Off schermo spento: è finito il festival di Sanremo

Purifichiamoci da un normale show televisivo: l'apoteosi nazionalpopolare di Sal Da Vinci, la sorpresa Ditonellapiaga, il televoto e il voto delle radio premia Sayf, a Fulminacci il premio della critica. Aspettando il nuovo conduttore Stefano De Martino, che pacco apriremo?

Sal Da Vinci

“E passeranno classifiche e Sanremi taxi aerei treni e se mi stai cercando sono dove stavo ieri…”. Si spengono le luci della ribalta, i camerini si svuotano e le porte del Teatro Ariston si chiudono.

Il Festival di Sanremo stacca dal calendario l’ultima data 28 febbraio e si chiude nel cassetto dei ricordi. Cosa rimane della liturgia festivaliera? Sorprese, conferme, delusioni, come un girotondo tra suoni e parole. L’ultimo show televisivo vive di riflesso la nuova guerra che ferisce il mondo, il pensiero corre verso i bambini vittime e la parola Pace viene più volte pronunciata anche in coro dal pubblico. La presenza e la voce della co conduttrice di Giorgia Cardinaletti del Tg Uno dà maggiore peso. L’ultima serata è arricchita da super ospiti del calibro dei Pooh e di Andrea Bocelli che arriva su un cavallo bianco e dai co conduttori Giorgia Cardinaletti e Nino Frassica. Max Pezzali, che avrebbe meritato la presenza sul palco per tutte le serate, relegato sulla nave Costa entusiasma tutti con le sue canzoni. Lo spazio solidale di riflessione sul  tema attualissimo del Femminicidio scorre sull’annuncio di Giorgia Cardinaletti  sulla visione di un video con i nomi di tutte vittime di quest’anno, con il sipario che si chiude con la presenza di Gino Cecchettin, padre di Giulia che afferma “Scambiamo il controllo con l’amore, la responsabilità, non è mai di chi subisce una violenza”  Ultima tappa di un ipotetico Giro d’Italia delle canzoni, vince un napoletano Sal Da Vinci, per la gioia dei neomelodici e la tradizione patria e onore, al secondo posto Sayf, genitore italiano e mamma tunisina commistione etnica e terza posizione per l’applauditissima Ditonellapiaga, ironia e sfida, ovvero Margherita Carducci da Roma Caput Mundi, già premiata nel 2022 con la targa Tengo per “Camouflage” quale migliore album d’esordio. Il podio dei vincitori è così composto, tra gridolini del pubblico per il mancato podio di Arisa e delusione dei fans FedezMasiniani.

Valenza sociomusicale

Da sempre e quest’anno con meno incidenza rispetto al passato, la votazione dei cantanti in gara al Festival è stata determinata dal Televoto o da votazioni social, con risultati influenzati da lobbies di case discografiche o di altra natura, vedi il fenomeno 2025 GEOLIER di “I P’ ME, TU P’TE”, al secondo posto in classifica. Canzone storica finita negli annali di Teche Rai Trash e playlist Scampia, Mare Fuori, Radio Dab Caivano, foraggiato da voti da money cash. Il nostro novello Snoop Dog e Kendrick Lamar- grandi artisti rap americani- ha vinto la serata cover con un medley accompagnato da un trio da Grammy Award Amplifon, ambito premio di musica inascoltabile, composto da D’Alessio, Luchè e Guè, che richiamava in mente un canto de “O Pazzariello” napoletano interpretato Da Totò.

In questa edizione del Festival con il cambio di sistema di voto, dopo le veementi proteste di pubblico e sala stampa dello scorso anno, in parte si è evitato questo scempio. Abbiamo bisogno di leggerezza, stiamo vivendo in un contesto socioeconomico difficile e le canzoni sul podio vanno in quella direzione. Sal Da Vinci sposa la tradizione con ritmi ballabili e leggerezza già evocata con “Rossetto e caffè”, Sayf tratta sprazzi di realtà sociali, ma lo fa con la bravura ed un tappeto sonoro allegro con un ritornello virale “Tu mi piaci tanto”. Ditonellapiaga è l’opposto, straccia la tradizione, non guarda a facili refrain, ma poi ci cade ma è il groove che regala con l’elettronica e la sua bravura e presenza scenica a dare il valore aggiunto.

E’ un miscuglio che accontenta tutti dalla casalinga di Voghera ai politically correct, dagli anticonformisti agli amanti del look dissacrante e ironico.

I testi delle canzoni sul podio

Sal da Vinci

“Saremo io e te, per sempre. Legati per la vita che Senza te Non vale niente. Non ha senso vivere

Con la mano sul petto lo te lo prometto davanti a Dio saremo io e te. Da qui sarà per sempre sì…”

Rito di affiliazione? Promessi sposi di famiglie con matrimonio combinato? Canzone anti divorzio?

Gesto finale dell’interpretazione del nostro Sal Da Vinci vestito con giacca bianca e papillon tipo cameriere di sala al Grand Hotel, “Accusì” con bacio sulla mano e sull’anello che richiama gesti comunicativi criminogeni mafiosi, che rimarrà nella memoria collettiva.

Sayf

“Tu mi piaci tanto. L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro. L’Italia è tristemente nota

per qualche fatto ma minimizziamo. Il cielo è azzurro, e il pomeriggio se ci armate, noi non partiamo.

E come ha detto un imprenditore “L’italia è il paese che amo”. Amore, amore mio che paura di venir capito in questa fase di tirocinio. Tenco è morto qui vicino, non temere, amore mio. Farò meglio per nostro figlio, schiaccerò quelli degli altri così giocherà da solo. Quando si spegne la luce Tu, con chi rimani? Ti senti a posto col tuo vino rosso e il nome su un bossolo? Ho fatto una canzonetta è un fiore su una camionetta e le botte delle piazze le dimentichiamo. Ho fatto una canzonetta, spero che non vi spaventi che possiamo ripartire tutti a mano, a mano”.

Il testo migliore tra le canzoni sul podio, ma nel 1967 a Sanremo I Giganti, che mi colpirono perché da bambino con i miei genitori vedevo il Festival, cantavano “ Mettete dei fiori nei vostri cannoni, perché non vogliamo mai nel cielo molecole malate, ma note musicali che formino gli accordi per una ballata di pace, di pace, di pace …”.

Sono solo canzonette……

Ditonellapiaga “Che fastidio”

Decenni fa Rino Gaetano cantava “Nuntereggae più”, “Super pensioni nun te reggae più

Ladri di stato e stupratori, Il grasso ventre dei commendatori, Diete politicizzate, Evasori legalizzati nun te reggae più” Adesso con Ditonellapiaga è diventato “Che fastidio”

“La moda di Milano (che fastidio!) Lo snob romano (che fastidio!) Il sogno americano (che fastidio!)

E il politico italiano (che fastidio!) La musica tribale (che fastidio!) I cani alle dogane (che fastidio!)” 

Premio della critica

Ha l’aria del bravo ragazzo, di chi sembra non appartenere alla schiera dei giovani che scendono in piazza o occupano le università. E’ l’intimità delle stanze romane dei pomeriggi, è la parte di noi dolcemente malinconica. E’ la normalità che oggi è rivoluzionaria, Filippo Uttinacci, ma chiamatelo Fulminacci, è tutto questo. E se mi stai ancora cercando Sono dove stavo ieri Ho solo più pensieri. Un po’ meno fiducia E qualche buona scusa Ma pensa un po’ Stupida stupida stupida sfortuna”. 

La canzone è stata premiata con Premio della Critica per la semplicità che arriva all’ascoltatore, per la leggerezza intelligente, premiando anche la musica indie italiana.

Finisce il Festival con un’edizione senza scossoni, senza colpi di fantasia o di gossip che riempia la prima pagina dei giornali. Carlo Conti istituzionale, Laura Pausini da Solarolo che interpreta il suo essere cantante apprezzata in Italia isole comprese e ne paesi latini ed una serie di co conduttori che non hanno lasciato il segno. Le canzoni? Qualche sprazzo positivo. Finisce lo show, finisce il mio tempo all’ombra del sole della prima domenica di marzo e come un atleta lascio la staffetta a Sabrina Salmeri, la mia bravissima compagna di viaggio, per il voto a look degli artisti e alle esibizioni.

Il Pagellone della Serata Finale

Rigorosamente in ordine di uscita, con i voti a canzoni e look. 

FRANCESCO RENGA – “Il meglio di me”

Canzone: 6 / Look: 7

Apre la serata con la sicurezza del veterano. Il pezzo è un classico “alla Renga”, solido ma senza guizzi.

Il look è uno smoking scuro impeccabile, però la scelta di un foulard stile campagnolo al collo appesantisce l’insieme, rovinando l’effetto finale. 

  1. CHIELLO – “Ti penso sempre”

Canzone: 7 / Look: 8

Molto più a suo agio rispetto alla serata cover. La performance resta un po’ “sghemba”, ma è il suo stile.

Stasera il giovane artista sceglie un elegante abito nero con camicia e cravatta in tinta, impreziosito da una rosa di seta sul rever della giacca. Perfetto!

  1. RAF – “Ora e per sempre”

Canzone: 6 / Look: 6

Raf porta un pezzo pop raffinato che però non esplode, con troppi richiami di cose già sentite.

Indossa un abito di velluto blu elettrico d’impatto. Ciò che mi ha colpito, però, è stato il continuo contatto visivo dell’artista con la moglie in prima fila, che lo guardava rapita: un momento dolcissimo.

  1. BAMBOLE DI PEZZA – “Resta con me”

Canzone: 7 / Look: 8

La quota punk-rock che scuote l’Ariston. Energia pura. Alla quinta serata, la canzone diventa ancora più incisiva.

Le ragazze scelgono stasera la tonalità del rosa polvere, restando coerenti con la loro attitudine “riot grrrl”. Sullo scollo della frontwoman compare un messaggio importante, per questi giorni difficili che stiamo vivendo: “Give peace a chance”. 

  1. LEO GASSMANN – “Naturale”

Canzone: 5,5 / Look: 6

Conferma la sensazione della serata cover: appare un po’ spento e stasera ha anche mostrato qualche incertezza vocale quando la tonalità della canzone si alzava. La canzone è carina ma non lascia il segno.

Anche Leo sceglie il total black, come la maggior parte degli artisti stasera, abbinandovi stivaletti con tacco (meno alti di quelli di Chiello) che regalano un tocco di originalità.

  1. MALIKA AYANE – “Animali notturni”

Canzone: 7 / Look: 6

Classe superiore. Una delle migliori vocalità del Festival. La canzone riecheggia il sound dei Swing Out Sister degli anni ’90.

Indossa un trionfo di luci: un abito interamente ricoperto di paillettes e cristalli argentati che restituiscono un effetto domopak. I guanti lunghissimi aggiungono stile al look.

  1. TOMMASO PARADISO – “I romantici”

Canzone: 6 / Look: 6

Il solito Tommaso: un inno nostalgico da cantare a squarciagola, tanto da arrivare a qualche imprecisione nella prima strofa.

Opta per un completo sartoriale scuro dal taglio impeccabile ma rilassato. La scelta della camicia bianca, portata rigorosamente senza cravatta e leggermente aperta, serve a spezzare il rigore del completo, mantenendo quell’aria da “eterno ragazzo” che lo caratterizza.

  1. J-AX – “Italia starter pack”

Canzone: 6,5 / Look: 7

Testo tagliente e ironico, Ax non delude mai sul piano della comunicazione.

Tutti i componenti dell’orchestra e il Maestro Patti hanno indossato l’iconico cappello da cowboy di Ax, che alla fine della canzone ha donato il proprio a Mara Venier in prima fila.

  1. LDA & AKA 7EVEN – “Poesie clandestine”

Canzone: 6 / Look: 5

Puntano alla generazione TikTok, ma l’effetto finale ricorda una produzione classica di Gigi D’Alessio.

Stasera i giovani artisti puntano su un look total leather in stile streewear; tuttavia, l’effetto finale risulta un po’ pesante per la loro età.

  1. SERENA BRANCALE – “Qui con me”

Canzone: 8 / Look: 9

Vince il premio della Sala stampa Radio/TV e il motivo è chiaro: una vocalità soul pazzesca che riempie il teatro.

Ma è il retroscena del look a spezzare il cuore. Serena scende le scale con un abito insolito per una finale, lontano dai soliti canoni dell’alta moda sanremese. Cercando in rete, si scopre la verità: quell’abito apparteneva a sua madre, scomparsa nel 2020, alla quale è dedicata questa struggente canzone. Un gesto di una potenza simbolica devastante che trasforma l’esibizione in un rito privato condiviso con milioni di persone. Io sono ufficialmente dilaniata.

  1. PATTY PRAVO – “Opera”

Canzone: 7 (per la carriera) / Look: 10

Vocalmente è stata una prova sofferta, ma Patty Pravo gareggia, officia un rito. La sua sola presenza sposta l’asse gravitazionale del teatro Ariston.

Il look conferma il suo status di diva assoluta e fuori dal tempo. Si è presentata come una “sacerdotessa galattica” avvolta in un sontuoso abito di velluto total black, solenne. Il vero pezzo forte è il maestoso mantello scuro che si apre come ali, arricchito da ricami preziosi, che le conferisce una silhouette monumentale.

  1. SAL DA VINCI – “Per sempre sì”

Canzone: 8 / Look: 7

IL VINCITORE. Un inno all’amore eterno, interpretato con una padronanza vocale che pochi possono permettersi. Ha conquistato tutta l’Italia. Un po’ (pochino) anche me!

Sal ha scelto una giacca da smoking bianca con revers a lancia, abbinata a una camicia bianca e un papillon nero classico. È il look del crooner per eccellenza, una scelta che trasmette successo, anche se appena l’ho visto scendere dalle scale ho detto “ma perché si è vestito da cameriere?”

  1. ELETTRA LAMBORGHINI – “Voilà”

Canzone: 6 / Look: 7

Il brano è leggero, ritmato e perfetto per le sue corde, supportato da una coreografia energica che riempie visivamente ogni secondo dell’esibizione. Sebbene la ricerca vocale non sia l’obiettivo primario, la sua capacità di tenere la scena è indiscutibile.

Indossa un lungo abito a sirena total black, interamente tempestato di file diagonali di cristalli argentati che creano un effetto ottico di grande dinamismo. Elegante, ma meno d’impatto rispetto agli outfit delle scorse serate.

  1. ERMAL META – “Stella stellina”

Canzone: 7,5 / Look: 7

Molto meglio della deludente cover. Un pezzo poetico dedicato ai bambini nelle guerre, ma non colpisce particolarmente.

Si presenta con un lungo cappotto scuro dalla texture lucida che riflette le luci calde della scenografia. La struttura del capo è solenne, ma la fusciacca bianca che scende dalle spalle disturba un po’ l’armonia visiva.

  1. DITONELLAPIAGA – “Che fastidio!”

Canzone: 10 / Look: 10

Arriva terza e vince il premio per la miglior composizione. Il pezzo è il più moderno e il mio preferito del festival.

Margherita non ne ha sbagliato uno. Stasera era in uno splendido abito bustier nero con una profonda scollatura a “U” che esalta la silhouette, dando un’aria quasi architettonica alla parte superiore del corpo. La gonna scura presenta uno spacco vertiginoso che lascia scoperte le gambe, aggiungendo un tocco di audacia che ben si sposa con il cinismo ironico del testo della canzone.

  1. NAYT – “Prima che”

Canzone: 7,5 / Look: 7,5

Tecnica sopraffina e barre che fanno riflettere. Nayt è la dimostrazione che il rap può essere fatto con estrema cura.

Si presenta con un outfit essenziale, un giubbotto dal taglio moderno chiuso fino al mento dal taglio pulito e moderno e gli immancabili guanti neri senza dita in pelle, vero “leitmotiv” di questo Festival.

  1. ARISA – “Magica favola”

Canzone: 6 / Look: 6

Quarta classificata. Una voce celestiale prestata a una canzone che sembra uscita da un classico Disney.

Arisa sceglie un look del black & white: canotta bianca candida su una gonna lunga e fasciante nera. Meno incisiva stilisticamente rispetto alle serate precedenti.

  1. SAYF – “Tu mi piaci tanto”

Canzone: 7 / Look: 7

Secondo classificato e vera rivelazione. Freschezza pura, nonostante i palesi richiami allo stile di Mannarino. A metà della sua performance, il giovane porta la mamma sul palco dell’Ariston e si commuove.

Sceglie la luminosità assoluta di un outfit completamente bianco: blazer oversize dal taglio sartoriale pulito con un particolare intreccio di cordini e nodi che scende sul lato sinistro.

  1. LEVANTE – “Sei tu”

Canzone: 7 / Look: 9

Il brano è una confessione intima, un pezzo pop sofisticato che Levante interpreta con la solita intensità emotiva. Canzone intensa e sofisticata.

Levante punta sul velluto total black con un tubino dalla silhouette essenziale e una scollatura a “V” molto moderna. Il tocco di classe sono i guanti opera trasparenti con cristalli che sembrano tatuaggi di luce.

  1. FEDEZ & MARCO MASINI – “Male necessario”

Canzone: 7 / Look: 7

Quinti classificati. Funziona il contrasto tra la voce graffiante di Masini e la narrazione contemporanea di Fedez.

Entrambi in smoking nero speculare, solo che Fedez sceglie di non indossare la camicia. Molto “Men in Black”.

  1. SAMURAI JAY – “Ossessione”

Canzone: 6 / Look: 7

Un pezzo ritmato che ha fatto ballare l’Ariston nonostante l’ora tarda. Ma al di là della musica, è stata l’emozione a vincere: vederlo sciogliersi a fine esibizione davanti alla madre seduta in platea ha mostrato il lato più umano e vulnerabile di un artista spesso percepito come “duro”.

Opta per un’estetica scura e ricercata, perfetta per la serata finale: giacca in velluto nero arricchita da micro-cristalli o dettagli scintillanti che richiamano la polvere di stelle sotto i riflettori.

  1. MICHELE BRAVI – “Prima o poi”

Canzone: 5 / Look: 7

Sempre teatrale e magnetico. Una performance di una delicatezza estrema. Ma la canzone continua a non piacermi.

Michele indossa una giacca blazer nera in tessuto bouclé tempestato di micro-paillettes che sembra riprodurre l’effetto del ghiaccio o della brina sotto i riflettori, richiamando perfettamente il tema “invernale” del pezzo.

  1. FULMINACCI – “Stupida sfortuna”

Canzone: 8 / Look: 9

Vince il premio della Critica “Mia Martini”. Il brano è un gioiello di scrittura intelligente, mai banale e con quel gusto melodico che ti entra in testa al primo ascolto. La sua esibizione è stata una lezione di stile e semplicità.

Ha scelto l’impeccabilità di uno smoking nero dal taglio sartoriale perfetto. La giacca doppiopetto con ampi revers a lancia gli conferisce un’aria da divo di altri tempi, ma con un’attitudine assolutamente contemporanea. Elegantissimo!

  1. LUCHÈ – “Labirinto”

Canzone: 7 / Look: 7

Il suo è un brano che cresce ascolto dopo ascolto, e la sua performance finale è stata solida, carismatica e priva di sbavature.

Luchè indossa un blazer nero dal taglio classico sopra una maglia bianca a trecce con scollo a V, creando un perfetto equilibrio tra eleganza e stile materico/popolare.

  1. TREDICI PIETRO – “Uomo che cade”

Canzone: 6 / Look: 5

Più sicuro delle prime sere. Performance energica supportata da una scenografia urbana.

Pietro indossa una camicia bianca a righe sottili, portata fuori dai pantaloni, abbinata a una cravatta regimental classica nei toni del rosso e dell’oro. La parte inferiore del look rompe drasticamente con la formalità della camicia: i pantaloni sono in pelle nera, dal taglio extra-large e fluido, che creano un forte stacco visivo e materico sotto le luci del palco.

  1. MARA SATTEI – “Le cose che non sai di me”

Canzone: 7 / Look: 9

Arrivata ingiustamente penultima, Mara ha portato sul palco una versione intensa e personalissima di un brano che richiede un controllo vocale assoluto, senza mai perdere la precisione.

Per la finale ha scelto un look iconico di Vivienne Westwood: gonnellone ampio e top in tartan, segno distintivo della stilista britannica. Anche questo outfit, come quello di Arisa, risulta però il meno d’impatto rispetto alle serate precedenti.

  1. DARGEN D’AMICO – “AI AI”

Canzone: 6 / Look: 4

Testo ironico sull’intelligenza artificiale con ritornello martellante, ma che non incontra il mio gusto.

Dargen indossa un completo con giacca tuxedo scura, gilet kimono color avorio e pantaloni verdi. Scende le scale a piedi nudi per il FantaSanremo, regalando la frase cult: “Ho i piedi sporchi ma la coscienza pulita”. Mix & match estremo, e orripilante.

  1. ENRICO NIGIOTTI – “Ogni volta che non so volare”

Canzone: 6 / Look: 5

La solita ballata chitarra e cuore. Non aggiunge molto al suo percorso ma è sempre fedele a sé stesso.

Enrico sceglie un look molto austero, quasi “ecclesiastico” ma con classe. Il risultato visivo non convince appieno, ma la priorità del cantautore resta la sostanza.

  1. MARIA ANTONIETTA & COLOMBRE – “La felicità e basta”

Canzone: 7 / Look: 7

La loro esibizione è stata una boccata d’ossigeno: colorata, dinamica e visivamente coerente con il loro indie-pop d’autore.

Maria Antonietta sembra una ballerina di carillon moderna in abito corto con piume bianche; Colombre risponde con un abito marrone caldo e una camicia stampata, confermando la loro eccellente intesa stilistica. Ci piacciono.

  1. EDDIE BROCK – “Avvoltoi”

Canzone: 4 / Look: 5

Chiude la gara alle 01:20 con coraggio, ma il pezzo non convince e ultimo.

Sceglie un total look in una raffinata tonalità prugna. Ma anche il look non convince.

Nota personale

Se il televoto ha premiato la tradizione, la critica più raffinata non può che trovarsi d’accordo con l’Orchestra di Sanremo, che ha conferito a Ditonellapiaga il prestigioso premio per la Migliore Composizione Musicale. Una vera boccata d’ossigeno per questa edizione: quando i maestri d’orchestra si espongono in questo modo, è il segno inequivocabile che ci troviamo di fronte a una sostanza artistica superiore.

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