On air “Abbracciami Reggio” di Nino Lauro: la provocazione di Caprì
Pasquale Caprì torna con Nino Lauro, il fratello calabrese di Achille, e il nuovo singolo Abbracciami Reggio: una canzone ironica che sfida il falso moralismo e celebra, tra risate e nostalgia, l'amore per Reggio Calabria - GUARDA IL VIDEO
Dopo il noto singolo Morti di figa, Nino Lauro – il surreale fratello calabrese del più celebre Achille, nato dalla fantasia di Pasquale Caprì – torna con un nuovo brano destinato a far sorridere ma anche riflettere.
Il brano si intitola “Abbracciami Reggio” ed è molto più di una semplice canzone comica. Dietro le battute, le espressioni dialettali e le situazioni al limite dell’assurdo si nasconde infatti una doppia chiave di lettura: una risposta ironica al moralismo di maniera e, contemporaneamente, una dichiarazione d’amore autentica verso Reggio Calabria e i suoi luoghi simbolo.
Caprì non ne sbaglia una. Il comico, imitatore e showman reggino da quasi trent’anni, continua a raccontare la sua città attraverso i personaggi che lo hanno reso popolare: da Putortì a Sandrino, passando per Mimmo, fino all’irresistibile Nino Lauro.
Caprì: “L’ho scritta per rispondere ai bacchettoni”
«In realtà questa canzone nasce come risposta al politicamente corretto e a quel moralismo che ogni tanto incontro anche durante gli spettacoli. La stragrande maggioranza del pubblico ride, applaude e si diverte, ma c’è sempre qualcuno pronto a scandalizzarsi. A quel punto mi sono detto: allora ne scrivo un’altra ancora più provocatoria» racconta infatti Caprì.
Una provocazione, però, che secondo l’artista non coincide con la volgarità. «C’è chi si scandalizza per una parolaccia, mentre magari lascia i figli davanti allo smartphone tutto il giorno, dove vedono qualsiasi cosa. Io mi rivolgo sempre a un pubblico adulto e racconto situazioni che esistono davvero. Non invento un mondo irreale: porto sul palco personaggi che raccontano, in modo ironico, pezzi di realtà».
Una storia d’amore… o forse no
Dietro il linguaggio colorito di Nino Lauro si sviluppa una storia tanto semplice quanto universale.
Il protagonista incontra una donna durante una notte trascorsa tra tequila, Campari e improvvisi slanci romantici. Lei immagina qualcosa di più di un’avventura occasionale, lui invece continua a vivere quell’incontro con lo spirito scanzonato che caratterizza il personaggio.
Lo raccontano anche alcuni versi destinati a strappare più di una risata, come «Ma cu mi fici fari, non m’aiva a mbriacari», oppure «Mi mbivia deci tequila e tu eri un pezzo di figa», fino al sarcastico «Mi mbivia deci Campari e ti ll’aiva a ittari». Frasi volutamente sopra le righe che appartengono al personaggio di Nino Lauro.
È proprio qui che entra in gioco il secondo livello della canzone.
I luoghi dell’amore diventano i luoghi del cuore
La vera protagonista del brano, in fondo, non è la donna. È Reggio Calabria.
Tra il Tempietto, i Fortini di Pentimele, la Sorgente, via Lia e gli altri luoghi iconici della città, Nino Lauro costruisce una personale geografia sentimentale.
«Il messaggio è semplice: possono cambiare le amministrazioni, possono arrivare nuovi voli, un aeroporto più moderno, nuove opere e nuovi progetti. Ma quei luoghi devono rimanere. Per il protagonista rappresentano i posti dove ha vissuto i suoi ricordi, le sue emozioni, le sue storie. Sono i suoi luoghi dell’amore».
Nel videoclip, infatti, alle situazioni ironiche si alternano immagini suggestive della città, anche riprese con il drone, che mostrano tutta la bellezza del paesaggio reggino.
Falcomatà, Cannizzaro e una città che viene prima della politica
Nella canzone trovano spazio anche i riferimenti all’ex sindaco Giuseppe Falcomatà e all’attuale Francesco Cannizzaro.
Una citazione che, precisa Caprì, non ha alcuna connotazione politica.
«Non è una canzone di destra o di sinistra. Il senso è che possono alternarsi le amministrazioni, cambiare i governi cittadini, arrivare nuove infrastrutture o nuovi collegamenti. Ma, come dice il protagonista della canzone l’importante è che restino determinati luoghi, che si possa restare qui, perché questa è la nostra città».
Un messaggio che assume anche un valore più profondo: «Purtroppo tanti giovani sono costretti ad andare via per lavoro e lo capisco benissimo. Però chi può restare deve sentirsi fortunato. Reggio, per quanto mi riguarda, è la città più bella del mondo».
Pasquale Caprì non è Nino Lauro
L’artista tiene anche a ribadire un concetto che considera fondamentale: distinguere sempre il personaggio dalla persona.
«Qualcuno fa fatica a capirlo. Pasquale Caprì non è Nino Lauro, così come non è Sandrino. Sul palco interpreto personaggi volutamente estremi, ma nella vita privata sono un’altra persona. Racconto realtà verosimili, a volte anche ispirate a episodi che potrebbero capitare a chiunque, ma il personaggio resta uno strumento artistico».
Un meccanismo che ricorda quello di tanti grandi interpreti della comicità italiana, da Alex Drastico e Cetto la Qualunque di Albanese, passando per Checco Zalone, per intendersi.
Dietro la risata c’è una dichiarazione d’amore
La battuta, la provocazione e perfino la parolaccia di “Abbracciami Reggio” diventano strumenti per arrivare a un messaggio molto più ampio, far ridere ma allo stesso tempo raccontare qualcosa di autentico.
Da una parte c’è la critica a un moralismo fine a se stesso, dall’altra c’è il desiderio di raccontare una città che continua a esercitare un fascino irresistibile, nonostante le sue contraddizioni. Lo sintetizza lo stesso ritornello della canzone: “Reggio, abbracciami ti prego, sei mia”.
Ed è qui che la comicità lascia spazio alla poesia: dietro il tamarro Nino Lauro, dietro le notti raccontate con ironia, la vera protagonista della canzone non è la provocazione: è Reggio Calabria, raccontata con l’ironia di chi la conosce, la vive e continua a sceglierla ogni giorno.