Monet, rivoluzione e bellezza a Palazzo Alvaro

A Palazzo Alvaro, l’AIParC ha celebrato ieri il centenario di Claude Monet con una conferenza del presidente Salvatore Timpano: dall’“Impression, soleil levant” alle Ninfee, tra arte moderna e identità calabrese

Monet palazzo Alvaro

Si è tenuto ieri, lunedì 16 febbraio 2026, a Palazzo Alvaro – Biblioteca “Gilda Trisolini”, a Reggio Calabria, l’incontro promosso da A.I.Par.C. in occasione del centenario della morte di Claude Monet.

L’evento, dal titolo programmatico “Monet, il padre dell’Impressionismo. Da Impression Soleil Levant alle Ninfee”, si inserisce nel ciclo di conferenze “Appuntamento con la Grande Bellezza. Arte, Letteratura, Storia”, ideato dal presidente nazionale A.I.Par.C., dott. Salvatore Timpano, e realizzato in collaborazione con la Città Metropolitana di Reggio Calabria, la Deputazione di Storia Patria per la Calabria, il Circolo Culturale Rhegium Julii e l’Associazione Amici del Museo.

Una sala partecipe e numerosa, nonostante la pioggia, ha seguito un racconto che è stato insieme biografia, critica d’arte e narrazione per immagini.

I saluti: la cultura come rete e responsabilità

Ad aprire i lavori è stato Giuseppe Caridi, presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e del Comitato scientifico A.I.Par.C., che ha sottolineato il valore dell’iniziativa: «Porto i saluti della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. Anche se parliamo di un grande pittore francese, l’Impressionismo ha avuto riflessi significativi anche nella nostra regione. Tra le finalità della Deputazione vi è la promozione e la valorizzazione del patrimonio artistico calabrese, anche attraverso il dialogo con le grandi correnti europee. Per questo abbiamo aderito con convinzione, insieme alle altre associazioni, a questa conferenza nel centenario della morte di Monet».

Per il Rhegium Julii è intervenuto il vicepresidente Mario Musolino, in rappresentanza del presidente Giuseppe Bova: «La Fondazione, forte di 57 anni di attività, vuole continuare a “volare alto”. Siamo in un momento cruciale per la città: unire le forze significa poter giocare una partita decisiva al centro del Mediterraneo, della cultura e dell’arte. Abbiamo accolto l’idea del dottor Timpano perché crediamo che solo insieme si possa ambire a un ruolo nazionale e trainante per la cultura reggina».

L’arch. Renato Laganà, presidente dell’Associazione Amici del Museo, ha evidenziato il legame tra patrimonio locale e grandi movimenti europei: «Nel nostro Museo Archeologico custodiamo l’eccellenza della scultura greca; la Francia, alla fine dell’Ottocento, ha sviluppato un nuovo percorso nelle arti figurative con l’Impressionismo. Un movimento che ha inciso non solo sulla pittura, ma anche sull’architettura e sul Liberty. Ricordo quando da ragazzo vedevo gli Impressionisti in libri in bianco e nero: intuivamo le forme, ma immaginavamo i colori. Poi, davanti alle opere dal vivo, si comprende davvero la rivoluzione della luce».

Timpano: “Monet non è solo il padre dell’Impressionismo, ma dell’arte moderna”

La relazione, supportata da un ricco apparato video e fotografico, è stata affidata a Salvatore Timpano, nella sua duplice veste di presidente nazionale A.I.Par.C. e direttore del Dipartimento Arte e Patrimonio Culturale Materiale e Immateriale A.I.Par.C. Nazionale ETS.

Fin dalle prime battute, Timpano ha chiarito il senso dell’iniziativa: «Nel centenario della morte di Monet non potevamo non dedicargli un appuntamento del ciclo “La grande bellezza”. Monet è patrimonio universale di bellezza e di rivoluzione. Con l’en plein air, l’uso dei tubetti di colore e del cavalletto portatile, rompe con l’accademia tradizionale e inaugura una nuova visione della realtà».

Il relatore ha ricostruito il contesto storico-artistico: dal superamento del Neoclassicismo e del Romanticismo, passando per il Realismo, fino alla nascita di quel gruppo eterogeneo che la critica avrebbe poi definito Impressionismo.

Centrale l’analisi di Impression, soleil levant, l’opera presentata nel 1874 alla mostra presso lo studio di Nadar, da cui il movimento prese il nome, fino al ciclo monumentale delle Ninfee, donate allo Stato francese e oggi custodite all’Musée de l’Orangerie.

«Se “Impression, soleil levant” è il manifesto dell’Impressionismo, le Ninfee rappresentano la smaterializzazione della materia. La forma si dissolve, la luce diventa protagonista assoluta. Per questo sostengo che Monet, alla fine del suo lunghissimo percorso, diventa non solo il padre dell’Impressionismo, ma il padre dell’arte moderna. Non è un caso che a lui guarderanno gli astrattisti, da Kandinskij in poi».

Il viaggio fisico e spirituale: dalla Normandia a Giverny

La conferenza è stata costruita come un vero viaggio, geografico e interiore. Dalla Normandia ai porti di Le Havre, dalle nebbie di Londra alla luce di Venezia, fino all’approdo definitivo a Giverny.

«Monet ha compiuto un viaggio fisico e spirituale. Dalla terra natia si muove attraverso la Francia, in un periodo storico che va dalla fine dell’Impero di Napoleone III all’inizio della Repubblica. Va a Londra, in Italia, a Venezia, nel Meridione francese, fino a chiudere il cerchio a Giverny, che diventa il tempio del suo ultimo, grandioso atelier che è già di per sè un’opera d’arte con il suo giardino e i corsi d’acqua».

Particolarmente suggestivo il reportage fotografico personale realizzato da Timpano nei luoghi di Monet presentato sul finale.

Arte universale e identità calabrese

L’incontro ha assunto un significato ulteriore nel contesto calabrese. La presenza congiunta di Rhegium Julii, Deputazione di Storia Patria e Amici del Museo ha testimoniato una collaborazione sostanziale e non formale, una rete per la promozione della cultura del territorio. 

Timpano ha rilanciato l’idea di una stagione dell’arte che coniughi respiro internazionale e identità territoriale: «Siamo molto identitari. Questo è un tema universale, ma vogliamo sempre creare un legame con la Calabria. Dopo Monet organizzeremo, infatti, un convegno su Pierre-Auguste Renoir. Riprenderemo anche la questione dell’affresco del Battesimo di Cristo a Capistrano, nel Vibonese, attribuito – forse in modo forzato – a Renoir durante il suo soggiorno in Calabria. È un tema che merita uno studio serio e approfondito».

E ha aggiunto un dettaglio carico di suggestione: «Renoir è passato storicamente in Calabria e, in punto di morte, il figlio riferisce che abbia espresso il cruccio di non essere tornato a sentire il suono delle zampogne calabresi».

Un’eredità che guarda al futuro

Dall’“Impression” che scandalizzò la critica nel 1874 alle Ninfee che prefigurano le avanguardie del Novecento, la figura di Monet è emersa come ponte tra Ottocento e modernità.

In una Calabria che ambisce a essere centro di cultura nel Mediterraneo, il viaggio di ieri a palazzo Alvaro nella luce di Monet si è trasformato in un impegno: continuare a coltivare bellezza, studio e visione. E il prossimo appuntamento, dedicato a Renoir, promette di rinsaldare ancora di più il dialogo tra la grande arte europea e l’identità calabrese.

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