Mimmo Cavallaro torna alle radici: online il videoclip di Nchianu a Gozza
Disponibile dall'8 maggio su YouTube il videoclip di “Nchianu a Gozza”, il nuovo brano di Mimmo Cavallaro: un viaggio tra memoria, Calabria autentica e desiderio di rinascita
11/05/2026Marina CrisafiMusica, Prima0
Talvolta i luoghi continuano a vivere anche quando le case si svuotano. Sono luoghi fatti di silenzi, vento, ricordi e ritorni. È da questa immagine intensa e profondamente umana che nasce “Nchianu a Gozza”, il nuovo singolo di Mimmo Cavallaro, accompagnato dall’atteso videoclip disponibile su YouTube dall’8 maggio, pochi giorni dopo l’uscita ufficiale del brano sulle piattaforme digitali, avvenuta il 1° maggio scorso.
Una scelta voluta dallo stesso artista, che aveva anticipato a CULT l’idea di un lancio in due momenti distinti: prima la canzone, poi le immagini, quasi a lasciare che le emozioni trovassero il loro tempo naturale per sedimentarsi e completarsi.
“Un progetto che racconta energia, identità e vibrazioni autentiche”, spiega Cavallaro, restituendo il senso più profondo di un lavoro che intreccia musica, memoria e appartenenza.
“Nchianu a Gozza”, che in dialetto calabrese significa “salgo a Gozza”, è molto più di una canzone. È un ritorno emotivo verso una delle diciotto contrade di Caulonia, nel cuore dell’entroterra calabrese, un territorio oggi segnato dallo spopolamento ma ancora vivo nei ricordi dell’artista.
Gozza rappresenta infatti il legame con l’infanzia, con le tradizioni e con una quotidianità semplice fatta di feste popolari, lavoro nei campi, giochi nelle fiumare e suoni antichi. Tra questi, il ricordo della zampogna del nonno diventa simbolo di una cultura che resiste al tempo e all’abbandono.
Il brano si sviluppa così tra nostalgia e speranza. Da una parte il dolore per luoghi ormai deserti, dall’altra il desiderio che quei borghi possano tornare a vivere attraverso il ritorno delle persone, delle storie e delle tradizioni.
Anche dal punto di vista musicale, Cavallaro continua il suo percorso artistico fondendo strumenti identitari della tradizione popolare — zampogna, tamburi e chitarra — con arrangiamenti contemporanei, batterie moderne e basso elettrico. Un equilibrio che rende il pezzo autentico e attuale allo stesso tempo.
Nel testo emerge uno sguardo rivolto al presente, con un richiamo alla necessità di pace in un mondo attraversato da conflitti e tensioni. Il viaggio verso Gozza diventa quindi universale: un invito a ritrovare umanità, comunità e radici.