Paolo Rossi, ragazzo d’oro: a Reggio la mostra che celebra un’icona senza tempo

Presentata nella Sala Biblioteca di Palazzo Alvaro la Mostra “Paolo Rossi, un Ragazzo D’oro” che dal 24 aprile al 29 maggio al “Palazzo della Cultura” Pasquino Crupi, animerà l’anima sportiva e sociale di Reggio Calabria

Paolo Rossi

E’ il riassunto dei migliori anni, il soggetto sottinteso di un sorriso su un corpo di calciatore dalle ginocchia fragili, ma dalla forza interiore immensa che ha unito l’Italia, facendo scendere sulle strade la gente a festeggiare con i colori azzurri della nazionale di calcio e le bandiere tricolori.

Il mito del 1982

Estate 1982, il popolo senza distinzioni di sesso, età e ceto sociale, vive il totem dei mondiali di calcio come comunicazione rituale e momento d’unione, lui alza le braccia al cielo con la maglia numero venti, è un timido ragazzo toscano, da un nome comunissimo Paolo Rossi, forgiato nel dolore, gioca inizialmente nella Juventus, poi in prestito a Como, ma con la maglia a strisce biancorosse del Lanerossi Vicenza vive la sua consacrazione calcistica fino a diventarne Mito.

Una storia tra gioia e dolore

Uno di noi, per sempre, un ragazzo d’oro, “Una lunga storia d’amore” per usare il titolo di una canzone di Gino Paoli, in cui si coniugano i sentimenti di gioia e dolore, di un calcio romantico che rimane nel cassetto dei ricordi e diventa dirompente quando si apre e si snoda una storia composta da oggetti, testimonianze, narrazioni, pezzi di vita che diventano Bellezza del senso etico dello sport.

Una mostra per le nuove generazioni

“Paolo Rossi un ragazzo d’oro”, non è soltanto una mostra evento che dal 24 aprile al 29 maggio a Palazzo Alvaro mostrerà il mondo calcistico del calciatore, è un’epoca da raccontare alle giovani generazioni, di un’Italia che si rialzava dopo gli anni di piombo e aveva voglia di sorridere e divertirsi.

Tra cadute e rinascite

“Joy and Pain” sembra il titolo adatto per un libro su di lui, il dolore fisico di interventi chirurgici al menisco e il dolore morale per la squalifica di due anni per il calcio scommesse, ma c’è sempre la linea di demarcazione del destino nell’altalena del tempo di Paolo Rossi, quasi a lasciare l’indelebile segno del suo sorriso e della sua umile serenità anche nella sua vita post agonistica.

L’evento a Palazzo Alvaro

La Sala Biblioteca di Palazzo Alvaro diventa lo scenario della narrazione dell’evento, in un sabato mattina d’aprile, con il coordinatore Maurizio Insardà che parla del grande senso emotivo che evoca il nome Paolo Rossi, riferito ai Mondiali del 1982, mostrando un filo d’emozione nel ricordo di un uomo e calciatore unico.

La presenza istituzionale del dott. Carmelo Versace, sindaco metropolitano facente funzione, testimonia il valore sociale ed etico della Mostra che è il mezzo di fruizione per raccontare il mondo di Paolo Rossi che è stata accolta in modo positivo per il valore che regala alla città.

Il sindaco facente funzione di Reggio Calabria dott. Domenico Battaglia ricorda il fattore umano e gli ostacoli superati dal calciatore per diventare poi modello da seguire e icona del calcio ed eroe popolare.

I protagonisti della mostra

Saverio Ceravolo responsabile della start up OSC che allestisce la Mostra si dice orgoglioso di ritornare in Calabria, facendo comprendere come la sua organizzazione agisca con grandi partner nazionali e internazionali, ma l’esplorazione del mondo Paolo Rossi attraverso l’esposizione di trofei, maglie e oggetti che hanno caratterizzato la sua vita lo rende orgoglioso.

Marco Schembri direttore della Mostra, introduce un breve video che riassume le gesta tecniche e i gol di Paolo Rossi con il sottofondo musicale della canzone “Giulio Cesare” di Antonello Venditti “Eravamo trentaquattro e adesso non ci siamo più e seduto in questo banco ci sei tu, era l’anno dei mondiali quelli dell’86. Paolo Rossi era un ragazzo come noi”  e alla fine  sottolinea “è la prima volta che la Mostra viene fatta al Sud Italia” e svela cosa ci sarà nell’esposizione evento “Ci saranno Il Pallone d’oro, il Ballon d’Or France Football 1982 e la Scarpa d’Oro assegnati a Paolo Rossi dopo la vittoria ed i gol realizzati al Mondiale. Per questa mostra ringrazio Federica, che ha riaperto i cassetti dei suoi ricordi a me e a tutti coloro che vorranno visitare la mostra dandomi le maglie di campioni attuali come Ibrahimović, Totti, Messi dedicate a Paolo, per parlare anche ai giovani e coinvolgere le scuole. E’ bello avere i cimeli d’epoca per raccontare dagli inizi la carriera di Paolo. Un’autentica full immersion con un omaggio davvero molto speciale, ricordo con commozione quel giorno a Coverciano, prima della spedizione dei Campionati Europei con Mancini in panchina che l’Italia vinse nel 2022, Gianluca Vialli, grande amico di Paolo, non riusciva a scrivere quella maglia per lui. Scrisse solo qualche riga: “A Paolo, mio angelo custode. Prepara il campo ci vediamo lassù”. Questa maglia sarà accanto al Pallone d’oro perché la consideriamo un altro cimelio indelebile della nostra mostra di un uomo e un campione straordinario. Sulla parola Oro se ci fate caso, nella grafica del manifesto è una parola che non solo richiama i tanti riconoscimenti calcistici ma è anche la fusione della fine del nome Paolo e dell’inizio del cognome Rossi: PaolOROssi , ma  soprattutto Ragazzo d’oro è il modo in cui lo hanno sempre definito. Sono contento di essere in questa città per la calorosa accoglienza.”  

Federica Cappelletti in tailleur nero e camicetta bianca ha gli occhi che emanano serenità e un sorriso gentile e diventa la voce narrante del mondo più intimo di Paolo, la donna che ha vissuto il suo ultimo respiro, la moglie e madre di due figlie. Svela gli esordi e la passione che lui aveva da bambino per Kurt Hamrin l’ala destra della Fiorentina e racconta gli esordi da calciatore “Paolo aveva un fratello maggiore Rossano, il padre era un tifoso della Fiorentina, loro giocavano nella Cattolica Virtus a Firenze. Luciano Moggi era osservatore in Toscana e li segnalò alla Juventus. La madre aveva paura di mandare i figli a Torino, soprattutto per il carattere di Rossano che non si sarebbe adattato facilmente, voleva che i figli restassero a Firenze e pensò di chiedere una cifra spropositata alla Juventus in modo tale da farli desistere, ma il tentativo fu vano, accettarono, Rossano non riuscì ad assecondare i suoi desideri calcistici e tornò a casa per andare a lavorare in fabbrica. Paolo rimase più tempo con i bianconeri, poi ebbe tre gravi infortuni al menisco. Boniperti lo stimava tanto e lo mandò in prestito al Como, la carriera proseguì  in serie B con il Lanerossi Vicenza e ci fu la sua consacrazione. Quello che accade dopo lo sapete tutti con il suo ritorno in campo e la vittoria dei Mondiali del 1982, con i tre gol segnati al Brasile che hanno ribaltato un pronostico a noi sfavorevole e aperto le porte alla finale. Sono qui per l’amore che la gente ha sempre avuto per Paolo, lui ha iniziato a frequentare l’oratorio dove ha iniziato a giocare al pallone, ha frequentato molto i preti, aveva un padre spirituale Don Aimo e quando Paolo andò via mi disse “E ora come faccio senza di lui”. Sono qui per l’amore sempre dimostrato dalla gente in sua memoria, per il suo sorriso, da subito la gente si è dimostrata affettuosa, non potevo non testimoniare il suo mondo e anche adesso a Reggio ho scoperto una città bellissima e sicuramente incontrerò tante persone che durante la mostra che mi mostrerà l’affetto per Paolo.”  Maurizio Insardà ricorda il rapporto di Paolo Rossi con Bearzot, che fu l’unico a difenderlo durante la squalifica per due anni per il calcio scommesse, convocandolo poi in Nazionale e diventando il ragazzo d’oro che manca a tutti noi.

Il tempo lento dell’attesa regala l’immaginazione di quello che vivremo dal 24 aprile al 29 maggio, perché abbiamo tanto bisogno di esempi etici, di leader silenti e sorridenti che vivono oltre la fisicità, per questo e tanto altro Paolo Rossi è un Ragazzo d’oro.

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