Pagliacci, voci e maschere: Inverardi e Fraccaro al Cilea
Stasera la prima nazionale de I Pagliacci di Leoncavallo al Teatro Cilea: intervista ai protagonisti Ivan Inverardi e Walter Fraccaro, voci della lirica che aprono il 2026 reggino
Va in scena questa sera al Teatro “Francesco Cilea” l’opera “I Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, debutto della prima delle due opere proposte per il 2026 da Polis Cultura, storica organizzazione culturale reggina che da 41 anni lavora con continuità nel settore dello spettacolo dal vivo, animando l’estate all’Arena Alberto Neri e l’inverno proprio al Teatro Cilea.
Un debutto importante, una prima nazionale sold out, che conferma la fame di cultura del pubblico reggino e il ruolo centrale di Polis Cultura nel panorama artistico del territorio.
Alla vigilia della rappresentazione abbiamo raccolto le voci dei due protagonisti: Ivan Inverardi, interprete del complesso personaggio di Tonio, e Walter Fraccaro, che veste i panni del tragico Canio.
Ivan Inverardi: Tonio, il prologo e il messaggio umano dell’opera
Alla domanda sulle sensazioni che accompagnano l’avvicinarsi della prima, Ivan Inverardi non nasconde l’emozione: «Non vedo l’ora. Sapere che sarà un sold out mi mette ancora più a mio agio. Nella mia carriera ho sempre sentito fortissimo il rapporto col pubblico: più ce n’è, meglio è».
Per Inverardi, baritono drammatico, “I Pagliacci” è molto più di un’opera di gelosia e vendetta: è un messaggio umano e universale.
«Nelle parti che interpreto – da Rigoletto a Nabucco – anche nella cattiveria o nella follia, la musica porta sempre una vibrazione di libertà e pace. Leoncavallo ha scritto una partitura difficilissima, ma di una bellezza immensa: dentro c’è solo amore, espresso negli acuti, nelle note centrali, nella melodia».
Il suo ruolo è triplice e simbolicamente potentissimo: «L’opera si apre con il prologo, affidato alla parte baritonale. Poi divento Tonio e, infine, Peppe nella commedia. Il prologo è scritto ad arte: introduce allo spettatore la vera vita umana raccontata attraverso una commedia, la forza dell’uomo nel superare situazioni difficili».
Tonio è un personaggio disturbato, deforme, innamorato di Nedda di un amore non corrisposto, che si trasforma in rancore e vendetta.
«È l’amore negato che lo rende schiavo dell’odio. Ma nel prologo Tonio parla direttamente al pubblico e lancia un messaggio altissimo: liberate le vostre anime, siate felici, portate pace. Siamo tutti uguali, respiriamo la stessa aria. Questa opera è un grande insegnamento umano: la vita è una sola e va vissuta fino in fondo».
Walter Fraccaro: Canio, la tragedia e la forza del teatro pieno
Di tutt’altro ma complementare spessore è l’approccio di Walter Fraccaro, che sottolinea la complessità psicologica di Canio: «È un’opera breve, ma difficilissima. Bisogna scavare nella partitura per trovare il colore giusto e lo stato d’animo corretto. Canio non è un personaggio facile: in mezzo c’è un omicidio, una tragedia vera, reale, e interpretarla oggi non è semplice».
Fraccaro elogia apertamente l’investimento di Polis Cultura guidata dal patron Lillo Chilà: «È un progetto importante, che registra un sold out. Finalmente, i teatri si riempiono. Forse, una sola recita è persino poca: due sarebbero state meglio, ma va bene così».
Il tenore si dice colpito anche dal Teatro Cilea.
«È un vero gioiello. Tornarci da artista e vederlo pieno è una gioia enorme. Qui, c’è sete di cultura e si sente».
Sul cuore musicale dell’opera non ha dubbi: «Il clou è ovviamente “Vesti la giubba”. Lì si sente tutta la disperazione di Canio: un uomo che non cercava un amore leggero, ma qualcosa che durasse. Si sente tradito, messo da parte, e da lì nasce la tragedia».
Fraccaro riflette anche sull’attualità del dramma.
«Queste storie, per quanto dure, possono aiutare a capire quanto siano devastanti certi gesti. Purtroppo ancora oggi assistiamo a tragedie simili. L’opera mostra cosa succede quando l’abbandono e il senso di possesso prendono il sopravvento».
E conclude con una certezza: «Il pubblico uscirà da questo teatro arricchito. La fusione tra musica, parole e orchestra dal vivo è talmente potente che la tragedia si percepisce fin dall’inizio».
Con “I Pagliacci”, Polis Cultura apre il 2026 con una produzione di grande valore artistico e simbolico. Un’opera che parla di amore, dolore, follia e verità umana, affidata a interpreti capaci di restituirne tutta la profondità emotiva.
Questa sera, il sipario del Teatro Francesco Cilea si alzerà su una storia senza tempo, davanti a un pubblico delle grandi occasioni. E, ancora una volta, Reggio Calabria dimostrerà di essere una città viva, attenta e pronta ad accogliere la grande opera lirica.