Nicola Giunta rivive al Metropolitano con “Canzone contro Giufà”

Ieri sera al Cineteatro Metropolitano di Reggio Calabria emozioni, poesia e memoria con “Canzone contro Giufà”, spettacolo dedicato a Nicola Giunta per la rassegna "Un palco per la città" - GALLERY E VIDEO

Canzone contro Giufà

Reggio Calabria ieri sera ha ritrovato una delle sue voci più autentiche. Tra poesia, musica, ironia e riflessione civile, il Cineteatro Metropolitano ha reso omaggio, infatti, a Nicola Giunta con lo spettacolo “Canzone contro Giufà – Vita e opere di Nicola Giunta, poeta”, penultimo appuntamento della rassegna “Un palco per la città”.

Una serata intensa, partecipata e a tratti commovente, che ha riportato al centro della scena uno degli intellettuali più originali e controversi della cultura reggina, capace di amare profondamente la propria terra e, proprio per questo, di denunciarne senza sconti limiti, contraddizioni e conformismi.

Sul palco si sono alternati Rita Nocera, Sonia Impalà, Antonino Marra, Benvenuto Marra ed Enzo Schiavone, accompagnati dalla fisarmonica di Antonia Tripodi. Lo spettacolo è stato scritto, diretto e interpretato da Antonio Calabrò, direttore artistico del Cineteatro Metropolitano. Gran finale a sorpresa con la partecipazione di Arturo Cafarelli.  

Un viaggio nella vita e nell’anima di Nicola Giunta

Lontano dall’essere un semplice omaggio, lo spettacolo si è trasformato in un percorso dentro l’universo umano e letterario di Nicola Giunta.

Poeta, drammaturgo, favolista, intellettuale autodidatta e anticonformista, Giunta nacque a Reggio Calabria il 4 maggio 1895 e vi morì il 31 maggio 1968. Da giovane studiò canto lirico a Napoli sotto la guida del maestro De Lucia, esibendosi nei teatri di tutta Italia fino a Londra e frequentando personalità del calibro di Pietro Mascagni, Ettore Petrolini, Francesco Cilea e Benedetto Croce.

Socialista vicino a una visione anarco-individualista, antifascista e perseguitato dal regime, restò celebre l’episodio in cui, costretto a bere olio di ricino, brindò ironicamente al Duce affermando che potevano purgare il suo corpo, ma non le sue idee.

Il Giufà come metafora del presente

Al centro della narrazione teatrale la figura di Giufà, personaggio della tradizione popolare siciliana che Giunta trasformò in una potente metafora sociale.

Ad introdurre il tema è stata la conduttrice della serata Rita Nocera, ripercorrendo la storia del personaggio nato nella tradizione popolare e successivamente approfondito dall’etnologo Giuseppe Pitrè. Sonia Impalà ha quindi dato voce al Giufà contemporaneo, descritto come simbolo dell’ignoranza esibita con orgoglio, della superficialità elevata a sistema e della ricerca continua di scorciatoie.

Una riflessione che ha suscitato risate, ma anche interrogativi profondi su una società che spesso premia apparenza, furbizia e conformismo.

Come è stato ricordato nel corso della serata, «Giufà diventa orgoglioso di essere Giufà», trasformandosi in una figura capace di attraversare il tempo fino a diventare una metafora universale dei mali contemporanei.

La poetica di Giunta

Uno degli aspetti più affascinanti della serata è stato il recupero di testi che molti reggini conoscono e citano da sempre senza sapere che appartengano proprio a Nicola Giunta.

Le celebri invettive contro i difetti della città e dei suoi abitanti hanno strappato applausi e sorrisi. Tra queste, “O riggitani”, “I vermi e l’omini”, “Nta stu paisi”, “A funtana i Riggiu” e “U paisi i Giufà”, recitate da Benvenuto Marra, Enzo Schiavone e Sonia Impalà.

Versi taglienti, sarcastici e spietati, dietro i quali però si nascondeva un amore sconfinato per Reggio Calabria.

Antonio Calabrò lo ha spiegato con efficacia durante lo spettacolo: «Nicola Giunta non si limitava a rimproverare i reggini: li sferzava, li puniva, li offendeva. Ma quella rabbia nasceva da un amore profondo per questa terra. Nelle sue poesie convivono continuamente amore e disillusione».

Il poeta della tenerezza che pochi conoscono

Lo spettacolo ha voluto anche restituire un’immagine meno conosciuta di Nicola Giunta.

Non solo satira e invettiva, ma anche lirismo, introspezione e delicatezza.

Calabrò ha ricordato come oggi parole quali “tenerezza” e “sentimento” siano spesso sottovalutate, mentre costituiscono una parte essenziale della poetica giuntiana.

Sono stati così proposti testi come “Sciuri sciurutu” e “Baciata”, versi nei quali emerge un autore capace di raccontare l’amore, la fragilità e la bellezza con una sensibilità sorprendente.

«Giunta è stato ricordato soprattutto per le sue invettive», ha sottolineato Calabrò, «ma era un poeta a tutto tondo: innamorato, introspettivo, impegnato socialmente e profondamente umano».

Favole, animali parlanti e saggezza popolare

Un altro momento significativo è stato dedicato alla produzione favolistica del poeta.

Attraverso l’interpretazione di Antonino Marra sono stati proposti alcuni dei suoi racconti più rappresentativi, tra cui “U porcu e u patruni”, nei quali gli animali assumono voce e ruolo morale, seguendo una tradizione che richiama Esopo, Fedro e Trilussa.

Una produzione letteraria spesso meno nota al grande pubblico ma fondamentale per comprendere la ricchezza dell’opera giuntiana.

Un intellettuale scomodo per ogni potere

Nel racconto emerso dal palco è apparso il ritratto di un uomo libero e difficilmente classificabile.

Nel dopoguerra Giunta fu direttore della Biblioteca comunale di Reggio Calabria e organizzò importanti iniziative culturali, scontrandosi però continuamente con quel provincialismo e quel conformismo che denunciava nelle sue opere.

«Fu osteggiato dai fascisti prima, ma anche da democratici cristiani e comunisti dopo», ha ricordato Rita Nocera. «Niente riusciva però a intimorirlo. Con la sua voce baritonale e il suo pensiero lucido continuava a denunciare il pressapochismo e la miseria culturale che vedeva attorno a sé».

L’omaggio di Cafarelli e la promessa per il futuro

Gradita sorpresa, in conclusione, la presenza di Arturo Cafarelli, uno degli ultimi depositari della tradizione poetica locale.

Dopo la lettura di alcuni suoi testi, Cafarelli ha voluto rendere omaggio a Nicola Giunta con parole sincere chiudendo il proprio intervento con l’intepretazione della lirica “Dio”, considerata una delle più intense della produzione giuntiana.

Il momento più significativo della serata è arrivato nel finale: l’intenzione di trasformare l’omaggio a Nicola Giunta in un appuntamento stabile: «Abbiamo raccontato un uomo buono, un uomo che conosceva il significato del bene comune. Un poeta che ha amato questa città con passione, ricevendo spesso molto meno di quanto meritasse. Per questo noi del Dopolavoro Ferroviario – ha chiosato la Nocera – intendiamo celebrarlo ogni anno con una serata dedicata alla sua memoria e alla sua poesia».

Una città che merita di più

La conclusione è stata affidata ad Antonio Calabrò, che ha invitato sul palco tutti i protagonisti della serata.

«Abbiamo cercato di sintetizzare il pensiero di Nicola Giunta. Reggio Calabria è una città che merita di più e noi vogliamo dare il nostro piccolo contributo per renderla sempre migliore».

Con le note della canzone dedicata alla nostra città da Domenico Modugno, il pubblico ha salutato una serata capace di unire memoria, identità e riflessione.

L’ultimo appuntamento con “Un palco per la città”, la rassegna promossa dal DLF Reggio Calabria, è fissato per il prossimo 6 giugno,con “Lampo ferroviere, il cane che girò l’Italia in treno”, monologo scritto da Antonio Calabrò e interpretato da Anna Rita Fadda, alla presenza del presidente nazionale DLF Pino Tuscano.

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