di un piano matto, ha una numerosa serie di appartamenti signorili: ma il Mercalli, anima di solitario e di misantropo per eccellenza, quantunque la sua posizione gli avrebbe potuto permettere, data l’altezza della sua fama, una vita agiata da vari anni, si era ritirato in quel piccolo tugurio freddo ed angusto di tre camerette di pochi metri quadrati di superficie. Egli, dedito sempre ad uno studio indefesso, non aveva amicizia stretta con nessuno degli inquilini. Riceveva raramente visite e si intratteneva brevemente coi visitatori. Era considerato come uno scienziato pensoso, come un abate misantropo: era però rispettato e tenuto in grande considerazione” (6).

[1] Redondi P., GIUSEPPE MERCALLI: STORIA DI UNA VOCAZIONE SCIENTIFICA, in: Giuseppe Mercalli, da Monza al Reale Osservatorio Vesuviano: una vita tra insegnamento e ricerca, Contributi presentati per l’inaugurazione dell’Anno Mercalliano, Napoli, 19 marzo 2014, Miscellanea INGV, anno 2014 numero 24, ISSN 2039 – 6651;

[2] Nave R., Siniscalchi V., STROMBOLI: L’ERUZIONE DEL 1891 NEGLI STUDI DI GIUSEPPE MERCALLI, in: Giuseppe Mercalli, da Monza al Reale Osservatorio Vesuviano: una vita tra insegnamento e ricerca, Contributi presentati per l’inaugurazione dell’Anno Mercalliano, Napoli, 19 marzo 2014, Miscellanea INGV, anno 2014 numero 24, ISSN 2039 – 6651;

[3] Antonino Meduri, SANTA CATERINA E SAN BRUNELLO RIONI DI REGGIO CALABRIA STORIA CIVILE E RELIGIOSA, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2006;

[4] Redondi P., GIUSEPPE MERCALLI: STORIA DI UNA VOCAZIONE SCIENTIFICA, in: Giuseppe Mercalli, da Monza al Reale Osservatorio Vesuviano: una vita tra insegnamento e ricerca, Contributi presentati per l’inaugurazione dell’Anno Mercalliano, Napoli, 19 marzo 2014, Miscellanea INGV, anno 2014 numero 24, ISSN 2039 – 6651;

[5] Pino N.A., Milano G., LA CATASTROFE CALABRO-MESSINESE DEL 1908: L’ANALISI DI MERCALLI DEL TERREMOTO PIÙ DISASTROSO DELLA STORIA D’ITALIA, in: Giuseppe Mercalli, da Monza al Reale Osservatorio Vesuviano: una vita tra insegnamento e ricerca, Contributi presentati per l’inaugurazione dell’Anno Mercalliano, Napoli, 19 marzo 2014, Miscellanea INGV, anno 2014 numero 24, ISSN 2039 – 6651;

[6] Quotidiano “La Stampa”, Torino, edizione del 20 marzo 1914.

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