Museo Diocesano di Reggio Calabria: viaggio nell’arte sacra e nella memoria

Un viaggio tra arte sacra, storia e devozione nel Museo Diocesano di Reggio Calabria, guidati dalla direttrice Lucia Lojacono

Museo Diocesano

Posto nel cuore di Reggio Calabria, adiacente alla Cattedrale, il Museo Diocesano è un luogo in cui la storia dialoga con il presente, stratificandosi tra marmi antichi, tessuti preziosi e racconti di uomini e comunità. Al Museo Diocesano “Mons. Aurelio Sorrentino” l’arte sacra incontra la memoria e si trasforma in racconto vivo.

Direttrice Museo Diocesano Lucia Lojacono

Ad accompagnare Cult in questo itinerario affascinante attraverso i secoli, la fede e l’identità è la stessa direttrice, Lucia Lojacono, in occasione della Giornata della Cultura in Comune 2026, che ha segnato l’avvio della rete dei musei cittadini.

Un museo nato dalla storia e dalla resilienza

“Il museo inaugura nel 2010, ma la sua storia affonda radici molto più lontane” spiega la direttrice. È ospitato in un’ala tardo-settecentesca del Palazzo arcivescovile, ricostruito dopo il terremoto del 1783 e sopravvissuto sia al sisma del 1908 sia ai bombardamenti del 1943. “Il contenitore è già di per sé un documento storico” aggiunge Lucia Lojacono, una testimonianza materiale delle trasformazioni urbane e delle ferite della città.

Museo Diocesano In realtà, l’istituzione museale risale al 1957 per volontà di monsignor Giovanni Ferro, ma solo decenni dopo, grazie anche a fondi europei e interventi di restauro, si è giunti all’attuale allestimento.

Il percorso espositivo: frammenti, opere e narrazioni

Il percorso si apre nel portico con la sezione “Frammenti della memoria”, dove marmi provenienti dall’antica cattedrale normanna (XI secolo) raccontano distruzioni e ricostruzioni: dall’incendio del 1594 al terremoto del 1783.

Il museo, pur non avendo immensi spazi, custodisce una collezione molto più ampia. Per questo le opere ruotano periodicamente: una scelta che consente di preservare materiali delicati, come i tessuti, e di valorizzare anche opere meno note. “Il Museo Diocesano espone i capolavori, ma non disdegna le opere di minor valore”, sottolinea la direttrice, evidenziando come ogni oggetto sia portatore di significato.

Tra i dipinti spicca la Resurrezione di Lazzaro, attribuita a Francesco De Mura (circa 1730), una delle opere più importanti della collezione. Accanto, pale d’altare dedicate a San Paolo, tra cui una tela del 1793 che raffigura il santo mentre predica ai reggini, con la colonna e la fiammella simbolica e la figura di Santo Stefano da Nicea, primo vescovo della città.

Non mancano testimonianze della devozione popolare, come una Madonna del Carmine settecentesca dal linguaggio semplice ma intenso, o dipinti dedicati a San Michele Arcangelo, San Martino di Tours e San Giovanni de Matha.

Tra oreficerie, reliquie e tesori delle cattedrali

Il Diocesano conserva anche importanti collezioni di argenteria sacra, provenienti dalle diocesi di Reggio Calabria e Bova, mantenute distinte per valorizzare entrambe le identità storiche.

Tra gli oggetti più significativi: ostensori settecenteschi, accostati a uno moderno donato da Papa Giovanni Paolo II nel 1988 nella sua visita alla città; un secondo dono pontificio, un calice settecentesco di provenienza romana, offerto dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat a monsignor Ferro dopo i moti del 1970, simbolo di riconciliazione civile e religiosa; calici con scene della Passione, tra cui uno seicentesco di bottega fiamminga e persino reliquiari antropomorfi, come il braccio di San Giovanni Therestis (1778).

Particolarmente suggestiva la sezione dedicata ai vescovi, dove gli oggetti raccontano storie personali e politiche. Un calice del 1863, ad esempio, fu donato a monsignor Mariano Ricciardi dai reggini “rimasti orfani del loro padre” durante l’esilio imposto subito dopo l’arrivo dei Garibaldini.

L’opera più preziosa: il bacolo del Quattrocento

Tra tutte le opere, una emerge per valore storico e artistico: il bacolo pastorale dell’arcivescovo Antonio De Ricci, risalente alla seconda metà del XV secolo, in argento sbalzato, cesellato e dorato con smalti.

Attualmente in fase di restauro, finanziato dalla Fondazione Carical e con i fondi dell’8xmille, rappresenta una testimonianza straordinaria dell’arte orafa rinascimentale e della storia episcopale reggina.

Tessuti, confraternite e devozione popolare

Il museo custodisce una collezione tessile di eccezionale valore, dal Cinquecento al Novecento, in gran parte proveniente dalle confraternite, su tutte la confraternita dell’Immacolata.

Tra i pezzi più significativi una veste ottocentesca per la statua dell’Immacolata, con tanto di manto blu, ma anche broccati di seta di Lione; dalmatiche in velluto di manifattura catanzarese e, persino, un raro tessuto decorativo di gusto orientale tra XVII e XVIII secolo di provenienza laica.

Le confraternite, spiega Lojacono, “rappresentavano una forma di aggregazione sociale simile ai sindacati odierni, legate a mestieri e devozioni specifiche”.

Inclusione, didattica e nuovi linguaggi

Il Museo Diocesano si distingue per una forte vocazione educativa e inclusiva. L’aula didattica è il cuore delle attività rivolte a scuole, famiglie e gruppi.

“Uno dei pregiudizi che desideriamo smontare è quello per cui siamo soltanto destinati a un determinato pubblico di cristiani, di cattolici. La nostra sfida è a parlare ai pubblici tutti, senza tradire però la nostra identità” aggiunge la direttrice.

Un’affermazione che trova riscontro concreto nella quotidianità del museo: classi multietniche e multiculturali partecipano alle visite senza barriere, leggendo le opere come patrimonio culturale condiviso, oltre ogni appartenenza religiosa. L’accessibilità viene intesa in senso ampio: fisica, sensoriale ma anche culturale, con linguaggi capaci di adattarsi a età, competenze e background diversi.

Tra i progetti più innovativi illustrati dalla Lojacono, i totem informativi, le audioguide gratuite in italiano e in inglese e in corso di realizzazione in tedesco e soprattutto il progetto digitale “L’arte racconta”, nato durante il lockdown grazie a un finanziamento regionale.

“L’arte racconta” rappresenta una vera rivoluzione narrativa: attraverso un QR code, lo smartphone “riceve una chiamata” da un personaggio legato all’opera. “Non si tratta della spiegazione tradizionale di una guida ma di una voce che prende vita: San Paolo, un vescovo, un iconografo, una suora di clausura che racconta la nascita dei tessuti, o perfino un popolano che ricorda le macerie del terremoto del 1908. Attualmente – precisa la direttrice – coinvolge 15 opere del museo e 15 della cattedrale e si sta evolvendo verso una fruizione ancora più immediata, senza necessità di scaricare l’app”.

San Prospero: una storia ritrovata tra le due “Reggio”

Tra le novità più attese, l’arrivo del dipinto di San Prospero (1910) di Cirillo Manicardi, al centro di un evento imminente.

La storia dell’opera è emblematica: realizzata per una delle “chiese baracca” costruite dopo il terremoto del 1908 da monsignor Cottafavi, originario di Reggio Emilia, rappresenta il santo patrono emiliano inginocchiato tra le rovine della città calabrese. Ai suoi piedi, due stemmi: quello di Reggio Calabria e quello di Reggio Emilia.

Dopo l’incendio della chiesa negli anni Venti, il dipinto ha seguito un percorso complesso, passando in proprietà private fino al recupero da parte dei Carabinieri nel 2021. Restaurato grazie al Credito Emiliano, è stato esposto a Reggio Emilia, dove ha attirato migliaia di visitatori.

“Il restauro – anticipa la Lojacono – ha rivelato dettagli inediti: due giovinette che si abbracciano, simbolo delle due città unite nella solidarietà, una storia talmente bella che ad inventarla non sarebbe venuta così bene. Il 17 aprile l’opera tornerà definitivamente a Reggio Calabria, dove sarà esposta stabilmente, accompagnata da un evento e da un convegno che ne racconteranno la storia”.

I cartoni delle vetrate di Eugenio Cisterna

Un’altra importante acquisizione riguarda i cartoni preparatori delle vetrate della cattedrale reggina, realizzati dal pittore liberty Eugenio Cisterna agli inizi del Novecento.

Questi cartoni, veri e propri progetti artistici, restituiscono la complessità iconografica e simbolica delle vetrate, spesso trascurate dallo sguardo dei visitatori. La prima vetrata, già esposta, sarà presto affiancata da altre dedicate alla Natività di Gesù e alla Natività di Maria.

Si tratta di opere delicate, destinate a rotazione per motivi conservativi, ma fondamentali – spiega ancora la direttrice – per comprendere il dialogo tra pittura, luce e architettura nella cattedrale.

Archi Carmine Lab: il contemporaneo che nasce dalla comunità

Il museo guarda anche al futuro con il progetto Archi Carmine Lab, un percorso di arte contemporanea partecipata.

Due artisti, Davide Corona e Michele Parisi, hanno lavorato a stretto contatto con la comunità di Archi Carmine, raccogliendone istanze, storie e sensibilità. I loro bozzetti – dedicati a scene mariane come Annunciazione, Visitazione e Pentecoste – sono stati sottoposti a un comitato misto di esperti e cittadini.

La scelta finale è ricaduta su Michele Parisi, che sta realizzando le opere destinate al presbiterio della chiesa che saranno inaugurate l’estate prossima. Un processo condiviso che trasforma l’arte in esperienza comunitaria.

Un museo aperto, tra comunità e futuro

Il Museo Diocesano è un’istituzione viva, attraversata quotidianamente da studenti, volontari e ricercatori, considerato che al piano superiore è ospitato anche l’Archivio storico diocesano.

Le giovani del servizio civile, Maria Chiara e Giorgia, rappresentano una presenza fondamentale: un ponte tra patrimonio e nuove generazioni.

“Per loro è un’esperienza professionalizzante, ma soprattutto un percorso che appassiona”, racconta Lojacono.

Le attività didattiche del museo spaziano dai laboratori per bambini, come “archeologia del sacro”, ai tirocini, ai percorsi di alternanza scuola-lavoro, ultimo tra i quali quello con il liceo artistico, indirizzo di design, “i cui ragazzi stanno progettando anche gadget e merchandising museale di qualità”.

Un viaggio che continua

Visitare il Museo Diocesano di Reggio Calabria significa attraversare secoli di storia, tra fede, arte e identità. È un viaggio che parte dalle macerie dei terremoti, passa attraverso la devozione popolare e arriva fino alle sperimentazioni contemporanee.

Un luogo in cui ogni oggetto parla, ogni opera racconta, ogni spazio invita a fermarsi.

E, come suggerisce la direttrice, il vero obiettivo è uno: continuare a costruire un museo capace di comunicare il sacro, il bello, l’antico e il nuovo, aprendosi a tutti, senza eccezioni.

 

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