Prendila così, i dignitosi abbandoni
L'abbandono nelle relazioni: una riflessione sociologica tra memoria, musica e trasformazioni sociali, fino al significato dei "dignitosi abbandoni"
C’è una linea sottile, impercettibile che sorvola spazio e tempo, vaga nell’aria e palpita nei corpi e nella mente, fa sorridere, arrivare, partire e fuggire, diventa il tempo dell’attesa del vissuto e della partenza. E’ il sentimento, l’abbandono, una linea di demarcazione fisica ed emotiva tra due persone e nelle storie d’amore di un uomo e una donna che chiudono un rapporto.
Non ho mai vissuto l’abbandono, l’ho vissuto in altre persone, l’ho spesso ascoltato nei testi delle canzoni. I tempi cambiano con il ritmo delle società che si spersonalizzano, si sfaldano nei rapporti emozionali, in cui la fragilità umana è codificata da influenze di attenzione digitale che fa percepire la donna come un oggetto di possesso, un feticcio di potere travestito e violentato con la parola “amore”. Mi fermo a pensare “In passato esisteva il delitto d’onore.” L’onore di un uomo macchiato dal tradimento della donna, l’onore del marito tradito dalla moglie. Adesso tutto cambia e la debolezza maschile muove la mano assassina, la percezione della mente del “sei mia o di nessuno” e i titoli dei giornali e dei servizi tv echeggiano con il termine “FEMMINICIDIO”.
Quanto è importante la consapevolezza nel lasciarsi, nel chiudere una storia d’amore. Siamo le canzoni e la musica che ascoltiamo e siamo educati emotivamente dai percorsi di vita che dagli anni sessanta conducono ad oggi, nel solco delle famiglie tradizionali, con la mentalità aperta dell’accogliere e del comprendere.
La sera piovosa diventa leggera mentre in una stanza metto un disco sul giradischi e decido di ascoltare la musica e i testi delle canzoni. Con le mani apro la copertina di un long playing e la puntina corteggia il solco in vinile che si lascia accarezzare “Prendila così non possiamo farne un dramma”, immagino questa coppia all’interno di un’auto in sosta in una sera piovosa, con le luci delle vetrine che si infrangono sul parabrezza formando cerchi concentrici colorati.
L’uomo è seduto al posto di guida e lei è al suo fianco che parla con il capo piegato guardando verso il basso “Conoscevi già, hai detto I problemi miei di donna”. Si volta verso di lei quasi a cercare di sfiorarle la mano “Certo che lo so, certo che lo so Non ti preoccupare Tanto avrò da lavorare Forse è tardi e rincasare vuoi” Sembrano centellinare il tempo, vivono gli attimi come se fossero le ultime pagine di un libro da sfogliare. “No, che non vorrei Io sto bene in questo posto No, che non vorrei Questa sera è ancora presto” La città sembra assistere alla scena, quasi come un convitato di pietra che suggella la conclusione di un amore.
“Siccome è facile incontrarsi anche in una grande città e tu sai che io potrei, purtroppo non esser più solo, cerca di evitare tutti i posti che frequento e che conosci anche tu. Nasce l’esigenza di sfuggirsi per non ferirsi di più”. Esiste il rispetto nel non procurare il disagio o il dolore a un amore che va via. L’auto parte e percorre le strade tra i loro silenzi, manca poco per il saluto finale “Lasciami giù qui. È la solita prudenza” scende lentamente e cammina verso casa.
“Prendila così. Non possiamo farne un dramma”. I dignitosi abbandoni.