Patrizia Laquidara ammalia Reggio con Flòrula
Ieri sera al Cartoline After Club di Reggio Calabria, Patrizia Laquidara ha conquistato il pubblico con il tour Flòrula, una delle due uniche tappe calabresi per un concerto memorabile tra racconto, musica e comunità - FOTO E VIDEO
Quando Patrizia Laquidara sale sul palco va oltre il concerto. Il suo live si trasforma in un viaggio narrativo, intimo e collettivo insieme, capace di unire musica, memoria e parole. Ieri sera al Cartoline After Club di Reggio Calabria, la cantautrice e scrittrice siciliana, definita non a caso la “cantastorie contemporanea”, ha costruito un dialogo continuo con il pubblico che ha risposto imparando e intonando ritornelli, entrando dentro le sue canzoni come in un rito.
Flòrula: un ecosistema umano e musicale
Il concerto rientra nel tour di Flòrula, una delle due uniche tappe calabresi – insieme a quella di Polistena – organizzate dal Cartoline Club in collaborazione con Dracma.
Il progetto unisce cantautorato, elettronica e atmosfere evocative, dando forma a un racconto musicale intenso e contemporaneo. Sul palco, insieme a Laquidara, Edoardo Piccolo (sintetizzatori, drum machine e programmazione), Daniele Santimone (chitarra elettrica e violão a sette corde) e Stefano Dallaporta (basso elettrico).
“Flòrula”, termine botanico che indica l’insieme delle specie vegetali di un territorio, diventa nella poetica dell’artista metafora di un ecosistema umano ed emotivo: genealogie e voci femminili, relazioni e comunità. Un disco fatto di memorie personali e corali che si apre a una visione inclusiva, in cui nessuno resta “di fuori”.
Canzoni e storie, tra memoria e identità
Il cuore della serata è stato un continuo attraversamento di storie e simboli. Con “Anna la ciaccaligna”, Laquidara ha evocato una figura radicata nella memoria personale, trasformandola in archetipo universale di resilienza: “Era come se fosse sempre lì sulla soglia ad aspettarci, sapeva tenere insieme il riso e il tragico, la luce e il lutto. Sapeva piegarsi senza mai spezzarsi”.
Una presenza che diventa guida silenziosa: “Non è più soltanto una persona reale, ma una figura universale, una di quelle che ci insegnano come si sta al mondo”.
Accanto a questa memoria, emerge la riflessione sull’identità e sulla libertà interiore, come nel racconto che introduce “La bambina”: “È quella parte di noi che non ha bisogno di chiedere permesso… che inciampa e subito ride, che contiene ogni futuro possibile”.
E ancora, il tema della trasformazione, centrale in “Nuova luce”: “Era un testo difficile, volevo trasformare il buio in qualcosa di luminoso. E una piantina, in cucina, mi ha insegnato come fare: trasformare la luce in nuova luce”.
Non manca la dimensione esistenziale, con “L’equilibrio è un miracolo”, ispirata dal libro “Trattato di Funambolismo” di Petit Philippe: “L’equilibrio si conquista e si perde continuamente. Per trovarne uno nuovo bisogna accettare di perderlo”.
Il viaggio si allarga poi ai paesaggi della vita, dalla Sicilia al Veneto, descritto come spazio fisico e condizione interiore, fino ad arrivare al momento più corale della serata.
Con “Assabenerica”, tra sacro e profano, tra la Vara e la “carnale” Cunizza, il pubblico si è lasciato trascinare nel ritmo della festa popolare, ma è con “Nessuno deve restare di fuori” che il concerto ha raggiunto il suo culmine partecipativo. Un vero e proprio rito comunitario, in cui sala e palco si sono uniti nel canto: “Mannatillu luntanu luntanu / Chistu mali ca camina…” e nel mantra inclusivo: “Nessuno deve restare di fuori”.
Brano, quest’ultimo, simbolo dell’album Flòrula, nato dal romanzo Ti ho vista ieri, contiene al suo interno le storie delle donne della sua genealogia e si apre a una visione più ampia, in cui la comunità si allarga fino a comprendere “tutti i popoli minori del mondo”.
Una visione culturale condivisa: le parole di Francesco Villari
A sottolineare il valore dell’evento, le parole del direttore artistico del Cartoline Club, Francesco Villari, che ha ricondotto il successo della serata alla statura artistica della cantautrice: “Il successo nasce dalla forza di Patrizia Laquidara: dalla sua capacità interpretativa, dalla presenza scenica e da una voce fuori dal comune. È una delle artiste più rilevanti del panorama non mainstream”.
Villari ha evidenziato anche il significato dell’operazione culturale: “Averla qui è stato un onore e un piacere, anche personale data la profonda amicizia che ci lega. È il risultato di un lavoro condiviso, reso possibile dalla collaborazione con Dracma, con cui stiamo costruendo un percorso per portare sul territorio proposte di qualità sempre più alta”.
Una sinergia che ha consentito di organizzare le due tappe calabresi, Polistena e Reggio, e che guarda al futuro: “Vogliamo continuare a fare rete in modo concreto, mettendo insieme realtà positive per offrire appuntamenti culturali di livello e alzare progressivamente l’asticella della nostra programmazione”.
Il Cartoline proseguirà ora la stagione con artisti del calibro di Mauro Ermanno Giovanardi, Jake Walker e Vittorio Nocenzi, oltre alle attività teatrali e agli appuntamenti culturali che caratterizzano la sua identità.
Storie, luoghi e identità dove nessuno resta di fuori
Richiamata a gran voce, Laquidara è tornata sul palco per il bis, chiudendo una serata densa e partecipata. Ha parlato dello Stretto, di Reggio, della Sicilia e del Veneto, cucendo insieme geografie e vissuti. Più che un concerto, un attraversamento: di storie, di luoghi, di identità.
E, soprattutto, la costruzione concreta di uno spazio condiviso in cui davvero “nessuno resta di fuori”.