Parco Cartella: confronto urgente sulla riqualificazione

Ieri la conferenza del CSOA Cartella sulla riqualificazione del parco a Gallico Marina e la richiesta di un confronto pubblico con istituzioni e cittadini

Conferenza Parco Cartella

Si è svolta ieri, 27 marzo, presso Casa Eutopia in via Vecchia Cimitero n. 13, la conferenza stampa convocata dal CSOA Angelina Cartella per fare il punto sul progetto di riqualificazione del parco “Angelina Cartella” di Gallico Marina.

Un momento molto partecipato e sentito, che ha riunito cittadini, associazioni e realtà del territorio. Il collettivo ha ribadito pubblicamente la propria posizione, chiedendo il rispetto degli accordi presi con l’Amministrazione comunale e rilanciando, al termine dell’incontro, la necessità di un confronto pubblico tra istituzioni e comunità.

Riqualificazione e criticità del progetto

Al centro della discussione vi è il mancato recepimento di diverse proposte avanzate dai frequentatori del parco e dal Centro sociale, che da 24 anni cura l’area in autogestione.

Il progetto, nato come esempio di co-progettazione tra istituzioni e cittadinanza, secondo quanto emerso avrebbe progressivamente perso questa dimensione condivisa. Alcune indicazioni sono rimaste senza risposta, altre non sarebbero state rispettate, pur essendo state inserite nel progetto definitivo.

Tra i nodi principali vi è la mancata previsione di una cantierizzazione a lotti funzionali. Una scelta che, secondo i promotori, rischia di determinare la chiusura totale del parco per mesi, con possibili ritardi già sperimentati in altri interventi urbani.

Una prospettiva che inciderebbe su uno spazio vissuto quotidianamente da famiglie, lavoratori e cittadini e che ospita attività culturali, sociali e artistiche.

Una mobilitazione che parte dal territorio

La conferenza si inserisce in un percorso già avviato. Nelle settimane precedenti, durante un’assemblea pubblica, era stata evidenziata l’assenza di un reale tavolo di co-progettazione e criticato un modello di gestione dei cantieri percepito come distante dalle esigenze del territorio.

Come ha sottolineato Salvatore Miceli di Reggio non tace, l’iniziativa nasce proprio per “rilanciare una serie di istanze che il centro sociale pone al Comune, questioni che riguardano il presente e il futuro del Cartella ma anche, più in generale, il rapporto tra istituzioni, movimenti e territorio”. Un sostegno netto, quello del movimento, che ha ribadito la necessità di un coinvolgimento reale dei soggetti interessati, perché – ha aggiunto – “gli spazi di democrazia si costruiscono insieme, non con decisioni calate dall’alto”.

Il nodo della partecipazione e degli accordi

A ricostruire nel dettaglio il percorso è stata Rosalba Marotta del CSOA, ricordando come il Centro sociale curi il parco “da oltre vent’anni, salvandolo da una condizione di incuria e degrado e contribuendo a farne un polmone verde importante per tutta la città”.

Proprio per questo, quando alla fine del 2023 è emersa l’ipotesi di riqualificazione, è stata avanzata la richiesta di una progettazione partecipata. “Eravamo stati ricevuti dall’allora sindaco Falcomatà e dagli assessori – ha spiegato – e si era raggiunto un accordo: procedere insieme, modificare il progetto definitivo e arrivare a un esecutivo che recepisse le indicazioni condivise”.

Secondo quanto denunciato, però, il risultato finale sarebbe diverso: “Oggi ci troviamo di fronte a un progetto esecutivo rispetto al quale siamo stati quasi del tutto esclusi: alcune indicazioni risultano vaghe, altre sono state negate”.

Particolarmente critica la questione della cantierizzazione: “La scelta di non procedere a lotti comporterebbe la chiusura del parco per mesi. È uno spazio vivo, con tante attività, e non si comprendono le ragioni di una simile decisione, soprattutto in assenza di motivi urgenti”.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la funzione di protezione civile: “Il parco è stato individuato come area di attesa in caso di calamità. Ci chiediamo come questo possa conciliarsi con una sua chiusura prolungata”.

Verde urbano, controllo e qualità dei lavori

Il tema della gestione degli interventi è stato approfondito anche da Alberto Ziparo della Società dei territorialisti/e, che ha evidenziato come “gli abitanti che frequentano e curano quotidianamente il parco siano i più competenti nel conoscerne il patrimonio arboreo”.

Secondo Ziparo, la presenza dei cittadini rappresenta anche una forma di controllo diffuso: “La fruizione continua consente di correggere errori e migliorare la qualità degli interventi”. In questo contesto, ha osservato, emerge un limite strutturale: “Le imprese sono spesso più esperte nell’uso del calcestruzzo che nella gestione degli ecosistemi naturali”.

Da qui la critica alla scelta dei cantieri chiusi: “È prassi richiederli anche per ridurre i controlli, ma è interesse della comunità e dell’amministrazione mantenere l’accessibilità, proprio per garantire vigilanza e qualità dei lavori”.

Spazi, giovani e scelte ambientali

Una riflessione più ampia sul territorio è arrivata da Nando Primerano del CSOA Cartella, secondo cui la vicenda del parco “riflette un modo di operare diffuso, in cui le risorse vengono impiegate senza partire dall’ascolto delle esigenze reali dei cittadini”.

Sulla stessa linea Daniele Cartisano di Legambiente, che ha richiamato il tema degli spazi per i giovani: “Dalle interlocuzioni con i ragazzi emergono due criticità: l’assenza di ascolto da parte delle istituzioni e la carenza di luoghi di aggregazione”.

In questo quadro, la possibile chiusura del parco rappresenterebbe una perdita significativa: “Si rischia di sottrarre un punto fondamentale senza avere certezze sui tempi di realizzazione e sui benefici concreti”.

Cartisano ha inoltre portato l’esempio di altri interventi urbani: “In progetti analoghi si è arrivati al taglio di una parte consistente del patrimonio arboreo, sostituendo alberi con arbusti come la photinia, specie non autoctona”.

Il valore degli spazi vissuti

Il tema della partecipazione è stato al centro anche dell’intervento di Pasquale Pensabene del Gas Oro verde, che ha sottolineato come in città manchino “veri spazi verdi, non semplici aiuole”.

Ma la carenza più profonda riguarda la partecipazione: “Servono cittadini che vivano questi luoghi, che se ne prendano cura e ne assumano la responsabilità. Che si tratti di associazioni, attività culturali o mercati, è fondamentale evitare l’abbandono e il degrado”.

In questa prospettiva, esperienze come quella del parco Cartella rappresentano “forme di partecipazione che costituiscono un bene essenziale per la città”.

Costruire un percorso diverso

A chiudere il dibattito è stato Saverio Pazzano de La Strada, che ha collocato la vicenda in un quadro più ampio: “Il caso del parco Cartella riflette un modello di gestione e una visione politica radicata”.

Richiamando l’esperienza di Piazza del Popolo, dove “dopo un anno e mezzo di assemblee si è riusciti a costruire un percorso diverso”, Pazzano ha invitato a “innalzare il livello del confronto e a insistere in un’interlocuzione pubblica con le istituzioni”.

Verso un confronto pubblico

Dalla conferenza emerge una richiesta chiara: riaprire un percorso di confronto reale tra amministrazione e territorio.

La proposta condivisa è quella di organizzare un incontro pubblico che coinvolga cittadini, associazioni e istituzioni, con l’obiettivo di ristabilire un metodo partecipativo nella gestione del progetto e del futuro del parco Cartella.

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