Palamara: pittura che parla, colori che urlano
Da domani al 22 dicembre 2025, la personale di Luigi Palamara a palazzo Alvaro: volti e verità senza retorica, corposi, distorti e che incidono l'anima
Si dice che una mostra — se vale davvero — debba bussare alle nostre porte con la forza di una sveglia in mezzo alla notte. E la personale di Luigi Palamara a Palazzo Alvaro, dal 9 al 22 dicembre 2025, promette di scuoterci con pennellate nette, volti che chiedono di essere guardati, colori che non si accontentano di sfiorare. È pittura che non sussurra: declama.
Perché Palamara non cerca quiete: cerca sguardi. Non cerca compiacenza: cerca coinvolgimento. E lo fa con la fermezza di chi conosce la materia, il segno, la forma — e non ha paura di metterli in discussione.
Volti e verità senza retorica
Non si limita a raccontare, ma restituisce odori, luci, gesti. Palamara non si limita a dipingere un volto: ne incide l’anima, la traccia di una storia, la luce sospesa di un attimo che – sul filo di una pennellata — può essere tutta la vita.
I suoi volti sono corposi, a volte distorti, spesso allungati, ma sempre vivi — come se la tela respirasse, avesse un corpo. E non gira intorno alle cose ma le prende per la gola con una pennellata tagliente, Palamara prende i suoi soggetti per mano e li consegna all’osservatore con un misto di dolcezza e verità cruda.
Non c’è da aspettarsi nostalgie a buon mercato né facile sentimentalismo. Qui non c’è spazio per l’ornamento comodo: c’è spazio per la verità. Perché, dopotutto, la bellezza — quella vera — è spesso scomoda.
Un invito — urgente e sincero — a Palazzo Alvaro
Dal 9 al 22 dicembre 2025, Palazzo Alvaro presso la Sala Boccioni apre le sue stanze al pubblico: gratuito, senza inganni, con la porta spalancata per chiunque voglia guardare. È un invito a non voltare lo sguardo, a non accontentarsi di imitazioni, di riproduzioni banali.
Perché una tela di Palamara non è un ornamento da salotto: è un pugno sullo stomaco, un bisbiglio nella notte, un richiamo.
Per chi vuole essere più di un semplice spettatore, parte del dialogo che una tela — e un artista — cercano, chiamare lo 388 838 5889.
Perché esserci — e non restare a casa
Perchè esserci, scrive Palamara: “Per sentire la pittura come un’urgenza, non come decorazione. Per guardare un volto che non storce il capo ma fissa, domanda, attende. Per misurarsi con un colore che non cerca compiacenza, ma autenticità. Per testare con gli occhi — non con le chiacchiere — quanto la Calabria, il Mediterraneo, la storia, possano fragmentarsi in un quadro e rinascere in chi lo osserva. Venite. Entrate. Guardate”. E conclude: “E lasciate che Palamara parli — e – che la tela vi risponda”.