Protezione civile: la prevenzione come cultura condivisa
Dai professionisti reggini un invito a creare rete sulla protezione civile: scuola, comuni e professioni tecniche per un nuovo modello di sicurezza territoriale
“È da molto tempo che le professioni tecniche – Ingegneri, Geologi, Architetti e PPC, Agronomi Forestali, Geometri e Periti – sia singolarmente sia in forma organizzata, attraverso la Rete delle Professioni Tecniche della Città Metropolitana di Reggio Calabria e la sezione calabrese della STN – Struttura Tecnica Nazionale di Protezione Civile, evidenziano la necessità improrogabile di investire in modo strutturale nella cultura della protezione civile. Una cultura che non può esaurirsi nella risposta all’emergenza, ma che deve fondarsi su prevenzione, pianificazione, conoscenza dei rischi e consapevolezza diffusa”. Esordisce così la nota dei professionisti reggini, a firma del presidente dell’Ordine degli Ingegneri, Francesco Foti, del presidente dell’Ordine degli Architetti, Santina Dattola, del presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria, Giovanni Andiloro, del presidente dell’Ordine degli Agronomi e Forestali, Michele Valenzise, del presidente del Collegio dei geometri, Antonio Misefari, del presidente dell’ordine dei Periti Industriali, Angelo Porgo.
Il ruolo delle professioni tecniche al servizio del territorio
“In questo quadro, i professionisti tecnici hanno più volte manifestato la propria disponibilità a porsi, ciascuno secondo le proprie specifiche competenze ma all’interno di un coordinamento unitario, a servizio della pubblica amministrazione e della popolazione. Un ruolo che – si legge nella nota – va oltre la prestazione professionale in senso stretto e si configura come servizio al territorio, espressione di una responsabilità civile e istituzionale che le professioni tecniche avvertono con sempre maggiore urgenza”.
Le fragilità del sistema locale di protezione civile
Tuttavia, di fronte alle recenti allerte meteo di particolare intensità, “emerge ancora una volta una fragilità strutturale del sistema locale di protezione civile. Fatta eccezione per alcune amministrazioni comunali che stanno intervenendo con azioni mirate, come la protezione dei litorali e il presidio delle aree più esposte, il quadro generale – proseguono i professionisti – continua a riproporre risposte standardizzate: chiusura delle scuole e comunicazioni comportamentali generiche, spesso non calibrate sulle specificità territoriali.
Indicazioni che, nella maggior parte dei casi, non appaiono chiaramente riconducibili ai Piani Comunali di Protezione Civile, strumenti che dovrebbero rappresentare l’ossatura operativa della gestione del rischio ma che risultano troppo spesso sconosciuti alla popolazione e relegati a un adempimento formale, anziché essere strumenti vivi, condivisi e praticati”.
Dalla gestione dell’emergenza alla pianificazione preventiva
“Questa condizione conferma, ancora una volta – continuano i professionisti reggini – come senza un reale coinvolgimento delle competenze tecniche e senza un investimento serio e continuativo sulla pianificazione e sulla comunicazione del rischio, ogni evento meteo significativo continui a coglierci impreparati, costringendo le istituzioni a rincorrere l’emergenza anziché governarla. Una fragilità che non è solo organizzativa, ma profondamente culturale. Non a caso, a livello nazionale, le esperienze più efficaci in materia di protezione civile sono quelle che hanno investito sulla formazione diffusa e permanente, a partire dal mondo della scuola. Il Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, promuove da anni programmi di educazione alla prevenzione, esercitazioni scolastiche e campagne di informazione come “Io non rischio”, dimostrando come la conoscenza preventiva riduca il panico, migliori i comportamenti individuali e rafforzi il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni”
Da queste buone pratiche “emerge con chiarezza una direzione strategica: la protezione civile deve diventare un argomento strutturale nei percorsi scolastici, non un’iniziativa episodica legata a singoli progetti o a contingenze emergenziali. Studiare il rischio idrogeologico, sismico, costiero e incendiario del proprio territorio, conoscere i Piani di Protezione Civile comunali, partecipare a simulazioni ed esercitazioni significa formare cittadini consapevoli, responsabili e capaci di reagire in modo corretto alle emergenze”.
Un protocollo territoriale scuola–Comuni–professioni tecniche
In questa prospettiva si colloca la proposta “di un Protocollo territoriale scuola–Comuni–professioni tecniche, finalizzato a rendere stabile e sistematico il rapporto tra formazione, pianificazione e competenza tecnica. Un protocollo che preveda l’inserimento di moduli di educazione alla protezione civile nei percorsi di educazione civica, il coinvolgimento diretto delle amministrazioni comunali e il contributo qualificato delle professioni tecniche, anche attraverso la Struttura Tecnica Nazionale e la Rete delle Professioni Tecniche.
Le professioni tecniche possono offrire un supporto determinante nella lettura dei rischi territoriali, nella comprensione delle mappe di pericolosità, nella traduzione dei Piani di Protezione Civile in strumenti comprensibili per studenti e cittadini. Le scuole possono diventare il luogo privilegiato della diffusione della conoscenza e della sperimentazione di comportamenti corretti. I Comuni possono rafforzare la propria capacità di pianificazione e comunicazione, trasformando i piani da documenti statici a strumenti realmente operativi”.
La protezione civile come patrimonio collettivo
“Solo attraverso questa alleanza strutturale – conclude la nota – sarà possibile superare l’approccio emergenziale che da troppo tempo caratterizza la gestione del rischio e costruire una governance preventiva della sicurezza territoriale.
La protezione civile, così intesa, non è un tema tecnico per pochi, ma un patrimonio collettivo di conoscenze, responsabilità e comportamenti, indispensabile per la tutela delle comunità e per uno sviluppo realmente sostenibile dei territori”.