Oroscenza, l’arte che rompe il silenzio della violenza

Ieri pomeriggio l'evento promosso dal Lions Club RC Host al MArRC: moda, filosofia e scienza unite per raccontare la rinascita delle donne e la prevenzione della violenza (FOTO)

Oroscenza Foto di Antonio Sollazzo

La bellezza come responsabilità, la bellezza come mezzo di rinascita, dalle fratture, dai dolori, dalla violenza. Questa la sintesi estrema di Oroscenza, un evento nato per lasciare una traccia e un messaggio di speranza. Non una sfilata, non un convegno tradizionale, ma un luogo di incontro tra linguaggi diversi – moda, diritto, filosofia, psicologia – chiamati a confrontarsi su una delle ferite più profonde del nostro tempo: la violenza di genere. Ieri, 13 gennaio 2026, sulla terrazza del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il progetto ideato dalla stilista Luana Polimeni ha trovato una nuova e potente declinazione grazie al Lions Club Reggio Calabria Host, che ha scelto di fare della bellezza uno strumento di consapevolezza e prevenzione. A guidare il dialogo è stato il giornalista Giuseppe Giannetto, addetto stampa del Club e responsabile del percorso culturale “Dialoghi – eccellenze del territorio”, giunto al suo terzo appuntamento.

Giuliana Barberi: la rinascita come atto possibile

Ad aprire ufficialmente i lavori è stata la presidente del Lions Club Reggio Calabria Host, avv. Giuliana Barberi, che dopo i ringraziamenti e i saluti di rito a tutte le cariche lionistiche, ha subito chiarito il senso profondo dell’iniziativa.

«Questa serata è dedicata alla rinascita – ha affermato – a quel momento delicatissimo in cui una persona che ha subito violenza riesce a riappropriarsi di sé, a ricostruire la propria identità e a rifiorire. La rinascita non è un concetto astratto, ma un processo concreto che va sostenuto con strumenti giuridici, sociali e culturali».

Barberi ha sottolineato come l’impegno del Lions non si esaurisca nella sensibilizzazione: «Operiamo sul territorio con azioni di solidarietà e di supporto reale, perché informare è fondamentale, ma non basta se non si accompagna chi vive situazioni di fragilità».

Particolare rilievo è stato dato al protocollo d’intesa con l’Osservatorio Nazionale Violenza e Suicidio, «un passaggio necessario – ha spiegato – per affrontare non solo la violenza in sé, ma anche le sue conseguenze più estreme, come il rischio suicidario, troppo spesso rimosso dal dibattito pubblico».

Aurora Cama: la violenza che nasce dal non essere ascoltati

Uno degli interventi più intensi è stato quello di Aurora Cama, segretaria del Leo Club Reggio Calabria Host, che ha scelto un registro personale e diretto.

«Non porto studi né statistiche – ha chiarito – porto la mia esperienza, quello che ho vissuto e che continuo a vedere. Voglio parlare di cosa succede quando non ci si sente ascoltati».

Cama ha posto l’accento su una forma di violenza meno visibile ma profondamente radicata: «Prima della violenza fisica esiste una violenza silenziosa, fatta di parole negate, di emozioni sminuite, di ascolto mancato. Viviamo in una società che comunica sempre più velocemente, ma ascolta sempre meno».

Un passaggio centrale del suo intervento ha riguardato il rapporto tra tecnologia ed empatia: «L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario, ma non potrà mai sostituire l’empatia umana. I sentimenti non sono una debolezza, sono ciò che ci rende umani». La Cama ha riportato esempi di libri e film letti per concludere poi, tra gli applausi: «L’atto più rivoluzionario oggi è ascoltare davvero, soprattutto i più giovani. Perché ignorare il dolore significa lasciarlo crescere».

Wanda Albanese De Leo: arte e memoria come strumenti di empowerment

Nel suo doppio ruolo di referente per le Pari Opportunità del Lions Club RC Host e presidente FIDAPA, Wanda Albanese De Leo ha collocato Oroscenza in una prospettiva storica e culturale più ampia.

«Questo evento riesce a tenere insieme arte, moda e impegno sociale – ha osservato – ed è proprio questa fusione a renderlo efficace. La violenza contro le donne non è un’emergenza recente, è una battaglia che attraversa i secoli».

Riflettendo sull’arte di Luana Polimeni, ha sottolineato: «Le sue creazioni parlano un linguaggio universale. L’oro non è ornamento, ma simbolo di valore ritrovato, di ferite che diventano forza. È un messaggio potente di empowerment e rispetto».

Ha quindi portato degli esempi storici e mitologici della violenza nel tempo e del modo di combatterla con l’unione. Albanese De Leo ha concluso con una frase simbolica: «Se restiamo sole, restiamo fragili. Se diventiamo una voce collettiva, diventiamo una forza capace di incidere davvero».

Dominella Magda Foti: cambiare la grammatica del pensiero

Di grande spessore filosofico l’intervento della prof.ssa Dominella Magda Foti, che ha proposto una riflessione sul “pensare al femminile” ispirata al pensiero di Adriana Cavarero.

«Viviamo ancora dentro una grammatica del pensiero patriarcale – ha spiegato – che condiziona il nostro modo di parlare, di raccontare la violenza, di interpretare la vulnerabilità».

Foti ha invitato a spostare il focus: «La vulnerabilità non è una colpa né una debolezza. È una condizione umana originaria. Tutti nasciamo inermi, e proprio da ciò nasce la necessità della cura».

Un passaggio chiave ha riguardato il linguaggio: «Le parole non sono neutre. Possono anestetizzare o risvegliare. Parlare di orrore, come propone Cavarero, significa riconoscere ciò che ci pietrifica e ci obbliga a prendere posizione».

Stefano Callipo: prevenire significa vedere l’invisibile

L’intervento del dott. Stefano Callipo, psicologo clinico e presidente dell’Osservatorio Violenza e Suicidio, ha fornito una lettura scientifica rigorosa e allo stesso tempo profondamente umana.

«Il 70% della violenza è invisibile – ha spiegato –. Quando si arriva alla violenza fisica, il processo è iniziato molto prima, attraverso dinamiche di manipolazione, controllo e isolamento».

Callipo ha evidenziato il legame tra violenza e salute mentale: «Una donna che subisce violenza ha una probabilità cinque volte maggiore di sviluppare condotte suicidarie. Tre donne su cinque, esposte a violenza intrafamiliare prolungata, sviluppano depressione».

Da qui l’importanza della prevenzione: «Intercettare i segnali precoci può fare la differenza tra la vita e la morte. La prevenzione non è solo informazione, è formazione, è costruzione di relazioni sane».

Luana Polimeni: diventare oro attraversando il dolore

A chiudere la serata è stata Luana Polimeni, con un intervento intenso e profondo che ha spaziato dal suo percorso artistico alla bellezza come mezzo per combattere la violenza, come strumento di rinascita. «Mi sono chiesta cosa fosse davvero la bellezza – ha raccontato – e ho capito che non è solo estetica, ma luce che nasce dalla frattura. Non esiste luce senza buio».

Il racconto dell’incontro con una donna segnata da un vissuto doloroso è stato centrale: «In quella luce negli occhi ho riconosciuto la vera bellezza. Da lì è iniziato il viaggio che mi ha portato a Oroscenza».

La sua riflessione finale è stata un invito alla scelta consapevole: «Possiamo rispondere al dolore diventando più duri o più grigi, oppure trasformarlo in oro. Oroscenza è questo: la possibilità di scegliere la luce».

Un finale che è un impegno

La serata si è conclusa con la sfilata dell’ultima creazione della Polimeni e la firma del protocollo d’intesa tra il Lions Club Reggio Calabria Host e l’Osservatorio Violenza e Suicidio, suggellando un’alleanza che guarda al futuro.

Oroscenza resta così non solo un evento, ma un percorso: un invito a vedere, ascoltare e agire. Perché la bellezza, quando si fa coscienza, può davvero diventare una forma di resistenza.

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