“Nostra solitudine” di Daria Bignardi: un luogo per ascoltare il battito del mondo
Ieri nel foyer del teatro Cilea di Reggio Calabria, Daria Bignardi ha presentato il suo ultimo libro che esplora il piacere di stare soli e le sfide di vivere nel mondo tra solitudine e incontri intensi (Foto e video)
Presso il foyer del teatro Cilea si è tenuta ieri la seconda tappa del tour calabrese di presentazione dell’ultimo libro di Daria Bignardi, Nostra solitudine, edito da Mondadori. Si tratta della decima pubblicazione dell’autrice, dopo Non vi lascerò orfani (premio Rapallo, premio Elsa Morante, premio Città di Padova), Un karma pesante, L’acustica perfetta, L’amore che ti meriti, Santa degli impossibili, Storia della mia ansia e Oggi faccio azzurro. Nel 2022 è uscito per Einaudi Libri che mi hanno rovinato la vita e, nel 2024, per Mondadori, Ogni prigione è un’isola (premio Rapallo Saggistica).
Tantissime le persone intervenute alla presentazione, promossa dalla libreria Ave Ubik, che ha visto la Bignardi dialogare con Cristina Marra in un racconto fatto di aneddoti e solitudini, come scrive lei stessa nel libro: “Si sta bene anche soli, quando non si è soli”. Questo è un libro sullo stare soli e sull’esserlo, due condizioni diverse e parallele, talvolta tangenziali, che sempre meno si incontrano, ma è soprattutto un libro sul piacere dello stare soli, e anzi, sole.
La solitudine è uno spazio da cui guardare il mondo, ma anche un luogo in cui costruire una relazione nuova con esso, due esperienze che Emily Dickinson amò fare, nonostante a lei come a tutti (ma alle donne di più) venga insegnato a temerle, evitarle e a costruire una vita che della solitudine sia il vaccino. La solitudine può essere una prigione, ma anche un luogo da cui ascoltare il battito del cuore del mondo.
Il mondo chiama, e lei parte: va in Cisgiordania, a Hebron, a parlare coi prigionieri palestinesi rilasciati nell’ultimo scambio. A At-Tuwani, villaggio di No Other Land, incontra i volontari internazionali che accompagnano ogni giorno i bambini a scuola per proteggerli dai coloni. È a Gerusalemme, nella Chiesa del Santo Sepolcro, il giorno della morte di Papa Francesco. Va in Vietnam, unico paese ad aver sconfitto gli Stati Uniti, e scopre l’inquinamento del Mekong. Assiste all’operazione al cuore di un neonato in Uganda.
L’obiettivo, ambizioso, era – ha spiegato la Bignardi – provare a rispondere al quesito: “Come si fa oggi a stare nel mondo? A trovare un posto adatto a noi che siamo consapevoli di essere privilegiati ma dobbiamo fare i conti con i nostri traumi, piccoli o grandi, oltre che con quelli giganteschi di chi è oppresso, povero, svantaggiato. Ci si vergogna a dire di sentirsi soli, ma lo siamo sempre di più”.
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